Azzoppare il cavallo stando in sella

La giornata di oggi per me è particolare, festeggio i miei 43 anni di lavoro dipendente, anche se al momento sono, felicemente, disoccupato naspato mantenuto in equilibrio  con l’ausilio di un ammortizzatore sociale.  Ancora per poco, tra qualche mese percepirò il mio reddito da pensione che, spero finché campo, distribuirò ai fornitori di servizi per la sopravvivenza. Anche quest’ondata di crisi dovrei averla superata.

Rifletto che certe percezioni mi giungono in momenti particolari, coincidenti con date personali che nulla hanno a vedere con la storia. In un’altra data, quella del mio compleanno anagrafico,  scrivevo di crisi mettendo in guardia da incipienti segnali inflattivi. Cosa è avvenuto in questi mesi per farmi tornare sull’argomento?

Delle bollette telefoniche e pay tv, passate da mensili a 28 gg, dicevo nell’articolo citato, poi c’è stato l’intervento dell’autorità per l’energia che ha abbassato il prezzo del gas ed aumentato quello dell’elettricità, chiaramente in periodo estivo quando l’uso del gas diminuisce e quello elettrico aumenta. Di questi giorni invece la scoperta che la TARI in molti comuni è stata gonfiata, naturalmente a danno degli utenti. Si aggiunga a questo l’aumento del costo dei conti correnti bancari che, unitamente alla tassa sul risparmio, da modo  agli istituti di credito di restituire un importo inferiore a quanto versato dal correntista. Segnali inflattivi e al tempo stesso deflattivi (aumento dei costi e diminuzione del capitale).

La deflazione per l’economia è un dramma, lo si sa, durante un periodo deflattivo gli acquisti vengono posticipati in attesa di ulteriori diminuzioni di prezzo, al tempo stesso i creditori diventano insolventi poiché non incassano. Davanti a questa eventualità che avrebbe trascinato in un baratro l’economia europea, la BCE da due anni ha messo in atto uno strumento chiamato Quantitative Easing, ovvero ha iniziato ad acquistare titoli di stato allo scopo di calmierare il mercato del denaro, con lo scopo di consentire agli Stati di contenere il debito per interessi (nel 2011 da noi si arrivò a tassi del 9% per CCT e BTP, il che vuol dire raddoppiare il capitale da restituire in 7 anni). L’acquisto da parte della BCE di titoli di stato ha immesso liquidità nel sistema oltre a permettere un considerevole risparmio per interessi passivi.

Com’è ovvio i debiti vanno pagati, questo lo sa ogni debitore e gli stati membri dell’Unione Europea sono debitori della BCE. Ogni debitore sa che potrà far fronte più facilmente al proprio impegno se le proprie entrate sono in crescita. Per chi produce beni e deve restituire un prestito, una maggiore produzione e una maggiore commercializzazione significa maggiori entrate e più facilità nella restituzione del debito (ecco la ripresa). Una maggiore produzione di beni e un aumento dei guadagni, per lo Stato rappresenta un maggiore introito erariale e quindi maggiore facilità nel pagamento del debito. Un aumento dello 0,5% del PIL vuol dire svariati milioni di €uro nelle casse statali. Le bollette a 28 gg, le TARI gonfiate, il costo dell’energia elettrica e del gas che seguono l’andamento stagionale, con i loro aumenti si trasformano in maggiori oneri per tutti e quasi non ci si accontenta più del termine ripresa,  tra poco si parlerà di boom. Senza considerare che il caffé a € 1,10 (prima era a 1 malgrado il prezzo del grezzo fosse in calo), il barbiere che ha aggiunto 1 € al tariffario base, i pomodori pachino passati da 2,20 di settembre ai 3,90 di ottobre per ridiscendere a 2,90: insomma incrementi di prezzo tra l’8 e il 15% (al resto ci penserà l’ISTAT).

In soldoni di marca €/BCE cosa significa? Vuol dire che questa è una pompata inflazionistica che tanto più sarà maggiore tanto più agevole renderà la restituzione del debito. Ma un’inflazione superiore al 2% allo stato attuale non è ben vista dalla BCE che ha attivato il salvataggio del QE per impedire un effetto deflattivo e rientrare del capitale prestato. Se dovesse innescarsi una spinta inflattiva superiore alle attese (il famoso 2% dell’intera area EU) la BCE rientrerebbe in possesso di un capitale con un potere d’acquisto inferiore alle attese mentre il QE è a tasso nullo.

In definitiva le nostre bollette e la loro cadenza che potrebbero essere regolamentate per legge vedono contrapposti due diversi interessi: quello dello Stato che con gli aumenti incamera maggiori entrate e quello della BCE che con un ritorno alla normalità vedrebbe i suoi soldi rientrare con lo stesso potere d’acquisto iniziale. Chissà forse diventeremo tutti tifosi di Draghi, malgrado non sia la sua una carica politica e occupi il suo posto in virtù di un concorso, basti guardare ad alcuni partiti che erano contrari all’€uro promettendone l’abbandono e ora limano i programmi e scartavetrano i simboli  chiedendo più voce in capitolo malgrado la sonnolenta presenza all’Europarlamento.

 

Le pericolose tute blu

Cattura da L'Eco di Bergamo
(immagine dal sito dell’Eco di Bergamo)

Qualche giorno fa l’Eco di Bergamo ha condiviso su facebook il post di un articolo riguardante una rissa nei corridoi e sottopassi della stazione ferroviaria. Come di rito i commenti degli utenti erano quasi tutti a senso unico, contro gli stranieri.

L’indignazione negli ultimi tempi, sapientemente manipolata da politici da strapazzo e da mass media che hanno saputo far lievitare il demone della paura, oramai ha il volto scuro degli stranieri. Un demone che serpeggia per l’Europa uniformando le fobie di siciliani e austriaci, tanto da suggerire al partito degli spaventapasseri di far sparire dal proprio simbolo la parola Nord, troppo pesante per raccogliere i frutti della semina demoniaca effettuata in tutt’Italia.

Eppure basterebbe un poco di cervello per chiedersi come mai ci siano fenomeni di violenza nei luoghi in cui si intersecano le linee ferroviarie e migliaia di persone, per notare l’assenza di organi di vigilanza dello Stato.

Basta andare con il ricordo a qualche anno fa, quando i treni trasportavano centinaia di migliaia di lavoratori dalle periferie al capoluogo (che fosse Roma, Milano, Perugia o Catania dappertutto era così), in quasi tutte le stazioni ferroviarie c’era la POLFER, gli scossoni degli anni ’60/’70 erano ancora vivi nella memoria, le ferrovie erano un punto nevralgico della vita del paese e se qualcosa non andava per il verso desiderato, le stazioni e le linee ferroviarie venivano occupate per protesta. Ricordo la vetrata della Stazione di Milano Lambrate che periodicamente rifaceva la porta a vetro del gabbiotto di controllo perché una tuta blu, educatamente, bussava con la chiave inglese prima di entrare. Più in la, verso Bologna qualcun altro metteva bombe. La Polizia Ferroviaria controllava nodi importanti del territorio, interveniva o comunque faceva sentire la sua presenza dentro e fuori dalle stazioni (tranne nelle gallerie e nelle sale d’attesa).

Stazioni e linee ferroviarie hanno smesso di essere punti nevralgici e non corrono più alcun pericolo? A leggere quel titolo, e ripensando ai tanti eventi a danno di passeggeri e personale viaggiante di Trenitalia, non si direbbe proprio. Ha senso lasciare che l’opera di prevenzione del crimine venga affidata al pressapochismo di agenzie private di vigilanza?

Torno indietro e cambio vita

Sto vedendo un film su TIMVISION, quello del titolo del post , e mi chiedo che senso ha vedere un film prodotto dalla RAI, a cui verso un canone, su una piattaforma privata? Penso (credo) che quanto verso con l’imposta per il possesso di mezzi audiovisivi, sia servito a produrre questo film o altri lungometraggi che posso vedere su SKYCINEMA, ma che gli stessi non posso visionarli sui canali RAI, a cui do il mio contributo economico.

Certo non sono solo io a dare il contributo, siamo tutti noi, sia che si sia o meno abbonati a SKY o TIM, paghiamo un canone e contribuiamo alla produzione di film che non potremo vedere a meno che non si faccia un abbonamento (o due) a parte.

Già così dovrei dirmi fortunato per il fatto di potermi permettere i due abbonamenti, ma il senso di solidarietà verso chi a malapena riesce a far fronte alle bollette per l’energia elettrica, non mi fa stare in pace con me stesso e con il sistema subdolo di finanziamento che è stato innescato dalla RAI e dallo Stato che la amministra/gestisce/occupa.

Rendiamoci conto che i film prodotti dalla RAI, il disoccupato, il cassintegrato, il pensionato al minimo …. e tutta la folla di avanziani (gli avanzi esclusi dal sistenma), non li vedrà mai malgrado dia un contributo. Un contributo per il superfluo versato da chi non ha l’essenziale.

Mi chiedo se questo sia “senso di giustizia,” ovvero di giusta amministrazione dei soldi (contributo) di tutti, e se sia economicamente corretto prendere a Maria, che fatica a coniugare il pranzo con la cena malgrado due lavori a part time, per consentire a chi come me può permettersi di spendere una ventina di €uro al mese per vedere un film che Maria non potrà mai vedere, malgrado abbia contribuito (in misura percentuale altissima) alla sua produzione.