Quando inizia la guerra di secessione?

DSC_0054(la spaccatura della linea Insumbrica delle piattaforme europea ed africana)

Con la crisi iniziata nel 2007, che ha scoperchiato la pentola dei crediti spazzatura che ancora stanno nella pancia di bad banks (e non solo), e la successiva ondata speculativa sui paesi mediterranei a rischio insolvenza, la scelta è stata quella di bruciare un’intera generazione, la meglio titolata in termini scolastici e impossibilitata ad inserirsi nel mondo del lavoro. Noi ne siamo i padri, ovvero quelli che a nostra volta sono i figli del baby boom dei 15 anni post bellici. Siamo anche quelli che si sono ritrovati ventenni tutti insieme nelle piazze degli anni tra il 1968 e il 1977 con un ricambio continuo. Piazze in cui ci si autosostituiva man mano che qualcuno “andava per età” o perchè “era già dottore”. Insomma per uno che usciva dalle piazze o dalle scuole per entrare nel mondo del lavoro, ne arrivava un altro, a volte due. Poi tutti insieme con scadenze ravvicinate ci si è ritrovati in età di pensione scoprendo di essere ancora giovani a 55/60 anni mentre i figli eran cresciuti e non riuscivano a trovare uno sbocco lavorativo. Non c’era più il ricambio della piazza ma i ricambi forniti dalla mamma. Al tempo stesso il sistema pensionistico che prometteva una rendita dopo 35 anni di lavoro era stato dissanguato, anche per il tentativo di svuotare le piazze della protesta degli anni 70, ed ha elargito pensioni a cani e porci. Si era innescato un sistema di clientelismo politico teso a perpetuare il potere, che dissipava risorse coltivando la malapianta delle raccomandazioni.

Se Guccini cantava delle osterie (stanze/piazze) che si svuotavano, De Andrè rammentava che in quegli anni vigeva una sorta di diritto di prelazione sul posto di lavoro del padre. Intere famiglie lavoravano insieme nelle grandi aziende tra gli anni 70 e il 2010 e spesso i figli venivano cooptati perchè il padre era un gran lavoratore. Ma il capitalismo si nutre di capitale, anche capitale umano che negli ultimi 40 anni è diventato risorsa umana, al pari di una risorsa vegetale o minerale e nella filiera della lavorazione, si sa, ci sono degli scarti che si tenta di ricuperare per ottimizzare la produzione. Nel tempo la risorsa umana è diventata cassintegrata, esubero, mobilità, avanzo. L’innalzamento progressivo dell’età pensionistica, iniziato sul finire del ‘900, non bastava, occorreva una scossa di cui, seppur malvolentieri e con mille maledizioni e dissertazioni, tutti abbiamo dovuto accettare, per avere la garanzia (o la speranza) di vedere mantenute le promesse pensionistiche (sia chiaro: le pensioni bisogna pagarle non prometterle). La Lega effettuò anche una raccolta firme per un referendum abrogativo della Legge Fornero che dalla mattina alla serà aveva innalzato l’eta di vecchiaia lavorativa a 68 anni, e a 43 gli anni di contribuzione necessari per andare in pensione anticipatamente. In tanti anche di sinistra, pur non condividendo la linea politica della Lega, ci si recò in comune a firmare, non se ne fece nulla per un cavillo giuridico (di cui si era a conoscenza), gettando però le basi per ottenere il consenso necessario a riportare la Lega nella stanza dei bottoni (dove stava sino al 2011).

L’altra forza attualmente al governo, cresciuta nelle platee teatrali di Beppe Grillo, nell’ultimo decennio ha fatto perno sulla forza degli esclusi dal lavoro, figli di vecchi ancora giovani e smaniosi di mantenere uno status vitale consolidato dai padri. Messe insieme le due entità stanno cercando di risalire un torrente con un canotto di gomma, non rendendosi conto che in democrazia un canotto per risalire un torrente necessita non solo di forza ma anche di acqua e che per sua natura un torrente non è un fiume con una portata minima costante (o quasi). Per risalire un torrente occorre essere salmoni e non gommoni.

In passato, fenomeni di inoperosità giovanile han trovato sbocco in guerre che, seminando lutti a destra e a manca, hanno scremato le società dagli esuberi umani. Anche quella di questi anni è stata una guerra, combattuta a livello economico tra gli stati. Come ogni guerra ha però mietuto vittime anche tra i civili, ovvero tra chi non c’entrava nulla con la finanza. I suicidi per disperazione in primo luogo, ma anche tra gli innumerevoli casi di omicidi familiari, tanti sono stati perpretati a causa di difficoltà economiche. La guerra economica è stata l’alternativa ad una guerra armata contro un fantomatico nemico esterno, probabilmente giudicata inattuabile o quantomeno meno redditizia. D’altronde oggi a quali guerre tra stati assistiamo? Anche le due Coree cercano un tavolo d’incontro e le super potenze USA, Russia e Cina non sono da meno. Dal 1989, con l’abbattimento del muro di Berlino, invece assistiamo impotenti a una marea di guerre civili che in molti casi han visto disgregarsi in stati e staterelli intere nazioni. Penso alla ex Jugoslavia, ma anche all’URSS e all’ex impero sovietico sino a Libia e Siria. Le rivoluzioni che nel secolo scorso vedevano prevalere all’interno di uno stato una parte, oggi, quando avvengono, non conoscono vincitori e si trascinano in guerre fraticide per stabilire chi avrà il sopravvento. Intanto altri commerciano in arsenali di morte traendone guadagno.

L’Italia, che non riesce a trovare una via d’uscita serena dalle crisi, che si affida a chi promette mirabolanti e fantasmagoriche soluzioni, non avendo un nemico esterno contro cui schierare il suo esercito, potrebbe ritrovarsi in una condizione di guerra civile o di smembramento?

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Ricordo che il 28 marzo di quest’anno, ero andato a fare un’escursione al Sasso Pelo. Due le caratteristiche del luogo: una geologica, in quanto è visibile la spaccatura a V della Linea Insubrica, originata dallo scontro tra le placche tettoniche europea e africana; l’altra è che per giungervi si passa da Domaso, luogo natale di Gianfranco Miglio, che fu considerato a lungo l’ideologo della Lega Nord. Mentre ascoltavo le parole della guida, in quei giorni di fermenti per la formazione di un nuovo governo, appena sentito il nome Miglio ho intuito che malgrado ci fossero in corso trattative tra il PD e il M5S e tra questi e la Lega, alla fine sarebbe venuto fuori un governo giallo-verde, ovvero l’unico che, unendo la furbizia di Salvini alla impreparazione Di Maio, avrebbe potuto realizzare il sogno indipendentistico del prof. Miglio, come sancito ancora dall’articolo 1 dello Statuto della Lega, che ha cancellato la parola Nord solo dal simbolo e non ha cambiato l’art. 1 in cui ribadisce che “ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”, e i successivi articoli in cui si disegna la federazione della padania con le “… Nazioni costituite a livello regionale in forma di associazioni non riconosciute .. ” che ne farebbero parte con diritto di Sovranità. Se una cosa la si prevede statutariamente significa che il suo perseguimento è l’obiettivo finale e non parole buttate al vento.

Difatti come supponevo allora, ancor oggi dopo 150 giorni di governo, l’incapacità e l’impreparazione dei pentastellati gioca tutta a favore dell’idea indipendentista della Lega, il cui scopo ultimo è quello del suo statuto, separare le “nazioni” del nord Italia dal resto. Per ottenere il risultato sta utilizzando la leva dell’approvazione di una legge finanziaria (o DEF) che ci farà sanzionare dall’Europa, mentre gli alleati pentastellati, incanalati a dovere, cercano lo scontro con il Quirinale. Obiettivo è far chiamare fuori l’Italia dall’UE, il che a breve porterebbe a una crisi del governo senza crisi di governo (ci stanno abituando ad ascoltare e dire una cosa e il suo opposto) perchè la crisi sarebbe ben accetta alla Lega (forte dei sondaggi che la avvalorano del 36% a livello nazionale), ma non è ben vista dai 5stelle che mai più si ritroveranno in Parlamento in numero così ampio. Il Presidente a questo punto si troverebbe a gestire una crisi contro una maggioranza che vorrebbe continuare a malgovernare. In altre parole si avrebbe una spaccatura tra forze Presidenzialiste, forze autonomiste/sovraniste e forze antipresidenzialiste. Come verrà divisa la torta, pardon, l’Italia?