La triste Italia del rancore

Una statistica di qualche mese fa evidenziò come noi italiani siamo diventati un popolo pieno di rancore, gli uni verso gli altri, complice una campagna fraudolenta di paura, siamo intolleranti con tutti ma in modo particolare con gli stranieri, seppure a livelli diversi. Poco con quelli sorridenti e con il portafogli turistico a fisarmonica, molto di più verso quelli che svolgono i lavori che i nostri giovani rifiutano, o peggio, se tendono una mano chiedendo aiuto. Il massimo dell’intolleranza viene manifestata con chi non ha un lavoro. Quest’intolleranza in alcuni casi si è macchiata di veri e propri crimini razzistici, ma viene sminuita nella sua essenza da chi dovrebbe garantire la pacifica convivenza.

Se sino ad un anno fa alcune frasi venivano solo scritte e lette da un manipolo di sfaccendati che sfogavano le loro frustrazioni su una tastiera, oggi non solo continuano e si moltiplicano sui social media, ma trovano spazio nei discorsi da bar, facendo eco a quello che dice il loro capo carismatico, un certo Matteo Salvini, uomo senz’arte ne parte se non una retorica scadente che fa presa grazie alla sua sfrontata volgarità.

Qualcosa è avvenuto e sta accadendo sotto i nostri occhi per consentire a gente di questa risma di essere al potere. Una società rancorosa li ha eletti, una società corrosa dalla crisi che dopo essere stata economica è diventata crisi morale. Gente senza più niente in cui credere se non annotare in maniera minuziosa quel che gli manca, che non è di sicuro il pane ma il tempo per vivere.

Autore: Paolo Popof

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

22 pensieri riguardo “La triste Italia del rancore”

  1. Ciao Paolo. Sono rimasta in silenzio sui social sui fatti che sono accaduti in questi giorni. Ho ricevuto tante richieste di risposta in merito alla vicenda di Carola e ho declinato le domande perché su Quora non ho voglia di espormi e di far intendere di che partito sono. In più non ho neanche voglia di analizzare tutta la normativa e di capire chi ha ragione e chi ha torto, perché comunque sia siamo in una situazione in cui la legge può fare poco di fronte alla vita umana (pensa alla legittima difesa e a chi si schiera a favore della sua tutela).
    Però. Al di là di quello che è successo, questo primo anno di governo ha fatto emergere un dato allarmante: l’ipocrisia in cui vive l’intera Europa. Salvini può aver sbagliato, ma dalle sue azioni è emerso quanto la nostra Italia sia stata lo zimbello in materia di immigrazione. Proprio dalle azioni di Salvini abbiamo potuto constatare con certezza che un’intero continente volge le spalle ad un problema i cui trattati lo considerano comune a tutti i Paesi, dall’Italia alla Polonia, dalla Norvegia alla Germania. I rifiuti delle altre nazioni di accogliere le navi e di fungere da hot spot è la palese dimostrazione del “armiamoci e partite”, del “fate voi che noi vi supportiamo moralmente”. Si, esistono delle leggi (che a mio parere andrebbero assolutamente cambiate), ma è emersa un’Italia indebolita negli anni che ha sempre detto di sì a qualsiasi cosa abbia imposto l’Europa. E quando qualcuno decide di restituirle un ruolo, subito le critiche giungono da ogni dove, ma soprattutto giungono da quegli stessi Paesi che respingono alle frontiere persone che stanno davvero male (ricordi la gendarmerie che a Ventimiglia riportano i migranti con le camionette?).
    Non passa giorno in cui non escono fuori scandali che coinvolgono onlus, associazioni ed enti no profit nati per lucrare sulla pelle dei migranti. Non passa momento in cui non esce fuori un caso in cui dei famosi 35 euro ad un migrante ne vengono dati a malapena 10. Si risolve così la questione dei migranti? Attaccandoci o affrontando le nostre milizie? Si affronta così rifiutandosi di accogliere quando bisognerebbe dimostrare maggiore empatia e sensibilità verso queste vite umane?
    Non voglio idealizzare Salvini, però proprio adesso mi sono resa conto di quanto sia falsa l’Europa con il suo buonismo da quattro soldi. E di quanto siano falsi coloro che difendono a tutti i costi l’accoglienza per il proprio tornaconto economico.
    Non ho rancore per chi viene qui a cercare una vita migliore. Li vedo davanti ai supermercati. Spesso mi capita di donare loro vestiti o roba da mangiare. Mi fa pena quella ragazza che tutti i giorni sta all’uscita del negozio e ti saluta con un sorriso a 32 denti. Però sono arrabbiata con l’Europa che si dimostra ogni giorno ipocrita e miserrima. Può darci tutta la flessibilità economica che vuole, ma se rifiuta di affrontare il problema, se si schiera dalla parte di Carola che ha speronato la GdF (prova a farlo tu ad un posto di blocco), perdonami ma non mi sento di essere una cittadina dell’UE.

    I frustrati da tastiera e i telecronisti da bar dello sport (entrambe le categorie, i buonisti e gli haters) sono persone che non hanno neanche la minima cognizione di quello che i trattati dicono in materia di immigrazione. Parlano senza causa, senza sapere il lavoro che ci sta dietro una decisione presa di comune accordo con l’Europa. Gli haters odiano a prescindere, ma i buonisti sono i primi che, se vedessero uno tendere la mano al supermercato per chiedere soldi, ci sputerebbero volentieri sopra. Dovrebbero avere l’intelligenza di rimanere muti.

    1. quando quattro anni fa la Germania accolse un milione e mezzo di profughi siriani, giunti via terra, non mi risulta che l’Italia si sia fatta avanti per chiederne la redistribuzione europea, e neppure lo fece la Germania, un po’ più seria di noi nel rispettare gli accordi europei liberamente sottoscritti, e per noi proprio dal governo Berlusconi-Lega.
      e oggi noi facciamo queste sceneggiate ridicole per qualche decina di profughi e immigrati clandestini, che non sappiamo distinguere, e che del resto, se correttamente integrati, sarebbero la manna del cielo in un paese in caduta libera demografica, che perde centinaia di migliaia di abitanti l’anno.
      ma quanti sanno che, se ci fosse la redistribuzione europea dei profughi l’Italia dovrebbe accoglierne di più di quelli che ospita adesso?
      è triste quando non ci si rende conto quanto le proprie libere opinioni sono manipolate da una informazione assurdamente tendenziosa come quella che circola in Italia.

      1. Infatti. Per questo dico che le persone dovrebbero tacere prima di schierarsi contro o a favore di un ministro. Si, se guardiamo i trattati l’Italia dovrebbe accogliere più profughi di quanto lo stia facendo ora, ma l’atteggiamento della Sea Watch non è accettabile. Non parlo dell’invasione, dello sconfinamento, ecc… ecc… Parlo dell’affronto ad un corpo militare. Ok, non erano navi da guerra quelle della Finanza, ma l’affronto è stato inaccettabile. Mi perdoni il pensiero tendenzioso.

    2. Ritengo che sarebbe più produttivo un Salvini partecipe dei tavoli di discussione piuttosto che sbeffeggiatore su you tube o nei vari talk show. Certo i tavoli di trattativa europei non portano i consensi di cui necessita, gli interventi sui media viceversa producono effetti tangibili.

      1. scusa, Paolo, se uso lo spazio aperto di una risposta a te, per rispondere in realtà ad Aida, che spero mi legga…, ma nel blog hai lasciato le impostazioni standard wordpress sulle code dei commenti, ammesse fino ad un massimo di 3 battute.

        cara Aida,
        grazie della risposta: altro che perdonare il pensiero tendenzioso, lo apprezzo.
        ma a condizione che sia davvero tale, mentre mi è insopportabile la ripetizione di frasi fatte fatta passare per originale anticonformismo.
        e chiedere di tacere sulla politica migratoria di Salvini nel momento stesso in cui le si esprime consenso non mi pare il massimo della logica.
        sull’atteggiamento della Sea Watch, prima di giudicarlo inaccettabile (e qualche dettaglio potrebbe anche esserlo), giudico inaccettabile quello di un governo che trasforma in un reato salvare delle persone che stanno annegando.
        non credo che questa idea debba essere taciuta, visto che appartiene ad alcune scelte non negoziabili, dico anche io, di solidarietà e semplicemente umanità, vecchie di migliaia di anni.
        non sarà un cafoncello incolto, mascotte alla nutella della parte più misera del nostro popolo, a cambiare la cultura dei millenni e a cancellare la filantropia che dagli antichi filosofi greci è entrata nel cristianesimo ed è l’essenza stessa dell’Europa.
        certo, a lui può piacere di più un leader politico che è stato un agente del KGB e che ci dice, da par suo e del suo compare, che questo nostro mondo europeo è crisi e che sono meglio i governi autoritari da cui proviene, ma io credo ancora al valore di metafora del detto: non guardare la pagliuzza nell’occhio della Sea Watch, guarda la trave nell’occhio di Salvini e del governo italiano.

    3. cara Aida,
      grazie della risposta: altro che perdonare il pensiero tendenzioso, lo apprezzo.
      ma a condizione che sia davvero tale, mentre mi è insopportabile la ripetizione di frasi fatte fatta passare per originale anticonformismo.
      e chiedere di tacere sulla politica migratoria di Salvini nel momento stesso in cui le si esprime consenso non mi pare il massimo della logica.
      sull’atteggiamento della Sea Watch, prima di giudicarlo inaccettabile (e qualche dettaglio potrebbe anche esserlo), giudico inaccettabile quello di un governo che trasforma in un reato salvare delle persone che stanno annegando.
      non credo che questa idea debba essere taciuta, visto che appartiene ad alcune scelte non negoziabili, dico anche io, di solidarietà e semplicemente umanità, vecchie di migliaia di anni.
      non sarà un cafoncello incolto, mascotte alla nutella della parte più misera del nostro popolo, a cambiare la cultura dei millenni e a cancellare la filantropia che dagli antichi filosofi greci è entrata nel cristianesimo ed è l’essenza stessa dell’Europa.
      certo, a lui può piacere di più un leader politico come Putin che è stato un agente del KGB e che ci dice, da par suo e del suo compare, che questo nostro mondo europeo è crisi e che sono meglio i governi autoritari da cui proviene, ma io credo ancora al valore di metafora del detto: non guardare la pagliuzza nell’occhio della Sea Watch, guarda la trave nell’occhio di Salvini e del governo italiano.

      1. Grazie a lei per il confronto. Abbiamo due opinioni distinte ma molto diplomatiche che non si fermano al semplice odio o buonismo millantato senza sapere nulla, giusto per fare figura. Beh, diciamo che sarà tutto fumo e niente arrosto, l’anno scorso si parlava di recensire gli zingari e poi non se ne è fatto nulla… rimango dell’idea che, nel bene o nel male, ci siamo resi conto in che Europa viviamo.

  2. Sono d’accordo con ciò che scrivi e quanto dice Aida. Il problema non è l’Italia o l’Europa in se’, ma sono le persone che sono diventate ottuse, che si perdono sui cell. e sui social come se non ci fosse altro. Non essendoci più lo scambio di parole o sguardi si perde il contatto umano. Di conseguenza hanno paura di affrontare la realtà e diventano diffidenti, rancorosi e preda di chi urla più forte. Posso continuare ad essere ottimista? Credo di sì fino a che ci saranno persone che ragionano con la propria testa, come te.Ciao

  3. Scusa se intervengo ancora, ma vorrei dire che tutte quelle navi che fanno sbarcare i migranti sulle nostre coste, salvano sì delle vite dall’annegamento, ma non le salvano nel vero senso della parola. Ce le scaricano qui e…arrangiatevi. Salvare una persona, chiunque essa sia, per me vuol dire ridarle dignità, invece così ci troviamo della povera gente, la cui maggior parte è veramente disperata, sbattuta, lasciata sola e senza un futuro e lasciare anche noi, soli, alle prese di una situazione insostenibile.

    1. Io penso che per venire via dal luogo in cui si vive si faccia una gran fatica, non è di sicuro una corsa all’oro quella dei profughi odierni, è gente che fugge da situazioni drammatiche. Cercano di fuggire con ogni mezzo, il mare ne ha ingoiati migliaia, eppure continuano a fuggire, non hanno nulla da perdere eccetto una vita grama.
      Certo se una volta qui vengono lasciati soli e senza prospettive di futuro … ma perché sono state bloccate situazioni positive come quella di Riace e nulla viene fatto contro lo sfruttamento del caporalato nelle campagne?

  4. concordo solo in parte, Paolo. Di lavori non schiavistici che i nostri ragazzi non voglion fare non ne conosco. Conosco tanti italiani disperati perché senza lavoro. Tempo fa mi ha fermato per strada un poveretto che mi ha supplicato “Signoruzza, mi faccia lavorare, faccio tutto, so fare tutto!”. Condanno ogni atteggiamento razzista. Non siamo mai stati razzisti, in linea di massima, per cui se molti oggi lo diventano dobbiamo cercarne le motivazioni. La nascita di questi atteggiamenti risale a tempi lontani, e a governi di ogni colore, che non hanno mai dato alla gente la sensazione che si facesse qualcosa per loro, in piena crisi economica. L’attuale governo forse interpreta un sentimento che ha radici antche. Si diventa rancorosi quando i soldi scarseggiano, si diventa corruttibili quando lo stipendio è troppo basso; e si fanno i conti in tasca a tutti, anche agli immigrati di ogni colore.
    Detto questo, la crisi è etica, hai ragionissima. Avere un’altra etica significherebbe uscire dalla crisi economica, abbattere il caporalato e accogliere in modo dignitoso.

    1. Sono d’accordo con te e non lo sono. Mi spiego meglio. 40 anni fa cercavo lavoro, l’impiegata del collocamento offrì a due ragazzi senz’arte ne parte, la possibilità di un posto da operaio, una retribuzione da 180.000 £ al mese, lo rifiutarono. Io presi l’offerta al volo. Denunciai lo smarrimento del libretto di lavoro dove figuravo con il mio titolo di studio, approfittai del fatto di essere siciliano e quindi reputato quasi analfabeta, ottenni un nuovo libretto con la Va elementare e cominciai a lavorare. Non ho sentito rancore nei confronti dei due che avevano rifiutato quel posto di lavoro che per me significava indipendenza economica. Tre giorni dopo l’ottenimento del mio primo lavoro ho scioperato, intorno a me c’era troppa gente con la silicosi, non potevo non essere solidale, Avevano ragione i due ragazzi a rifiutare un lavoro da cani o io che mi piegavo al volere del mercato del lavoro per 180.000 £ con rischio silicosi compreso nel prezzo?

      1. I nostri ragazzi devono cogliere le occasioni.
        Noi siamo cresciuti con l’inflazione galoppante al 20%, siamo riusciti comunque a trovare una strada, abbiamo attraversato 40 anni di crisi senza rinunciare a mantenere un’etica.
        Giorni fa parlando a un parente dicevo “la crisi attuale mi ha rovinato” e tra me e me ridevo, perché anche in piena crisi deflattiva ho colto delle opportunità. Ai miei occhi però sarei un ipocrita se mi lamentassi delle tasse.

  5. Tu dici che siamo rancorosi verso gli stranieri? Non direi rancorosi, intendendo il rancore come un sentimento di avversione che cova a lungo dopo un torto subito. L’ Africa non ci ha fatto torti, noi li abbiamo fatti all’ Africa.
    Noi abbiamo paura degli stranieri, temiamo la loro invasione nell’ottica di perdita di quello che ci resta, poco o grande che sia, a livello economico e lavorativo ma anche sociale e religioso. La ricchezza della diversità non viene minimamente considerata, prevale la paura, tanta paura che sta superando ogni forma di accoglienza umanitaria di base che ogni essere umano dovrebbe possedere.
    Sono disperati, sì. Sono troppi e troppo diversi, sì.
    In tutta questa inquietudine ecco che diventa molto facile per l’ideologia razzista prendere il sopravvento. Sta accadendo in tutta l ‘Europa che si ritiene in primis minacciata da questa onda troppo grande ( e grande lo è) e che sa di essere impreparata. E succede in Italia con Salvini che dà in pasto al popolo durezza che per i più è rassicurante e non fa vedere il lato pericoloso di una ideologia che la lega ha sempre avuto e mai abbandonato.

    Sai già come la penso sulle ideologie estremiste, mai potrei affiancarmi a loro. Oggi non mi affianco più nemmeno con le Ong perché ho intuito il lavoro scuro che molti fanno dietro le bianche e fragili tele della solidarietà. Da qui la mia tristezza verso l impotenza del singolo, verso l impreparazione europea, verso il losco della politica, verso la non risoluzione di fatti che invece potrebbero risolversi con serie e attente discussioni internazionali volte anche a restituire a quelle disgraziate Nazioni il tolto e a trovare il coraggio dell’animo gentile e comunitario.animo che la storia ci insegna che non abbiamo mai avuto, nemmeno tra i confini di casa nostra.

    1. Come sai quest’anno ho avuto la possibilità di seguire un gruppo di bambini stranieri della scuola elementare. A frequentare il doposcuola sono circa 40, in tutta la scuola non sono più di 50 su una popolazione di 650 bambini. E’ vero sono diversi, come siamo tutti diversi nel mondo, sono tanti? Non credo.
      Proprio ieri il figlio di una coppia di amici di origine albanese ha conseguito la Laurea in Medicina all’Università di Bologna (non a Tirana come il figlio di chi sappiamo o quel ministro ancora fuori corso). Mesi fa lessi un articolo dal titolo “Che fine han fatto gli albanesi?”, ecco la risposta, perfettamente integrati.
      Porto questi due esempi perché gli stranieri visti da vicino sono molto più uguali a noi di quanto ci portano a pensare i mass media. E’ vero che la torta da dividerci è sempre la stessa. Più siamo più la fetta che ci tocca potrebbe diventare piccola. Eppure è di questi giorni il dato ISTAT che gli abitanti del paese sono diminuiti da 60 a 55 milioni, probabilmente la ragione dell’allungarsi dei tempi per una visita specialistica non è dovuto ad un aumento dei pazienti ma ad un’inadeguata organizzazione del sistema sanitario.
      Poi c’è l’Europa … ma quanto è grande questa Europa? Le demografie di Francia, Spagna, Germania, Inghilterra sono simili alle nostre (e la presenza straniera è più grande), ma norvegesi, olandesi, danesi, belgi, austriaci ecc. per arrivare a 27 paesi, messi insieme sono meno della metà dei primi 5. Probabilmente la sensazione d’impreparazione che abbiamo dell’Europa dimostra che non ci rendiamo conto della nostra composizione.
      Che dire delle ONG? Mi chiedo perché sia necessario il “non”, senza sarebbero Organizzazioni Governative. Come sono nate? Scopro che sono previste dalla Carta Costituzionale dell’ONU sin dal 1945. Sarebbe meglio chiamarle Organizzazioni Umanitarie non Governative. Anche la Croce Rossa Italiana è tale, peccato non si sia dotata di navi ma di ambulanze. Lo sai che la CRI nacque come idea dopo la battaglia di Solferino, dove le donne e gli uomini del circondario si prodigarono a prendersi cura dei feriti non escludendo nessuno dalle cure, nemmeno gli austriaci. Quando ci si trova davanti ad una persona che rischia la vita non si sta a chiedersi perché, occorre agire.

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