Sensazioni di viaggio con il covid 19 (2)

Tornare in Sicilia, nei luoghi che ho frequentato e vissuto da giovane fa un certo effetto. Prima di decidere il viaggio ho riflettuto su dove andare durante quest’estate funesta. Ho ripensato ripercorrendo a ritroso i luoghi degli ultimi trentanni. Così sono approdato a Santa Margherita Marina, dove dagli anni 70 vivevano i miei genitori e dove tornavo sempre nei fine settimana durante il servizio militare e quasi tutti gli anni sino al 2005 per le ferie agostane. E’ per me un luogo particolare, al confine con Galati Marina, dove nel 1970 scoprivo il blues e il rock di buona fattura.

Il bar della piazzetta di Galati era un punto nevralgico per incontrarsi. Erano belle le ragazze di Galati  e non se la tiravano, erano normali e rockettare, almeno quelle che conoscevo.

Non ne ho mai incontrata nessuna dopo quel periodo, in compenso devo dire che dopo quindici anni di assenza, i saluti di bentornato e ben ritrovato con il gestore del bar, con il macellaio e quant’altri sono sopravvissuti al tempo, sono stati un’onda che ha riempito il vuoto temporale.

Il vecchio barbiere non c’è più, ricordo bene il salone in cui anche lo specchio era stanco di specchiare facce che invecchiavano come lui. C’è ancora l’ottico e il fotografo ma manca la cara focacceria Zimbaro che aveva rivoluzionato la focaccia messinese.

La focaccia messinese è un prodotto locale inimitabile. Il Vecchio Zimbaro trasformò la teglia rettangolare che tradizionalmente ospitava la focaccia, in una striscia di circa due metri e larga 20 cm. Fece il botto conquistando i palati prima della città vicina, dove piazzò un punto vendita e poi di Galati M.. Il sig. Zimbaro negli anni ’60 faceva il panettiere, non aveva il forno a Galati M., era una garzone e tutte le mattine caricava il furgoncino Fiat 900 di panini e pagnotte e le consegnava in città, a botteghe e a privati, porta a porta. Pane e latte si mangiavano sempre freschi grazie all’opera di chi faceva queste povere consegne. Con l’intraprendenza del tempo aprì la focacceria a Messina e poi qui a Galati con tanto di tavoli e sedie.

Non ritrovare la focacceria Zimbaro mi è dispiaciuto, ho verificato che il punto vendita in città esiste ancora, i figli dovrebbero avere circa la mia età e i nipoti quella di mio figlio, un’azienda ben avviata non è giusto che si disperda. Andrò a fargli visita nei prossimi giorni.

focaccia messinese 1

 

Autore: Paolo Popof

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

5 pensieri riguardo “Sensazioni di viaggio con il covid 19 (2)”

  1. E’ bello vagare nei tuoi ricordi… Sai che la Sicilia era il mio sogno nel cassetto? Avrei dovuto andarci in primavera ma la pandemia mi ha distrutto la gita..ed ora ho avuto altri problemi.. Mannaggia, finirà quest’anno maledetto! Tu raccontaci e facci vedere le tue foto, sarà un po’ come essere lì 😉

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    1. Pensa c’ero venuto in febbraio, da 4 al 20, seguivo a distanza l’andamento del covid in Cina e confrontavo con quello che stava accadendo da noi al nord con Codogno L. in quarantena.
      Spero tu possa coronare il suo sogno, la Sicilia merita una visita specie in primavera, in agosto c’è troppa gente anche senza covid.
      Mi sto accorgendo di non avere ancora scattato nessuna foto, ho troppi raffronti con il passato e il mio occhio è troppo critico,

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  2. Concordo! La focaccia tradizionale messinese , con riccia e acciughe, è una bontà senza eguali. Non sanno fare bene pizze e arancini ma la focaccia , e il pitone rigorosamente fritto, non te li fa per nulla rimpiangere.

    Per restare in tema covid…trascorro il ferragosto nel messinese da oltre venti anni e mai mi è capitato di vedere il 14 notte una spiaggia tristemente e assolutamente deserta per via dei rigorosissimi divieti come quella di questo ferragosto.
    Il 15 mattina la folla era abnorme e tutto era permesso. Roba che non comprendo facilmente…

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    1. Dal 14 a oggi mi sono spostato a Capo D’Orlando , anche per evitare affollamenti in spiaggia ecc. Pensa che tra S,Margherita Giampilieri il 12 stavano approntando una passerella larga 3 metri e lunga un paio di Km lungo tutta la spiaggia (forse per i fuochi d’artificio). Non so come sia finita ma già quello era un segnale che il distanziamento è uno sconosciuto.

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