Fagus sylvatica

Spesso per raggiungere delle mete montane si passa attraverso un bosco di faggi. Ogni volta questo passaggio mi procura un senso di pacata euforia, vuoi per il morbido terreno su cui cresce, vuoi per la disponibilità delle sue fronde a giocare col vento. Non a caso è classificata come pianta anemofila. Molto piacevole anche l’aroma che diffonde quando brucia nel camino e il tronco che, prima di diventare cenere, forma sulla sua superficie reticoli di brace fiabesca.

Ma tutto questo è un’altra storia, quello che voglio affidare al web sono invece le immagini primaverili di una faggeta riprese qualche settimana fa nel raggiungere la località orobica detta Tre Faggi per la presenza di tre monumentali piante secolari.

(per ingrandire le immagini basta cliccare su una delle foto)

Autore: Paolo Popof

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

13 pensieri riguardo “Fagus sylvatica”

  1. Li amo. Entrare in una faggeta, grazie ad un umile sentiero, è come entrare in un regno. Il loro. I boschi di faggio li amo soprattutto nelle giornate nebbiose autunnali, molto umide, perché li sento felici.
    E’ un esperienza mistica, certamante molto salutare, talmente tanto che le ultime ricerche scientifiche lo confermano: https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-9924/il-libro-della-terapia-forestale

    Grazie Paolo per il bellissimo post.

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    1. Grazie a te Beppe per il link all’interessante nota del CNR.
      Della fitoterapia ne avevo sentito parlare, e ti dirò nella breve ricerca che ha preceduto il post ho trovato un appunto su Plinio che racconta che nel bosco sacro che circondava il tempio di Diana sui colli Albani, esistesse un faggio che il sacerdote, custode del tempio, venerava quasi fosse la personificazione della dea di cui egli era lo sposo. Lo baciava, l’abbracciava, dormiva sotto la sua ombra e gli versava vino sul tronco come a una vera moglie.
      In fondo le radici delle piante formano una rete che scorre su tutto il pianeta.

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    1. Le vasche-fontane servono chiaramente per l’abbeveraggio estivo dei bovini, invece quello sotto i Tre Faggi si può considerare un vero e proprio laghetto in quanto a formarlo è una piccola sorgente. Ultimamente si è ridotto ma, è pieno di girini.

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    1. Il faggio è diffuso lungo tutta la penisola (isole comprese) tra i 700 e i 2000 metri (io oltre i 1600 però non ne ricordo).
      Ad ogni modo questo post è dedicato a te, se tu non avessi commentato il post precedente sarebbe finito nel pigro dimenticatoio 😉

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      1. Grazie per il post.
        Come ben sai in Sicilia nella mia zona è solo grazie al vulcano che possiamo ammirare posti come quelli che invece da te sono abituali e grandiosi. Acqua e cascate qui ce ne sono ben poche ma il verde sa essere rigoglioso dai 1000 metri in su.
        In questo periodo abbiamo avuto l’esplosione della ginestra. Uno spettacolo e un’estasi per i sensi. Non ho fatto foto, peccato, ma so che sai immaginare.
        🙂

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      2. L’Etna è tutto un dizionario botanico, in pochi chilometri si passa dalla vite agli ulivi, dal pino marittimo ai castagni e faggi, agli aghifoglie, e le ginestre dell’Etna con lo sfondo nero della lava sono una meraviglia … da qualche parte ho delle foto, pensavo di averne fatto un post ma mi sbagliavo, dovrò rimediare.

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    1. Come ti dicevo oggi sono rimasto affascinato dalla maestosità dei faggi della Foresta Umbra, l’età media ritengo sia molto più alta di questi delle Orobie che, nel periodo bellico e post bellico sono stati tagliati a man bassa, ed è raro trovare piante con più di 50 anni.

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