Inutilità?

“Inutile: questo aggettivo ha per me valore. Nella vita economica in cui tutto si pesa sulla partita doppia dare/avere, sul tornaconto e sull’utile, ecco, andare in montagna, salirla, scalarla, è sforzo benedetto dall’inutile. Non serve e non vuole servire.” (da Impossibile di Erri De Luca).

Appunti di vacanza al tempo del covid 19 (3)

Una vista del Museo presa dal web

In questi giorni sto comprando la Gazzetta del Sud edizione di Messina. Le cose che più mi colpiscono sono le notizie sulle lungaggini amministrative.

Ieri veniva annunciato che il Museo cittadino, inaugurato un paio d’anni fa dopo 30 (dicasi trenta) anni dalla posa della prima pietra, non è a norma con le leggi sulla sicurezza elementari oltre che al covid 19.

Oggi il Presidente di Regione inaugura insieme al suo assessore alle infrastrutture lo svincolo di Rosolini sull’autostrada Siracusa-Gela che “nei fatti è aperto e in uso da 6 anni” (pag. 16 della Gazzetta odierna, 07/08/2020). Qualche riga prima si accenna al fatto che questo è un atto di ripicca nei confronti del Governo nazionale che aveva inaugurato un viadotto sulla A19 anticipatamente. Beghe di cortile che non mi va di approfondire.

Ciliegina sulla torta è stato dato il via libera alla riforma urbanistica con 49 voti favorevoli dell’ARS: la riforma prima di essere votata ha visto trascorrere 42 anni dall’emanazione dell’ultima legge urbanistica che risale al 1978. “La riforma mette ordine al sistema di pianificazione, semplifica le procedure e attribuisve alla Regione competenze specifiche di coordinamento attraverso una nuova visione del Piano territoriale regionale (PTR)”. Immagino l’allora neo assunto in Regione che ha iniziato a battere con l’Olivetti dell’epoca, e che per tutta la vita ha lavorato alla sua stesura. Davanti ad una storia simile forse Franz Kafka avrebbe pensato di scriverci un libro.

In zona centro della città di Messina, una lapide ricorda che in quel quartiere alloggiò Giovanni Pascoli. “Insigne letterato, autentico servitore delle Istituzioni, nel lustro della prosopopea ne elargirono gli effetti illumin….. presenti alla posa il Vescovo Cardinal Vattelapesca, il mago Merlino, la Fata Morgana”: oddio quanto odio questa città schiava del suo inutile borbonico turpiloquio che celebra la presenza dei vivi che si appoggiano ai morti.

Tra i mali della nostra società il manicheismo di funzionari e direttori generali della struttura burocratica è un fardello pesante. I politici, se incompetenti, devono supportarsi di funzionari e dirigenti che conoscono la materia e ne diventano succubi, con o senza colpa.

Appunti di vacanze al tempo del covid 19 (2)

La costa da Forza d’Agrò

Oggi guardavo la costa dall’alto di Forza d’Agrò, da S.Alessio ad Alì perfettamente visibile. Qualche anno fa era costellata da barriere frangiflutti. Sporgevano per circa 2 metri, ora sono almeno un metro sotto il pelo dell’acqua.

Penso all’azione delle onde. S’infrangevano contro le barriere ad un ritmo sempre diverso e costante, Il movimento impresso era sia di tipo ondulatorio che oscillatorio. Per la loro conformazione cubica non potevano rotolare,  la vibrazione impressa dalle onde le ha fatte incuneare nella ghiaia del fondo. Nella foto è distinguibile una striscia chiara a circa 50 mt dalla riva. Chissà se c’è uno studio in merito.

In effetti un abbassamento del loro profilo rispetto all’installazione di 40 anni fa l’avevo notato, che sparissero dallo sguardo ne è la conseguenza. Il mare non si è ritratto o innalzato, semplicemente ha portato nuova ghiaia alle spiagge, formando una duna continua di circa 2,5 mt di altezza.

Noto che anche la vegetazione è mutata. I piccoli arbusti pieni di spine di 50 anni fa sono stati sostituiti da una vegetazione spontanea dalle caratteristiche di pianta grassa, foglie verdi e fioritura gialla.

L’ente demaniale regionale vedo che sta provvedendo a sistemare delle barriere perpendicolari alla riva utilizzando blocchi lavici come negli anni 50. Ma è solo un’impressione, c’è un progetto che prevede il ripristino delle barriere frangiflutti inabissate come negli anni ’80, ne trovo traccia sul web, la Regione ha stanziato 3milioni di €. Possibile che io veda una cosa diversa da quella che vedono tecnici esperti?

 

Appunti di vacanze al tempo del covid 19 (1)

2-DSC_0049Ho deciso di cambiare titolo a questa sequela di cose sparpagliate di cui a volte ho preso nota. Scopro che malgrado i 1250 km percorsi, finito il viaggio la mia vacanza si può considerare di prossimità, gli spostamenti sono minimi evitando luoghi affollati. I dati incoraggianti dei tg non mi convincono, troppe discrepanze.

Oggi chiacchieravo con un signore 84enne in un bar di Alì Terme.

Erano le 14,30, da informazioni avute il bar  avrebbe riaperto alle 15,00 e noi non avevamo voglia di fiondarci in spiaggia con il pranzo da digerire. Visto che i tavolini erano  all’ombra di un tendone e la brezza marina dava un gran sollievo, ho proposto ai miei di attendere l’apertura comodamente seduti. Di li a poco è scoppiato un temporale. In spiaggia avevamo lasciato ombrelloni, sedie e asciugamani, tanto chi vuoi che li porti via. Una cosa più viene protetta e più attira l’attenzione. Ormai nessuno lascia qualcosa di incustodito, può sempre essere una trappola. Abbiamo atteso che il temporale finisse e che il bar riaprisse per avere un agognato caffè. Nell’attesa ho cominciato a parlare con un simpatico signore 84enne che ha l’hobby dell’agricoltura. Si sposta con un piccolo fuoristrada tra Alì Superiore, dove c’è il suo piccolo apprezzamento di terreno e Alì Terme. Ex camionista e, vista l’età, ex carrettiere.

Che fine han fatto i carrettieri? Mi chiedevo in un post mai pubblicato. Ecco lui è uno di loro, già a 13 anni (1949) trasportava di tutto tra la contrada superiore e quella inferiore, su e giù più volte al giorno. In salita dava anche una mano alla mula che non ce la faceva a tirare il carro. Con l’avvento del motore divenne camionista trasportando quanto produceva il cementificio di Villafranca Tirrena e destinato al sud di Messina che si ricostruiva, si asfaltava e urbanizzava cancellando le piantagioni di gelsomini che da Galati arrivavano sino a Giampilieri.

Nelle mattine d’estate vedevo le donne del mio quartiere tornare a casa quando mia madre usciva per andare al lavoro. Loro raccoglievano gelsomini nel tempo che precede l’alba e tra le 8 e le 9 del mattino smettevano. Negli anni 70 han smesso del tutto e la riviera è diventata zona turistica residenziale. Qualche tratto di terreno abbandonato c’è, questioni di eredità contese, strascichi legali e anche assenza dello Stato che non si appropria di quanto è lasciato all’incuria totale.

Si il posto negli ultimi 15 anni è migliorato molto e Alì Terme quest’anno è stata insignita con la Bandiera Blu. Belle spiagge con tanto di passerelle e docce, la passeggiata a mare è ben curata e il tentativo di mantenere pulito è da apprezzare. Manca un’organizzazione turistica capillare, i ristoratori sembrano impreparati alla nuova stagione.1-DSC_0048

Sensazioni di viaggio con il covid 19 (2)

Tornare in Sicilia, nei luoghi che ho frequentato e vissuto da giovane fa un certo effetto. Prima di decidere il viaggio ho riflettuto su dove andare durante quest’estate funesta. Ho ripensato ripercorrendo a ritroso i luoghi degli ultimi trentanni. Così sono approdato a Santa Margherita Marina, dove dagli anni 70 vivevano i miei genitori e dove tornavo sempre nei fine settimana durante il servizio militare e quasi tutti gli anni sino al 2005 per le ferie agostane. E’ per me un luogo particolare, al confine con Galati Marina, dove nel 1970 scoprivo il blues e il rock di buona fattura.

Il bar della piazzetta di Galati era un punto nevralgico per incontrarsi. Erano belle le ragazze di Galati  e non se la tiravano, erano normali e rockettare, almeno quelle che conoscevo.

Non ne ho mai incontrata nessuna dopo quel periodo, in compenso devo dire che dopo quindici anni di assenza, i saluti di bentornato e ben ritrovato con il gestore del bar, con il macellaio e quant’altri sono sopravvissuti al tempo, sono stati un’onda che ha riempito il vuoto temporale.

Il vecchio barbiere non c’è più, ricordo bene il salone in cui anche lo specchio era stanco di specchiare facce che invecchiavano come lui. C’è ancora l’ottico e il fotografo ma manca la cara focacceria Zimbaro che aveva rivoluzionato la focaccia messinese.

La focaccia messinese è un prodotto locale inimitabile. Il Vecchio Zimbaro trasformò la teglia rettangolare che tradizionalmente ospitava la focaccia, in una striscia di circa due metri e larga 20 cm. Fece il botto conquistando i palati prima della città vicina, dove piazzò un punto vendita e poi di Galati M.. Il sig. Zimbaro negli anni ’60 faceva il panettiere, non aveva il forno a Galati M., era una garzone e tutte le mattine caricava il furgoncino Fiat 900 di panini e pagnotte e le consegnava in città, a botteghe e a privati, porta a porta. Pane e latte si mangiavano sempre freschi grazie all’opera di chi faceva queste povere consegne. Con l’intraprendenza del tempo aprì la focacceria a Messina e poi qui a Galati con tanto di tavoli e sedie.

Non ritrovare la focacceria Zimbaro mi è dispiaciuto, ho verificato che il punto vendita in città esiste ancora, i figli dovrebbero avere circa la mia età e i nipoti quella di mio figlio, un’azienda ben avviata non è giusto che si disperda. Andrò a fargli visita nei prossimi giorni.

focaccia messinese 1

 

Ripartire

1-DSC_0001Tornare in montagna oggi è stata la scelta giusta, perché camminare sotto l’intenso azzurro del cielo esalta. L’itinerario è facile per lunghezza e dislivello. Il Monte Linzone è la prima montagna di rilievo che si incontra arrivando dalla Bassa Bergamasca (tutto maiuscolo, la martoriata gente di questa terra lo merita). Dalla pianura si distingue per le antenne radio e le parabole. In ogni caso sono 1392 metri di terra e roccia. Un posto dove si va senza fare molta strada per essere raggiunto, che soddisfa la vista per il panorama che può spaziare dalla pianura  sino agli Appennini da una parte, mentre dall’altra si ammira tutta la cortina delle Alpi con  lo spartiacque delle Prealpi. Lo sguardo spazia a 360° e stimola il sogno delle prossime mete.

Lasciata la macchina nel parcheggio del cimitero di Roncola ci si incammina tra arbusti di noccioli a cui seguono lecci, faggi e betulle. Era tanto tempo che non venivo quassù, alcune baite, già diroccate, negli ultimi anni han finito di crollare, un leccio è cresciuto in una delle stanze. Ma  altre baite sono state ricondotte a nuova vita. Un giovane allevatore gestisce una trentina di capre e delle mucche, un altro accudisce un cospicuo gregge  di pecore, coadiuvato da due cani da guardiania che conoscono bene il loro mestiere. Ascolto in lontananza   gli ordini impartiti e la loro perfetta esecuzione.

Il mercoledì è diventato il giorno delle escursioni in montagna dei pensionati, ma oggi in giro c’è molta gente variegata, questi sentieri sono scelti perché idonei per riprendere forma. Quasi tre mesi di inattività sono pesanti da smaltire. “Andrà tutto bene” ci si augurava in piena pandemia, non si pensava agli abiti ma alla salute. Comunque tutto bene, due o tre chili si smaltiscono in fretta. La mia zavorra è di 5 chili, so già che se vorrò andare oltre i 2000 dovrò alleggerirmi. Intanto la colazione al bar è quasi necessaria, non solo per accumulare energia ma anche per dare un po’ di linfa per la ripartenza delle attività. Intanto le gambe, dopo i primi passi legnosi, si risvegliano, il fiato è a posto, la mascherina o il fazzolettone (nel mio caso) si tira su solo se si sta per incrociare gente, d’altronde se uno stesse male andrebbe in un centro commerciale e non a fare escursioni in montagna.

Il segnavia alla partenza indicava un’ora e mezza, averne impiegate 2 non è un dramma, chi si accontenta gode, tutto serve per cancellare i mesi di stop.

(NB: Cliccare sulle immagini per ingrandire)

Cronache covid dall’Olimpo

SILENZIO !!!
Non ne poteva più, ognuno diceva la sua, sembravano proprio degli umani.
Da quando avevano deciso di tirarsi in disparte, quella era la quarta o quinta volta che si ritrovavano riuniti tutti insieme. Le ultime volte era stato sempre a causa sua. Lei, l’irrequieta Pandora, faceva le prove, o meglio metteva una soluzione, a suo modo pacifica, ai problemi più grandi che avrebbe creato l’intervento di suo fratello Ares.
Suo padre già non gliela aveva perdonata dall’ultima volta che aveva tirato fuori una sua personale soluzione per risolvere il problema del ricambio di anime, la cui produzione aveva raggiunto il massimo dell’espansione. Produzione cessata molti secoli prima. 10 miliardi era il massimo che potevano permettersi per garantirsi lo spettacolo del palcoscenico terrestre.
Beh erano una bella famiglia. Da quando Afrodite duemila anni prima, con il suo vogliamoci tutti bene, aveva spinto in Terra l’anima di Cristo con tutti i suoi derivati, loro erano stati messi da parte. Nessuno più iniziava una lotta in nome loro anche se Ares era quello che aveva più soddisfazioni, pur non essendo nominato direttamente. Ogni due per tre una nuova guerra era in atto. Il cristianesimo da solo per secoli produsse tanti di quei morti che il ricambio d’anime fu assicurato.
La cosa stava bene al sommo Zeus che voleva contenere il numero degli abitanti del pianeta. Dopo le grandi guerre del secolo precedente, che in poco meno di 50 anni avevano decimato la popolazione, c’erano state solo guerricciole a macchia di leopardo per i motivi più disparati. Al tempo stesso agli umani era venuta la smania di amarsi con tutte le conseguenze del caso, ovvero una marea di nascite.
All’ultima guerra, battezzata mondiale anche se in effetti era stata parziale, perchè alcuni stati come la Spagna se ne erano tenuti fuori, il resto del mondo vi aveva partecipato, per la gioia di Ares. L’effetto post bellico l’avevano chiamato baby boom, e Afrodite era al settimo cielo per le copule frenetiche di quegli anni. Non poteva bearsi solo lei, bisognava stroncare quel sollazzo, altrimenti nel giro di 40 anni ci sarebbe stato il sovraffollamento e le anime non sarebbero più state sufficienti. Produrne di nuove era costoso in termini di energia necessaria al pianeta, occorreva arrestare la marea di nascite per avere un ricambio continuo.   Il virus che Pandora tirò fuori mise paura. Ammazzava gli umani in giovane età anche se, con le opportune soluzioni, molti potevano sopravvivere da storpi.
Tutto si risolse quando Mercurio, con l’aiuto del solito Prometeo, che nei secoli aveva fornito tante soluzioni tecniche agli umani, trasmise a Sabin il segreto per neutralizzare il virus con un vaccino. Questi pensò bene di donarlo al mondo gratuitamente, la pandemia fu arrestata e si ebbe un po’ di quiete.
Negli anni, un po’ per farsi perdonare dell’errore fatto con il virus della polio, che colpiva i giovanissimi, un po’ per vedere quali erano quelli più idonei allo scopo del contenimento demografico, Pandora ogni tanto ne lasciava scappare qualcuno. I migliori erano quelli che si trasmettevano per via respiratoria. La prova fatta un secolo prima con l’influenza detta spagnola, aveva dato ottimi risultati, ma non era sufficientemente selettiva, colpiva giovani e vecchi indistintamente. Le ultime epidemie trasmesse dai volatili e perciò dette aviarie, diedero risultati modesti, anche a causa degli effetti dell’opera di Prometeo e dei vaccini che suggeriva.
Ma stavolta no, tutto filava liscio. Il virus rilasciato sul finire dell’anno prima, era risultato incontrollabile. Colpiva in prevalenza le persone anziane e i più deboli. Per le misure presto adottate dagli uomini gli effetti furono inizialmente contenuti, ma subito dopo furono vanificati dalla voglia fare, di stare insieme e di arricchirsi.
Fatto sta che a quella riunione straordinaria Afrodite era davvero furiosa.
Passata la primavera in cui gli ormoni si erano risvegliati, presto sarebbe arrivata l’estate, ma con le regole di distanziamento attuate per evitare i contagi, le possibilità d’incontro erano poche.
C’erano le storie consolidate, quelle che si trascinavano per abitudine o per gli effetti delle cure di Eros e Cupido, ma presto venivano a noia. Anche gli spassosi eventi dettati dalla voglia di nuovo e dalle gelosie che funzionavano da elastico, rischiavano di essere annullati.
Basta occorreva correre ai ripari, ognuno diceva la sua pensando alla soddisfazione della propria area di competenza. Zeus non ne poteva più e quindi impose il silenzio prima e poi, rivolto ad Atena, chiese di fare il punto della situazione.
A quattro mesi dall’inizio del nuovo anno astrale il saldo tra vivi, morti e nuove immissioni era quasi allo stallo. Gli umani presto sarebbero tornati a sfiorare la cifra dei 10 miliardi.
Fatta la constatazione il Sommo Padre si rivolse a Prometeo dicendo che era stanco di vedere il genere umano soffrire, occorreva trovargli una via d’uscita, consentirgli di migrare verso un altro pianeta.
Qualcuno fece notare che la vita media di ogni uomo o donna che fosse, era un limite temporale. Per essere efficace un trasferimento doveva essere rapido.
Zeus corrucciò la fronte, la decisione che andava a prendere non era facile. Per consentire agli umani di effettuare un viaggio interplanetario avrebbe dovuto acconsentire a fargli utilizzare una parte del cervello che solo a pochi era stata data possibilità di usare. Sapeva anche che bastava una scintilla in una di quelle teste per innescare fantasie incredibili con la speranza che poi fossero realizzate con i mezzi che avevano a disposizione.
Dopo averci pensato ancora un po’ su, nel silenzio che si faceva sempre più opprimente, emise il verdetto.
Agli umani sarebbe stato fornito il “la” per intraprendere l’avventura interplanetaria, ma intanto Pandora doveva lavorare al meglio delle sue possibilità con i virus. Per realizzare quei viaggi ci voleva del tempo e il numero degli abitanti del pianeta doveva essere contenuto, ma non doveva finire come finì con i dinosauri.
Afrodite e Artemide divennero rosse di rabbia, per ragioni opposte. Zeus leggendo il loro turbamento, le rassicurò con la prospettiva di quel che sarebbe avvenuto con la colonizzazione del nuovo pianeta, sempre che tutto andasse bene.
Ad ogni modo ormai aveva deciso, si passasse ai fatti.1-CSC_4914

Salici ridenti

Durante la programmazione delle escursioni del 2019 pensavo che il periplo del Lago di Endine a fine febbraio, potesse essere effettuato con i ramponcini ai piedi. In effetti sino a due settimane fa era ghiacciato. Un paio di giorni di caldo e tutto si ribalta. La linfa torna a scorrere tra i rami dei salici che si venano di giallo, le betulle mettono in mostra le loro infiorescenze, e qui e la si colorano i virgulti.

Scatti di Venezia, stando a bordo di un mostro.

Queste immagini, certamente molto belle, le conservo con vergogna. Girare per il Canal Grande con una nave da crociera mi ha fatto sentire in colpa per essermi prestato ad un sistema di consumo che non è mio. Certo vengono prese tutte le precauzioni per non far alzare le onde, ma é comunque un’azione pesante, compensata da una lauta tassa sull’approdo.

Non so per quanto tempo ancora sarà consentita la ruota gigante galleggiante. Probabilmente i miei saranno tra gli ultimi scatti eseguiti a livello dei campanili.

Il cuore nel fotografare piangeva per l’abuso e al tempo stesso gioiva per la vista. (le immagini si ingrandiscono cliccandoci sopra)