Ripartire

1-DSC_0001Tornare in montagna oggi è stata la scelta giusta, perché camminare sotto l’intenso azzurro del cielo esalta. L’itinerario è facile per lunghezza e dislivello. Il Monte Linzone è la prima montagna di rilievo che si incontra arrivando dalla Bassa Bergamasca (tutto maiuscolo, la martoriata gente di questa terra lo merita). Dalla pianura si distingue per le antenne radio e le parabole. In ogni caso sono 1392 metri di terra e roccia. Un posto dove si va senza fare molta strada per essere raggiunto, che soddisfa la vista per il panorama che può spaziare dalla pianura  sino agli Appennini da una parte, mentre dall’altra si ammira tutta la cortina delle Alpi con  lo spartiacque delle Prealpi. Lo sguardo spazia a 360° e stimola il sogno delle prossime mete.

Lasciata la macchina nel parcheggio del cimitero di Roncola ci si incammina tra arbusti di noccioli a cui seguono lecci, faggi e betulle. Era tanto tempo che non venivo quassù, alcune baite, già diroccate, negli ultimi anni han finito di crollare, un leccio è cresciuto in una delle stanze. Ma  altre baite sono state ricondotte a nuova vita. Un giovane allevatore gestisce una trentina di capre e delle mucche, un altro accudisce un cospicuo gregge  di pecore, coadiuvato da due cani da guardiania che conoscono bene il loro mestiere. Ascolto in lontananza   gli ordini impartiti e la loro perfetta esecuzione.

Il mercoledì è diventato il giorno delle escursioni in montagna dei pensionati, ma oggi in giro c’è molta gente variegata, questi sentieri sono scelti perché idonei per riprendere forma. Quasi tre mesi di inattività sono pesanti da smaltire. “Andrà tutto bene” ci si augurava in piena pandemia, non si pensava agli abiti ma alla salute. Comunque tutto bene, due o tre chili si smaltiscono in fretta. La mia zavorra è di 5 chili, so già che se vorrò andare oltre i 2000 dovrò alleggerirmi. Intanto la colazione al bar è quasi necessaria, non solo per accumulare energia ma anche per dare un po’ di linfa per la ripartenza delle attività. Intanto le gambe, dopo i primi passi legnosi, si risvegliano, il fiato è a posto, la mascherina o il fazzolettone (nel mio caso) si tira su solo se si sta per incrociare gente, d’altronde se uno stesse male andrebbe in un centro commerciale e non a fare escursioni in montagna.

Il segnavia alla partenza indicava un’ora e mezza, averne impiegate 2 non è un dramma, chi si accontenta gode, tutto serve per cancellare i mesi di stop.

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Cronache covid dall’Olimpo

SILENZIO !!!
Non ne poteva più, ognuno diceva la sua, sembravano proprio degli umani.
Da quando avevano deciso di tirarsi in disparte, quella era la quarta o quinta volta che si ritrovavano riuniti tutti insieme. Le ultime volte era stato sempre a causa sua. Lei, l’irrequieta Pandora, faceva le prove, o meglio metteva una soluzione, a suo modo pacifica, ai problemi più grandi che avrebbe creato l’intervento di suo fratello Ares.
Suo padre già non gliela aveva perdonata dall’ultima volta che aveva tirato fuori una sua personale soluzione per risolvere il problema del ricambio di anime, la cui produzione aveva raggiunto il massimo dell’espansione. Produzione cessata molti secoli prima. 10 miliardi era il massimo che potevano permettersi per garantirsi lo spettacolo del palcoscenico terrestre.
Beh erano una bella famiglia. Da quando Afrodite duemila anni prima, con il suo vogliamoci tutti bene, aveva spinto in Terra l’anima di Cristo con tutti i suoi derivati, loro erano stati messi da parte. Nessuno più iniziava una lotta in nome loro anche se Ares era quello che aveva più soddisfazioni, pur non essendo nominato direttamente. Ogni due per tre una nuova guerra era in atto. Il cristianesimo da solo per secoli produsse tanti di quei morti che il ricambio d’anime fu assicurato.
La cosa stava bene al sommo Zeus che voleva contenere il numero degli abitanti del pianeta. Dopo le grandi guerre del secolo precedente, che in poco meno di 50 anni avevano decimato la popolazione, c’erano state solo guerricciole a macchia di leopardo per i motivi più disparati. Al tempo stesso agli umani era venuta la smania di amarsi con tutte le conseguenze del caso, ovvero una marea di nascite.
All’ultima guerra, battezzata mondiale anche se in effetti era stata parziale, perchè alcuni stati come la Spagna se ne erano tenuti fuori, il resto del mondo vi aveva partecipato, per la gioia di Ares. L’effetto post bellico l’avevano chiamato baby boom, e Afrodite era al settimo cielo per le copule frenetiche di quegli anni. Non poteva bearsi solo lei, bisognava stroncare quel sollazzo, altrimenti nel giro di 40 anni ci sarebbe stato il sovraffollamento e le anime non sarebbero più state sufficienti. Produrne di nuove era costoso in termini di energia necessaria al pianeta, occorreva arrestare la marea di nascite per avere un ricambio continuo.   Il virus che Pandora tirò fuori mise paura. Ammazzava gli umani in giovane età anche se, con le opportune soluzioni, molti potevano sopravvivere da storpi.
Tutto si risolse quando Mercurio, con l’aiuto del solito Prometeo, che nei secoli aveva fornito tante soluzioni tecniche agli umani, trasmise a Sabin il segreto per neutralizzare il virus con un vaccino. Questi pensò bene di donarlo al mondo gratuitamente, la pandemia fu arrestata e si ebbe un po’ di quiete.
Negli anni, un po’ per farsi perdonare dell’errore fatto con il virus della polio, che colpiva i giovanissimi, un po’ per vedere quali erano quelli più idonei allo scopo del contenimento demografico, Pandora ogni tanto ne lasciava scappare qualcuno. I migliori erano quelli che si trasmettevano per via respiratoria. La prova fatta un secolo prima con l’influenza detta spagnola, aveva dato ottimi risultati, ma non era sufficientemente selettiva, colpiva giovani e vecchi indistintamente. Le ultime epidemie trasmesse dai volatili e perciò dette aviarie, diedero risultati modesti, anche a causa degli effetti dell’opera di Prometeo e dei vaccini che suggeriva.
Ma stavolta no, tutto filava liscio. Il virus rilasciato sul finire dell’anno prima, era risultato incontrollabile. Colpiva in prevalenza le persone anziane e i più deboli. Per le misure presto adottate dagli uomini gli effetti furono inizialmente contenuti, ma subito dopo furono vanificati dalla voglia fare, di stare insieme e di arricchirsi.
Fatto sta che a quella riunione straordinaria Afrodite era davvero furiosa.
Passata la primavera in cui gli ormoni si erano risvegliati, presto sarebbe arrivata l’estate, ma con le regole di distanziamento attuate per evitare i contagi, le possibilità d’incontro erano poche.
C’erano le storie consolidate, quelle che si trascinavano per abitudine o per gli effetti delle cure di Eros e Cupido, ma presto venivano a noia. Anche gli spassosi eventi dettati dalla voglia di nuovo e dalle gelosie che funzionavano da elastico, rischiavano di essere annullati.
Basta occorreva correre ai ripari, ognuno diceva la sua pensando alla soddisfazione della propria area di competenza. Zeus non ne poteva più e quindi impose il silenzio prima e poi, rivolto ad Atena, chiese di fare il punto della situazione.
A quattro mesi dall’inizio del nuovo anno astrale il saldo tra vivi, morti e nuove immissioni era quasi allo stallo. Gli umani presto sarebbero tornati a sfiorare la cifra dei 10 miliardi.
Fatta la constatazione il Sommo Padre si rivolse a Prometeo dicendo che era stanco di vedere il genere umano soffrire, occorreva trovargli una via d’uscita, consentirgli di migrare verso un altro pianeta.
Qualcuno fece notare che la vita media di ogni uomo o donna che fosse, era un limite temporale. Per essere efficace un trasferimento doveva essere rapido.
Zeus corrucciò la fronte, la decisione che andava a prendere non era facile. Per consentire agli umani di effettuare un viaggio interplanetario avrebbe dovuto acconsentire a fargli utilizzare una parte del cervello che solo a pochi era stata data possibilità di usare. Sapeva anche che bastava una scintilla in una di quelle teste per innescare fantasie incredibili con la speranza che poi fossero realizzate con i mezzi che avevano a disposizione.
Dopo averci pensato ancora un po’ su, nel silenzio che si faceva sempre più opprimente, emise il verdetto.
Agli umani sarebbe stato fornito il “la” per intraprendere l’avventura interplanetaria, ma intanto Pandora doveva lavorare al meglio delle sue possibilità con i virus. Per realizzare quei viaggi ci voleva del tempo e il numero degli abitanti del pianeta doveva essere contenuto, ma non doveva finire come finì con i dinosauri.
Afrodite e Artemide divennero rosse di rabbia, per ragioni opposte. Zeus leggendo il loro turbamento, le rassicurò con la prospettiva di quel che sarebbe avvenuto con la colonizzazione del nuovo pianeta, sempre che tutto andasse bene.
Ad ogni modo ormai aveva deciso, si passasse ai fatti.1-CSC_4914

Salici ridenti

Durante la programmazione delle escursioni del 2019 pensavo che il periplo del Lago di Endine a fine febbraio, potesse essere effettuato con i ramponcini ai piedi. In effetti sino a due settimane fa era ghiacciato. Un paio di giorni di caldo e tutto si ribalta. La linfa torna a scorrere tra i rami dei salici che si venano di giallo, le betulle mettono in mostra le loro infiorescenze, e qui e la si colorano i virgulti.

Scatti di Venezia, stando a bordo di un mostro.

Queste immagini, certamente molto belle, le conservo con vergogna. Girare per il Canal Grande con una nave da crociera mi ha fatto sentire in colpa per essermi prestato ad un sistema di consumo che non è mio. Certo vengono prese tutte le precauzioni per non far alzare le onde, ma é comunque un’azione pesante, compensata da una lauta tassa sull’approdo.

Non so per quanto tempo ancora sarà consentita la ruota gigante galleggiante. Probabilmente i miei saranno tra gli ultimi scatti eseguiti a livello dei campanili.

Il cuore nel fotografare piangeva per l’abuso e al tempo stesso gioiva per la vista. (le immagini si ingrandiscono cliccandoci sopra)

Buon anno nuovo

Chissà chi ci sarà stanotte a dare il benvenuto all’anno nuovo sullo stretto di Bering. Nel bel mezzo dello stretto ci sono le isole Diomede, separate da un fazzoletto di mare di poche miglia, eppure distanti un giorno e tre ore, per effetto dei fusi orari. Isole Diomede, che quando il tratto di mare che le separa è ghiacciato e si può attraversare a piedi, con quattro passi ci si ritrova al giorno prima o al giorno dopo.

Buon anno nuovo, si dicono tra loro i trichechi dell’est, buon fine anno, rispondono le foche dell’ovest ferme al giorno prima. Il capodanno si festeggia due volte.

Immaginate se il fuso orario passasse tra Napoli e Nola, due giorni e due notti di botti ininterrotti.

Scherzi dell’orologio e del calendario, e i pochi eschimesi che ci vivono dedicandosi alla pesca forse non sanno che ci han dato quella tradizione di mangiar pesce nella notte di San Silvestro.

Cinquant’anni fa in attesa della mezzanotte, scandita dal cuculo del segnale orario radiofonico, si mangiava il baccalà fritto impanato, che si attaccava alle labbra. C’erano le noci, le mandorle e le nocciole, che a rotazione guarnivano i fichisecchi tagliati in due. Per dolce le sfincie, una pastella di farina, lievito, acqua, marsala, zucchero e sale q.b., con l’aggiunta di morbida uva passa senza semi. L’impasto poi veniva fritto a cucchiaiate nelle forme più strane e casuali, come fossero “nuvole” di deandreiana memoria. Il forno non c’era e non eravamo stati invasi ancora dal panettone con il duomo stampato sul cartone.

C’era però lo spumante con il botto che dava il “la” agli auguri.

Perché stanotte dovrei mangiare tanto e tanta roba che non m’appartiene? Per la paura che l’anno nuovo mi riservi un digiuno se mi scambia per un senza pasto fisso, o per arrivare all’anno nuovo con la bocca allenata dalla masticazione?

Quasi quasi faccio un dispetto. Stasera baccalà fritto, come una volta, lenticchie, scacci, fichi, sfincie e spumante.

E domani faccio il brindisi vero con il caffè, al sole che sorge, perché a me non va che il giorno cominci a mezzanotte e non all’alba.

Alle Isole Diomede dicono che il lunedì non esiste perché al momento del passaggio di data, tutti si spostano dall’altra parte dove è ancora domenica. Io quest’anno sposto l’inizio dove mi fa più comodo, buon inizio d’anno (lo metto l’apostrofo o lo conservo per dopo?).

 31.12.2010

Modena City Ramblers “riportando tutto a casa”: un bel regalo di Natale

Una volta tanto i regali di Natale sono stati una piacevole sorpresa. Niente CD e peggio ancora DVD, un bel disco in vinile di uno dei gruppi musicali più scatenati degli ultimi 30 anni, i Modena City Ramblers. Un disco che non ho ho comprato venticinque anni fa perchè troppo distratto da altri suoni o affaccendato in altre faccende, e perchè no, forse il titolo “Riportando tutto a casa” era troppo nostalgico per un quasi quarantenne rampante. Ma oggi riascoltare quelle musiche è diverso, ricorda quel che eravamo, rivoluzionari sconfitti dal tran tran quotidiano, dal revisionismo capitalistico del craxismo prima e dal populismo berlusconiano dopo.

Erano gli anni di mani pulite, della giustizia che finalmente scoperchiava la pentola del malaffare. In quegli anni i Modena CR confezionavano un disco che navigava tra l’Emilia e l’Irlanda ad un ritmo incalzante, mischiando il folk a sonorità punk. Riascoltare il vinile oggi mi ha riportato a ricordi estivi, ai salti mortali fatti per portare a casa qualche immagine decente da uno dei loro concerti.

E allora metto mano al mio archivio di immagini ed eccoli qui i MCR in una festa memorabile. (le immagini si ingrandiscono cliccandoci sopra)

Anticipo d’inverno

Dopo una lunga   estate, quest’anno l’autunno ha accorciato i suoi tremuli giorni regalandoci un  anticipo   d’inverno. Così una tranquilla escursione programmata  in  questi  giorni  nella foresta  della valle  d’Intelvi,  è stata colorata non dal giallo e dal rosso autunnale ma  dal bianco candido della neve caduta qualche giorno fa.

(le immagini s’ingrandiscono cliccandovi sopra)

Incantapopolo

Sono stati commemorati in questi giorni i 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale, quella che ha distrutto milioni di vite in Europa. Finì la guerra e inizio la pace? Non c’ero, ma so che meno di 20 anni dopo si viveva una nuova guerra mondiale, si vede che la pace non era nel DNA europeo. Faccio un altro conteggio e dico che nell’ultimo secolo ci sono state due guerre mondiali, tutte e due esplose tra stati europei e che solo gli ultimi 70 anni sono stati di pace per molti europei, non tutti. Da vent’anni abbiamo una moneta unica, una banca centrale che opera per tutti gli stati, riusciamo a viaggiare tra uno stato e l’altro senza necessitare di passaporti, possiamo comprare e vendere dove ci pare, la segnaletica stradale è uniforme, i carburanti si chiamano con le stesse sigle e i treni viaggiano su rotaie uguali per tutti. Le cure negli ospedali sono riconosciute a tutti come cittadini europei e i nostri bambini sino ai dodici anni entrano gratis in tutti i musei dell’Europa Unita. Eppure non c’è una parola che faccia da colllante all’Unione Europea, non siamo Stati Uniti d’Europa, non siamo Confederazione e la Costituzione è ancora un abbozzo. Perchè? Forse è per il fatto che non si è voluto riconoscere l’unica vera radice europea che davvero ci unisce. Settanta anni di pace non sono riusciti a farci ricordare che l’Europa è stata dilaniata dai nazionalismi, dai nazismi e fascismi sviluppatisi tra le due guerre mondiali. Abbiamo dimenticato che dai Pirenei agli Urali, dal Mediterraneo al Mar Baltico l’unico vero unanime nemico che abbiamo sconfitto è stato il nazionalismo sfociato nel nazi-fascismo e che in tutti gli Stati c’è stata una lotta di Resistenza.

Eppure gli incantapopolo stanno tornando alla luce per riportarci indietro di 70 anni. Incantapopolo forti della nostra scarsa capacità di ricordare come siamo venuti fuori dalla tragedia, e come sia facile tornarci.

Cattura

Neve primaverile

DSC_0116.jpgOggi la mia sveglia è suonata all’alba. Le gambe, dopo un mese di inattività, avevano voglia di muoversi. Dove andare a sgranchirsi senza gradi rischi? Le scalette di Bergamo sono un buon allenamento fuori porta.

Previsioni meteo: poco nuvoloso. Temperatura tra i 3  i 7 gradi. Possibilità di pioggia 2%.

Bene, lo zainetto è pronto, opto per le scarpe da bosco e per la caccia fotografica scelgo l’obiettivo 18/55 pensando di avere a disposizione fiori e gemme primaverili, invece mi si presenta uno spettacolo diverso, Bergamo Alta durante la notte è stata leggermente imbiancata da questo marzo che non si smentisce.

(Cliccando sulla slide le foto si possono vedere singolarmente)