Inutilità?

“Inutile: questo aggettivo ha per me valore. Nella vita economica in cui tutto si pesa sulla partita doppia dare/avere, sul tornaconto e sull’utile, ecco, andare in montagna, salirla, scalarla, è sforzo benedetto dall’inutile. Non serve e non vuole servire.” (da Impossibile di Erri De Luca).

Ripartire

1-DSC_0001Tornare in montagna oggi è stata la scelta giusta, perché camminare sotto l’intenso azzurro del cielo esalta. L’itinerario è facile per lunghezza e dislivello. Il Monte Linzone è la prima montagna di rilievo che si incontra arrivando dalla Bassa Bergamasca (tutto maiuscolo, la martoriata gente di questa terra lo merita). Dalla pianura si distingue per le antenne radio e le parabole. In ogni caso sono 1392 metri di terra e roccia. Un posto dove si va senza fare molta strada per essere raggiunto, che soddisfa la vista per il panorama che può spaziare dalla pianura  sino agli Appennini da una parte, mentre dall’altra si ammira tutta la cortina delle Alpi con  lo spartiacque delle Prealpi. Lo sguardo spazia a 360° e stimola il sogno delle prossime mete.

Lasciata la macchina nel parcheggio del cimitero di Roncola ci si incammina tra arbusti di noccioli a cui seguono lecci, faggi e betulle. Era tanto tempo che non venivo quassù, alcune baite, già diroccate, negli ultimi anni han finito di crollare, un leccio è cresciuto in una delle stanze. Ma  altre baite sono state ricondotte a nuova vita. Un giovane allevatore gestisce una trentina di capre e delle mucche, un altro accudisce un cospicuo gregge  di pecore, coadiuvato da due cani da guardiania che conoscono bene il loro mestiere. Ascolto in lontananza   gli ordini impartiti e la loro perfetta esecuzione.

Il mercoledì è diventato il giorno delle escursioni in montagna dei pensionati, ma oggi in giro c’è molta gente variegata, questi sentieri sono scelti perché idonei per riprendere forma. Quasi tre mesi di inattività sono pesanti da smaltire. “Andrà tutto bene” ci si augurava in piena pandemia, non si pensava agli abiti ma alla salute. Comunque tutto bene, due o tre chili si smaltiscono in fretta. La mia zavorra è di 5 chili, so già che se vorrò andare oltre i 2000 dovrò alleggerirmi. Intanto la colazione al bar è quasi necessaria, non solo per accumulare energia ma anche per dare un po’ di linfa per la ripartenza delle attività. Intanto le gambe, dopo i primi passi legnosi, si risvegliano, il fiato è a posto, la mascherina o il fazzolettone (nel mio caso) si tira su solo se si sta per incrociare gente, d’altronde se uno stesse male andrebbe in un centro commerciale e non a fare escursioni in montagna.

Il segnavia alla partenza indicava un’ora e mezza, averne impiegate 2 non è un dramma, chi si accontenta gode, tutto serve per cancellare i mesi di stop.

(NB: Cliccare sulle immagini per ingrandire)

Immagini d’estate

Settembre è il mese del ripensamento sull’estate che finisce lenta, settembre è il mese in cui si riguardano gli album freschi di ricordi e magari ci sono immagini particolarmente efficaci per scaldare il freddo inverno, come questi panni stesi nella notte di Rovigno

o una farfalla che si mette in posa, orgogliosa d’essere osservata e  una bitta che giace solitaria su un molo deserto

 

La foto perfetta

Dal balcone di casa ho visto passare due donne avvolte nel velo islamico, erano incorniciate dai rami dei cedri del libano piantani nel mio giardino che, in quell’istante, avrebbero voluto essere un apprezzamento per la manifesta eleganza.

Che schiaffo, non si sono voltate per sentire aria di casa.

Che schiaffo non avevo la macchina fotografica appresso.

Rimane l’immagine suggellata dalle mie parole, sincero obnubilato da pinot nero dell’oltrepò pavese.

Salici ridenti

Durante la programmazione delle escursioni del 2019 pensavo che il periplo del Lago di Endine a fine febbraio, potesse essere effettuato con i ramponcini ai piedi. In effetti sino a due settimane fa era ghiacciato. Un paio di giorni di caldo e tutto si ribalta. La linfa torna a scorrere tra i rami dei salici che si venano di giallo, le betulle mettono in mostra le loro infiorescenze, e qui e la si colorano i virgulti.

Scatti di Venezia, stando a bordo di un mostro.

Queste immagini, certamente molto belle, le conservo con vergogna. Girare per il Canal Grande con una nave da crociera mi ha fatto sentire in colpa per essermi prestato ad un sistema di consumo che non è mio. Certo vengono prese tutte le precauzioni per non far alzare le onde, ma é comunque un’azione pesante, compensata da una lauta tassa sull’approdo.

Non so per quanto tempo ancora sarà consentita la ruota gigante galleggiante. Probabilmente i miei saranno tra gli ultimi scatti eseguiti a livello dei campanili.

Il cuore nel fotografare piangeva per l’abuso e al tempo stesso gioiva per la vista. (le immagini si ingrandiscono cliccandoci sopra)

Modena City Ramblers “riportando tutto a casa”: un bel regalo di Natale

Una volta tanto i regali di Natale sono stati una piacevole sorpresa. Niente CD e peggio ancora DVD, un bel disco in vinile di uno dei gruppi musicali più scatenati degli ultimi 30 anni, i Modena City Ramblers. Un disco che non ho ho comprato venticinque anni fa perchè troppo distratto da altri suoni o affaccendato in altre faccende, e perchè no, forse il titolo “Riportando tutto a casa” era troppo nostalgico per un quasi quarantenne rampante. Ma oggi riascoltare quelle musiche è diverso, ricorda quel che eravamo, rivoluzionari sconfitti dal tran tran quotidiano, dal revisionismo capitalistico del craxismo prima e dal populismo berlusconiano dopo.

Erano gli anni di mani pulite, della giustizia che finalmente scoperchiava la pentola del malaffare. In quegli anni i Modena CR confezionavano un disco che navigava tra l’Emilia e l’Irlanda ad un ritmo incalzante, mischiando il folk a sonorità punk. Riascoltare il vinile oggi mi ha riportato a ricordi estivi, ai salti mortali fatti per portare a casa qualche immagine decente da uno dei loro concerti.

E allora metto mano al mio archivio di immagini ed eccoli qui i MCR in una festa memorabile. (le immagini si ingrandiscono cliccandoci sopra)