Colline moreniche del Garda

Camminando per le campagne a sud del lago di Garda può succedere di fare un bel ripasso di storia e geologia. Il territorio presenta un andamento ondulato disegnato da due glaciazioni. Abitato dall’uomo sin dalla preistoria ha conosciuto nel corso degli ultimi secoli momenti di tensioni che lo han visto luogo di battaglie. Nomi che la storia accoppia a cruenti scontri bellici, come Solferino, dove nelle campagne adiacenti, il 24 giugno del 1859 si scontrarono francesi ed austriaci con la “guest star” dell’esercito piemontese, in tutto circa centomila uomini che dopo la battaglia contarono sul campo 5.492 morti e 23.319 feriti, di altri 11.000 si persero le tracce o furono fatti prigionieri. Fu una battaglia così cruenta che i vincitori alla fine non ebbero la forza di inseguire gli sconfitti. Ma si sa, davanti alle più grandi tragedie l’uomo trova risorse e soluzioni sconosciute. Di fronte all’immensa sofferenza degli uomini feriti,  le popolazioni locali si adoperarono per prestare soccorso a tutti non badando al colore delle divise ma al semplice fatto di trovarsi di fronte a degli inermi esseri umani. Fu a Solferino che Henry Dunant (primo Premio Nobel per la Pace – 1901)  concepì l’idea di Croce Rossa Internazionale.

Altri nomi storici sono Monzambano, teatro secolare di scontri militari,  Castiglion delle Stiviere e Cavriana …. un territorio che per la sua particolare conformazione e per i giacimenti minerari  ha dato nutrimento e mezzi idonei alla sopravvivenza, tant’è che è abitato sin dall’età del bronzo. Il ritrovamento di un villaggio palafitticolo a Castellaro Lagusello ne è testimone e dal 2011 l’area è stata inserita dall’UNESCO tra i 111 siti archeologici palafitticoli delle Alpi e zone limitrofe, e quindi annoverato a Patrimonio dell’Umanità.

Quelle che seguono sono alcune immagini di Castellaro Lagusello e del suo museo archeologico (cliccando sulle immagini si visualizzano in slide)

 

Annunci
Pubblicato in castelli e fortezze, viaggi, vivere la natura | Contrassegnato , , , | 16 commenti

Tordino

La piccola oasi fluviale tra i comuni di Giulianova e Roseto degli Abruzzi è un angolo di delizia per chi apprezza la natura. Una pista ciclopedonale collega le due cittadine separate dal fiume Tordino e un ponte, vicino alla foce, unisce le due sponde. L’altezza del ponte consente con l’ausilio di un discreto teleobiettivo, una caccia fotografica molto soddisfacente.

(Cliccare su un punto qualsiasi della slide per visionare le foto una ad una)

Pubblicato in Ambiente Umano, fotografia, vivere la natura | Contrassegnato , | 12 commenti

Tra cigolii e cinguettii.

Sino ad un paio di mesi fa avevo il grande desiderio di percorrere tutto il tratto del parco dell’Adda Nord che va da Vaprio d’Adda a Lecco.

DSC_0002

La Centrale di Trezzo s.A.

Finalmente l’occasione di soddisfare il desiderio si è presentata, l’escursione che sognavo di fare da una vita mi veniva proposta dal gruppo Senior del Cai di Vaprio. Una gita in bicicletta costeggiando il fiume, una sgroppata di 44,8 km da farsi 2 volte perché a casa bisogna pur tornarci, su strade sterrate (finalmente tutte percorribili), in un ambiente “all’apparenza” integro. Uso il virgolettato perché la voglia di fare una cosa e la curiosità che mi muove non mi esimono dal domandarmi in cosa consista effettivamente l’integrità ambientale. In pochi chilometri si costeggiano almeno quattro centrali idroelettriche (ma so che ho perso il conto), tutte in stile eclettico lombardo, oltre le ripe, a poche migliaia di metri dal letto del fiume, si celano impianti industriali e via discorrendo. La macchina fotografica inquadra solo quel che mi piace, per fortuna non ho le ali e il mio sguardo non si spinge oltre gli alberi. Però quello delle centrali è proprio un bel vedere, draghi e mattoni su colonne doriche alla fin fine sono piacevoli da vedere.

 

(Cliccando sulle immagini si ingrandiscono in slide)

Comunque il percorso non è tutto centrali idroelettriche, c’è lo spettacolo del fiume, dei luoghi abitati che attraversa, dei laghi generati dalle dighe, degli ex ponti ferroviari riutilizzati per il cicloturismo.

 

(Cliccando sulle immagini si ingrandiscono in slide)

L’arrivo a Lecco naturalmente non è solo un punto d’arrivo,  malgrado i km macinati non si può rinunciare a salire il matitone che sovrasta la città. I suoi 98 metri sono una passeggiata tra fresche pareti, non si può essere ancora soddisfatti se non si rimira il panorama dall’alto.

 

(Cliccando sulle immagini si ingrandiscono in slide)

 

Pubblicato in Ambiente Umano, fotografia, viaggi | Contrassegnato , , , , | 8 commenti

Giustizia fai da te

CSC_0069Vedendo il cartello attaccato all’ingresso di quella casa dall’apparenza rispettabile, i pensieri che sono affiorati nella mia testa sono stati tanti. La prima considerazione è stata che i poveretti che abitano in quella casa devono averne subite così tante  da scegliere di dotarsi di cani feroci e fucili a ripetizione, come quelli abbozzati nel cartello della foto. Non è da escludere che ci sia anche un sistema di allarme, perchè i cani non hanno un senso del tempo scandito dagli orologi: mangiano e dormono senza rispettare turni, se mangia uno mangiano tutti e se dorme uno gli altri lo seguono, e i padroni non possono coprire le 24 ore per 365 giorni all’anno. Il sistema d’allarme sarà collegato con il centralino di un istituto di guardie private o confidano nel fatto che chi sente l’allarme solidarizzi con i padroni di casa e chiami le forze dell’ordine? I dubbi suscitati sono più di uno. Il primo è che uno che non si fida del prossimo non può affidarsi alla sua collaborazione, il secondo è che l’avviso possa essere rivolto proprio contro le forze dell’ordine, come ad esempio la Guardia di Finanza, e non solo per proteggere i propri beni ma anche il malaffare, da chi supera i confini catastali.

Intanto in Parlamento si sta discutendo una legge che dovrebbe consentire l’uccisione degli intrusi se ci si sente in pericolo, e qualcun’altro sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare di peggior tenore. Mi chiedo a questo punto se sia normale che una persona possa uccidere senza subire un processo. Perchè il punto non è tanto la difesa personale che è un diritto già sancito dalle leggi, ma il diritto d’offesa da esercitare impunemente, regolato solo dal livello di colesterolo (e d’idiozia) presente nel sangue.

Ma la pena di morte non era stata eliminata dal nostro ordinamento giuridico?

Pubblicato in Notizie e politica, pensieri spaiati, piccole storie di guerra e di pace, sc-arti e mestieri | Contrassegnato | 31 commenti

Isola di Fronda

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il piccolo comune di Isola di Fronda se ne sta immerso nel verde cuore delle Orobie, dove culla con lo scroscio del Brembo, i muggiti delle mucche e i cinguettii degli uccelli, i suoi 180 abitanti, distribuiti in cinque contrade. Molto meno di un condominio di città. Contrade collegate tra loro da sentieri, mulattiere e una strada silvo-pastorale il cui accesso è regolato da una sbarra di metallo chiusa con un lucchetto che periodicamente viene cambiato per evitarne abusi. La distribuzione delle chiavi viene gestita dall’amministrazione comunale che così verifica la regolarità dei pagamenti per le quote di manutenzione. Un angolo di paradiso quando è bel tempo, un po’ meno quando il Brembo si riempie d’acqua e il cielo di nuvole. In passato la vita del luogo era ritmata dal ciclo vitale degli allevamenti, dall’attività estrattiva nelle miniere di rame e ferro, oltre che dalla produzione di carbone. Agli inizi del secolo scorso gli abitanti erano il triplo di quelli attuali, allora si nasceva in casa, cominciare a nascere altrove è come se avesse allargato l’orizzonte e dato inizio allo spopolamento progressivo. Ora è in estate che le contrade tornano a riempirsi come un alveare alla sera. Oltre mille abitanti e villeggianti, nei mesi estivi, si ritrovano in questi luoghi che da posto di lavoro si sono trasformati in luogo di ristoro.

Il giro delle contrade inizia con Via Piana, che si raggiunge dopo mezz’ora di cammino percorrendo un tratto in ripida salita lungo una mulattiera che si addentra nel  bosco.

Superato il piccolo agglomerato di case ed attraversato un torrente, uno dei tanti che fanno di Fronda un’isola, si risale sul versante opposto in una cornice di prati adibiti a pascolo, che circondano la contrada di Pusdosso.

(cliccando sulle immagini si attiva la slide)

Proseguendo in mezzacosta dopo aver attraversato un prato e seguendo il sentiero che si addentra nel fitto bosco, per mezzo di ponticelli fatti di tronchi, si superano ancora diversi ruscelli e dopo altri 40′ di cammino si approda a Foppa le cui case testimoniano un passato di un certo tono, come dei manufatti e decori riconducibili al XVII secolo.

(cliccando sulle immagini si attiva la slide)

Uno dei 6 abitanti della contrada mi racconta che la sua famiglia scelse la città mezzo secolo fa, a Foppa la vita era di sicuro molto faticosa, anche se 10 mucche ed il bosco permettevano una vita dignitosa, la prima cabina elettrica fu impiantata per iniziativa di un valliggiano che aveva imparato il mestiere lavorando in città.

(cliccando sulle immagini si attiva la slide)
Pubblicato in Ambiente Umano, fotografia, vivere la natura | Contrassegnato , , | 16 commenti

La concorrenza dei Centri Commerciali

DSC_0119Sono tanti i negozi che han chiuso negli ultimi anni. Erano luoghi d’incontro per la domanda e l’offerta di beni, hanno spento le luci delle vetrine come fossero stelle che svaniscono al sopraggiungere del giorno. La differenza è che le stelle riemergono e con l’avanzare del buio tornano a splendere, invece le vetrine una volta staccata la corrente non si illumineranno più e non cancelleranno lo squallore dei marciapiedi.

Tutto sembra si sia traferito nei Centri Commerciali, un “non luogo” per eccellenza, posti senza storia, dove le persone non s’incontrano ma si sfiorano scansandosi a vicenda, anonime le une alle altre,  selvaggina per i cacciatori di clienti che a loro volta si sentono cacciatori d’affari. Si aggirano in corridoi di finto marmo respirando odori da bar e cibo di strada (o corridoio). Aromi ripuliti e ricicla dagli impianti aeraulici che puliscono l’aria (si spera) e mantengono la temperatura costante.

I centri commerciali hanno preso il posto dei negozi di strada attirando una clientela che può, che vuole o che pensa di poter spendere, che considera la moneta un bene fuggevole e gli oggetti, le cose, l’unico bene tangibile. Nell’impoverimento generale ci si scopre cacciatori alla ricerca di tane. Tane ricche di selvaggina e facili da raggiungere, che non richiedono un grande dispendio di tempo e tanto meno gli effetti collaterali delle frustazioni.

Il centro commerciale è una foresta con le vetritane e i prezzi della selvaggina a vista. Il braccio dei clienti cacciatori-raccoglitori non si sposta lungo il calcio di un fucile, la mano non tende la corda di un arco,  scorre mentalmente verso la tasca posteriore dei pantaloni, al petto della giacca o alla borsetta e calcola quante cartucce o cartamoneta potrà spendere o trasferire dal proprio conto a quello di un fantasma vestito in srl o in spa, i nuovi tessuti sociali in cui si insaccano carta colorata, carte di debito con PIN e carte di credito con firma.

Che squallore la foresta del Centro Commerciale, e quanta nostalgia del negoziante che  accoglieva nel bosco cittadino di negozi senza musica distraente e con l’odore tipico delle merci in vendita.

 Nota: nel 1973 i Genesis pubblicarono Selling Englan by the pound (“Vendendo l’Inghilterra per un pound”) denunciando attraverso una metafora come i centri storici si andassero svuotando di abitazioni e persone, riempendoli di uffici e sportelli bancari.

Pubblicato in Ambiente Umano, Notizie e politica, pensieri spaiati, piccole storie di guerra e di pace, sc-arti e mestieri | Contrassegnato , , | 9 commenti

Angelo Antronaco: un pittore fotografico

Quando si vedono delle foto emozionanti e profondamente belle, per chi si diletta come me a far fotografie, verrebbe voglia di appendere al chiodo la macchina fotografica e dedicarsi ad altro. Cosa dire delle opere di Angelo Antronaco? Di sicuro un gran bene. Sino ad oggi le sue foto le avevo viste solo su  delle riviste, vederle dal vivo ogni immagine nelle sue elaborazioni trasmette con il cuore ed il cervello sprigionando emozioni paragonabili solo a quelle che certi quadri sanno dare. Per capire o avere un’idea di cosa parlo basta cliccare sul suo nome e visitare il suo sito. Le sue fotografie sono dei dipinti fotografici. Mi avevano catturato già le poche immagini pubbicate in un post da Loredana Celano (altra pittrice fotografica di cui avevo parlato qui) e quelle viste sul sito di Angelo Antronaco, ma il vederle esposte nella dimensione ideale  è stata davvero un’impressionante esperienza visiva.

Questa  la locandina dell’esposizione: 17626387_10211792033503682_2587387574682991678_nE queste sono due immagini scaricate da un post di Loredana Celano, in cui l’autore è insieme ad alcune sue opere (cliccandoci sopra si aprono in slide)

Per chi vive nelle vicinanze di Milano o vi si troverà a passare, segnalo anche la mostra che si terrà dal 4 maggio al 17 maggio al Fine Art Lab di Viale Toscana 13 a Milano in cui Angelo e Loredana esporrano le immagini di un loro reportage all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Pubblicato in Recensioni, sc-arti e mestieri | Contrassegnato , | 13 commenti

Un pezzetto di Gorgonzola

Molti comuni italiani han dato il nome a dei formaggi, Gorgonzola è uno di questi. Piccola cittadina dell’area metropolitana ad est di Milano,  di agricolo ha ormai ben poco, ma quel poco che resta di rurale è oggetto di cure e attenzioni, come il Naviglio della Martesana che attraversa la città e sulle cui alzaie si stende una godibile pista ciclabile.

(la slide si attiva cliccando sulle foto)

Pubblicato in Ambiente Umano, fotografia | Contrassegnato , | 25 commenti

A cercar la Luna sul Monte Pora

Il Monte Pora (1880 mt) è un massiccio composto da un gruppo di cime che formano un insieme montuoso nelle Prealpi Bergamasche, collocato in Val Seriana e precisamente nella Val Borlezza, nella Conca della Presolana, ovvero nel cuore delle Prealpi Orobie. Appena sotto a questo monte c’è Castione della Presolana da dove parte una strada che in breve tempo porta alle Malghe di Pora. Una meta ideale per un’escursione di fine inverno con la Luna piena. Il freddo non è eccessivo, anzi ormai si è in fase di disgelo anche se la montagna è ancora abbondantemente innevata.

Inizialmente il percorso era previsto con l’uso delle ciaspole, ma considerando che queste rallentano il passo e la neve non è ghiacciata, ne abbiamo fatto a meno anche se per un breve tratto, dove le gambe affondavano sino all’inguine, sarebbero state utili. Scarpinare  in montagna  all’imbrunire mentre le vette sfumano accarezzate dagli ultimi raggi di sole e con la Luna che si alza all’orizzonte, ha tutto un fascino particolare, un appuntamento da non rinviare.

Ma siamo in marzo, a tre giorni di sole non ne segue uno altrettanto luminoso, c’è una leggera foscia e cirrostrati che tendono ad accumularsi. Con un poco di fortuna e il contributo di madre natura qualche discreta foto ci può scappare.

Cosi con il consolidato gruppo di amici del CAI, nel tardo pomeriggio di mercoledì ci si è incamminati costeggiando la pista da sci per proseguire su una strada sterrata ancora ammantata di neve. Dopo 45′ di cammino abbiamo raggiunto il rifugio Magnolini . Da qui si è proseguiti sino al Monte Alto (1723 mt) che raggiungiamo dopo mezz’ora. La visuale si è allargata a 360 °sulle Valli Camonica, Cavallina, Seriana e di Scalve.

Percorrendo le piste battute o con piacevoli percorsi fuori pista, abbiamo percorso a ritroso l’ultima salita raggiungendo il Rifugio Pian del Termen, dove ci attendeva la cena.

Ma ecco, poco prima di tornare a valle, la Luna che si fa spazio tra le nubi.

(cliccando sulle foto si attivano le slide)

Pubblicato in Ambiente Umano, fotografia, vivere la natura | Contrassegnato , , , | 20 commenti

PLIS delle Valli di Argon

DSC_0024

Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale  delle valli di Argon si estende per 648,5 ettari unendo in se i territori di quattro comuni  ad est  di Bergamo. Dalle sue piccole propaggini (482 mt slm) si vede il capoluogo adagiato sui colli e sdraiato sulla pianura con una continuità urbana che si estende sino a Milano e oltre.

DSC_0007

Un susseguirsi di case e capannoni che tatua la pianura.

Intorno al parco restano attive aziende agricole ed enogastronomiche di pregio. Si coltiva il vitigno che produce il pregiato Moscato di Scanzo e a sorpresa vi sono ampie coltivazioni di ulivo.

Sulla sommità dei quattro colli, in un percorso di 11 km, 4 chiesette.

Cliccando QUI altre immagini del Parco

Pubblicato in Ambiente Umano, fotografia, vivere la natura | Contrassegnato | 2 commenti