G r a z i e !

Ero indeciso tra il mettere un commento di ringraziamento a quanti son passati di qua negli ultimi giorni, e rispondere uno a uno come mi piacerebbe fare. Ma il tempo è sempre poco e allora ho pensato di farlo attraverso questo post, che almeno chi entra per vedere se ho ribattuto qualcosa trova subito il mio ringraziamento.

Innanzitutto grazie sia per la frequentazione quanto per i commenti, è piacevole leggere di tanta gente che dice la sua e discute, pur con tutte le sfumature possibili, un argomento. 

Le cifre dell’evasione che ci vengono sbattute in faccia sono enormi, e aiutano la discussione. Altro che manovre finanziarie. Ma è anche vero che negli anni, una parte di evasione è stata tollerata e consentita, quasi una forma di reredistribuzione del reddito. In un occhiello di stamattina in una delle pagine interne del Corriere della sera, ho trovato l’argomentazione che ho detto. Non ho avuto modo di leggere l’articolo, ma tra me e me ho ripensato ad una cosa, alla differenza esistente tra l’evasione buona e quella cattiva. Certo è sempre evasione, ma un conto è non emettere scontrini e pagare l’università ai figli, un’altra è non emettere fatture per depositare i soldi in Svizzera. Oppure si potrebbe anche dire che il commerciante che evade l’IVA lo fa per mantenere i prezzi competitivi, con un beneficio per il cliente che acquista a prezzo più basso. Quest’ultima forma di contenimento dell’inflazione negli anni, secondo me, è stata più che tollerata, anche se è una forma di concorrenza sleale.  Con ulteriori due considerazione. La prima è che lo stato così facendo ha comunque tenuto in  mano la situazione, ovvero è riuscito sempre a quantificare il livello di evasione. La seconda, che poi deriva dalla prima, è che alcuni funzionari, rendendosi conto di quanto si andava facendo, si sono ingrassati alle spalle dei potenziali evasori (bustarelle).

Uno dei metodi adottati negli anni si chiama “indice di rotazione di magazzino”. Con una semplice formula si riesce a determinare quante volte un negozio si riempie e si svuota in un anno a fronte di un determinato fatturato e alle giacenze di magazzino.

Il danno maggiore è stato ed è quello di finire per accettare il “così fan tutti e se mi comporto onestamente sono un fesso”. Ma occorre anche dire le cose come stanno. Ad esempio un dentista non è obbligato a rilasciare fattura all’atto del pagamento, ma ha 48 h di tempo (fa fede il timbro postale). Alcune operazioni non sono assoggettate ad IVA, la loro esenzione può essere di natura diversa, ma quello che ci sentiamo spesso raccontare è “se chiedevo la fattura il prezzo cambiava”. Meglio cambiare medico, in questi casi.

E poi che dire delle espressioni dell’ex ministro Tremonti, tipo “il rimborso IRPEF non è un bancomat”. Quanti lavoratori e pensionati sulla base di quelle frasi hanno smesso di richiedere le fatture? 

E come mai sugli scontrini del supermercato c’è scritto “non fiscale”? Perché trasmettono i dati per via telematica? Ci spero.

Poi ci sono i casi di esonero del rilascio dello scontrino o della ricevuta, ad esempio per i taxisti, gli stabilimenti balneari e per altre attività considerate minori (ad esempio, ciabattini, ombrellai ed arrotini). Però che bello sapere che l’attività di un ombrellaio è paragonata a quella di un taxista. Magari daranno la seconda licenza anche all’ombrellaio.

(immagine presa da Facebook.com)