Borghi nascosti: SAVOCA

La scorsa estate, in una giornata da non dedicare al mare, dopo aver visto in TV un breve servizio su Savoca ho deciso di recarmi in questo piccolo borgo antico nell’immediato entroterra ionico, famoso per essere stato il set di alcune scene de “Il Padrino” di F.F.Coppola. Difatti il benvenuto nella piccola piazza lo dà questa siluette serigrafica

Il borgo è piccolo e disseminato di chiese, se ne contano 17, una ogni 100 abitanti, ma c’è carenza di preti e molte restano chiuse.

La vista spazia, vola oltre il baluardo dei monti, supera la valle e sfiora il mare.

Appunti di vacanza al tempo del covid 19 (3)

Una vista del Museo presa dal web

In questi giorni sto comprando la Gazzetta del Sud edizione di Messina. Le cose che più mi colpiscono sono le notizie sulle lungaggini amministrative.

Ieri veniva annunciato che il Museo cittadino, inaugurato un paio d’anni fa dopo 30 (dicasi trenta) anni dalla posa della prima pietra, non è a norma con le leggi sulla sicurezza elementari oltre che al covid 19.

Oggi il Presidente di Regione inaugura insieme al suo assessore alle infrastrutture lo svincolo di Rosolini sull’autostrada Siracusa-Gela che “nei fatti è aperto e in uso da 6 anni” (pag. 16 della Gazzetta odierna, 07/08/2020). Qualche riga prima si accenna al fatto che questo è un atto di ripicca nei confronti del Governo nazionale che aveva inaugurato un viadotto sulla A19 anticipatamente. Beghe di cortile che non mi va di approfondire.

Ciliegina sulla torta è stato dato il via libera alla riforma urbanistica con 49 voti favorevoli dell’ARS: la riforma prima di essere votata ha visto trascorrere 42 anni dall’emanazione dell’ultima legge urbanistica che risale al 1978. “La riforma mette ordine al sistema di pianificazione, semplifica le procedure e attribuisve alla Regione competenze specifiche di coordinamento attraverso una nuova visione del Piano territoriale regionale (PTR)”. Immagino l’allora neo assunto in Regione che ha iniziato a battere con l’Olivetti dell’epoca, e che per tutta la vita ha lavorato alla sua stesura. Davanti ad una storia simile forse Franz Kafka avrebbe pensato di scriverci un libro.

In zona centro della città di Messina, una lapide ricorda che in quel quartiere alloggiò Giovanni Pascoli. “Insigne letterato, autentico servitore delle Istituzioni, nel lustro della prosopopea ne elargirono gli effetti illumin….. presenti alla posa il Vescovo Cardinal Vattelapesca, il mago Merlino, la Fata Morgana”: oddio quanto odio questa città schiava del suo inutile borbonico turpiloquio che celebra la presenza dei vivi che si appoggiano ai morti.

Tra i mali della nostra società il manicheismo di funzionari e direttori generali della struttura burocratica è un fardello pesante. I politici, se incompetenti, devono supportarsi di funzionari e dirigenti che conoscono la materia e ne diventano succubi, con o senza colpa.

Sensazioni di viaggio con il covid 19 (3)

Messina è una città in attesa perenne, che comincia a svegliarsi quando i galli smettono di cantare al sole nuovo.

Non sono ancora le 6 quando mi alzo. Un’ora silenziosa. Non ricordavo così questo villaggio dell’hinterland messinese. La SS 114 anni fa mi svegliava con i suoi rumori, adesso alle 7 passa solo qualche rara automobile e si sentono i cinguettii degli uccelli. Penso che tra qualche giorno i migratori si sentiranno molto di più. Abbandonano il nord in questi giorni, le prime avanguardie dovrebbero arrivare verso dalla fine di questa settimana. L’apertura della caccia ricordo che era fissata per la fine di agosto, il 21 anche se l’uccello più ambito era il falco pecchiaiolo. Negli anni 80 qui ci fu una Greta ante litteram, una giovanissima ragazza che intraprese una crociata contro la barbara usanza di abbatttere i falchi che attraversavano lo Stretto. Anna Giordano credo si chiamasse. Si laureò in scienza legate all’avifauna, subì attacchi incivili qui in città. Io ero già lontano ma le sue vicissitudini le seguivo su Airone, che allora era un serio mensile naturalistico. Il divieto di cacciare il falco grazie a Lei e chi l’affiancò fu attuato. Dovrò fare una ricerca anche sulla Giordano (1).

Noto che le vecchie case intorno all’abitazione dei miei genitori sono state quasi tutte ristrutturate. Erano casupole vecchie e malandate, ora mostrano segni di recente ristrutturazione. La regola che la prima generazione costruisce, la seconda sfrutta, la terza depaupera e la quarta ricostruisce sulle macerie, è più che mai tangibile.

L’autostrada Messina Palermo è un cantiere con pedaggio (gli umarell sono avvisati). E’ la più scassata che abbia mai visto, molto peggio della ridotta e affollata A14. Segnaletica orizzontale sbiadita con linee gialle e bianche che si confondono, riduzioni di carreggiata continue, cartelli nascosti da piante, gallerie poco illuminate, catarifrangenti opachi di sporcizia, manto stradale da campo minato. Ieri sera rientrando da Capo d’Orlando ho percorso il tratto che tange Messina con una deviazione che mi ha portato quasi in centro città per poi ritornare all’autostrada. Ci deve essere una gran carenza di ingegneri da queste parti, una situazione stradale lasciata in balia di capi cantiere che non sanno nemmeno dove far piazzare i cartelli indicatori. Di sicuro le corsie che vanno verso Palermo seguono un tragitto diverso da quelle che arrivano, al mattino il percorso mi era sembrato quasi normale (2). Mi chiedo quanti siano gli studi tecnici che stanno “modernizzando” la tangenziale e se si parlano tra di loro. Forse sarebbe stato il caso di inviare un anno fa, ingegneri e tecnici ad un corso di formazione a Genova, o meglio visto che il ponte a Genova è già stato ultimato invitare qui le maestranze liguri.

Ma no, qui in Sicilia si sogna Rambo e Nembo Kid, e con i liguri ci si eccita solo quando attraversano lo Stretto a nuoto.

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PS:

(1) fatta la ricerca su Anna Giordano, noto che ho buona memoria 😉 ; (2) ripercorsa successivamente noto che un minuscolo cartello indicatore ad una rotonda indica come riprendere l’autostrada.

 

Lettere aperta a Rosario Crocetta (Governatore della Sicilia – per chi non lo sapesse)

Cattura1Caro Rosario,

innanzi tutto ti dico che ti apprezzo. Non sapevo chi fossi sino a quando la maggioranza (relativa) dei miei conterranei (vale in campo nazionale lo jus sanguis?) non ti ha eletto a Governatore (o presidente dell’Assemblea Siciliana, che dir si voglia). Però avendo uno spirito sinistrorso (lo stesso che mi spinto ad altri lidi 8 lustri fa), ho cercato notizie su di te. I tuoi precedenti a Gela testimoniavano che non sei un Renzi del Belice. Ma bando ai leccaculismi, a me piace dire pane al pane e vino al (di)vino, quella tua presa di posizione su Alitalia di oggi ha spalancato un portone. 

Come avrai capito subito sono un migrante, io che ha investito anche nella Sicilia un piccolo capitale e che raggiunti i 57 anni scopre che la Sicilia è lontana. Più lontana del Portogallo o della Polonia in tempi e costi (low) di viaggio. Hai ragione a dire che Alitalia, la mantenuta di stato, quella a cui pago la CIG dopo 39 di contributi e nessun diritto alla pensione, ha penalizzato la Sicilia. In questi anni ho visto un sacco di corregionali partire con Alitalia in fretta e furia per un funerale, sobbarcarsi costi enormi per un saluto estremo, per stare al capezzale dell’amato congiunto un’ultima volta. Io personalmente ho sempre avuto la fortuna di aver visto i parenti in vita da poco, non ho mai ceduto al ricatto del “a qualsiasi prezzo”, i miei cari li rammento vivi e non morti (bella fregatura per Alitalia, non ti pare?), e anche se ci fosse stato il Ponte Sullo Stretto (lo scrivo maiuscolo N.B.) avrei risparmiato si e no 20 minuti, inutili a me come a un carico di arance o mandarini considerando il limite dei 130 km orari e 1350 km da percorrere. Ma tant’è sue Eminenza il Ponte Sullo Stretto ha la precedenza, ha ciucciato soldi a valanga. Il nano di Stato ci si è buttato a capofitto con il desiderio di inaugurarlo (anche se di polistirolo), e l’unica cosa con i piedi piantati per terra non è decollata. Quale? Ma è chiaro, alla Sicilia sarebbero serviti almeno altri tre aeroporti, uno tra Messina e Palermo (dai Nebrodi il più vicino è a 180 km), uno nel nisseno  e uno nel ragusano (onore a Comiso, almeno il ciliegino lo mangiamo fresco anche al nord).

Debbo finirla questa lettera, non posso chiederti, come si fa in una lettera normale “come stai, fammi avere tue notizie”, la mia è una lettera anomala, e visto che hai parlato di aeroflotte, di aeroporti, io ci aggiungo i servizi collegati (taxi, autonoleggio, servizi alla persona, ristorazione, alberghi, turismo, affari) dichiariamo guerra ad Alitalia e facciamo un bell’aeroporto tra Barcellona Pozzo di Gotto e Cefalù, e vada a ramengo il Ponte sullo Stretto (che in acronimomicismo suonerebbe piessesse PSS, il che porta di per se male). 

Lo so resterò deluso, non sentirò a Linate “i passeggeri del volo per AZ722 diretti all’aeroporto Peppino Impastato si portino all’ingresso A per l’imbarco”, ma lasciami sognare, e se vuoi lanciare dei fondi d’investimento conta su di me, penso che anche altri aderirebbero, anche in economia l’unione fa la forza.

Lombardo si dimette per dare continuità alla sana amministrazione. Che martire!

Un anno fa ho voluto di dire la mia su “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco. Scrivevo allora che allo scorrere dei fogli e del racconto, la certezza degli eventi diventa impressione, sensazione; sminuzzandosi. Il “così è se vi pare” di Pirandello acquista forma storica. L’amaro sforna pasti che avevan nutrito la fantasia silenziosamente, ma non tanto da farne storia. Il travaglio dell’uomo sta nella certezza che non è tanto quello che avviene realmente, quanto quello che viene percepito e accettato.

Come e perché mi torna in mente quel post? Sono i fatti di questi giorni, o meglio le notizie che arrivano da giornali e TV sull’eventuale default della Regione Sicilia, sulle supposte telefonate di Napolitano a Mancino ed eventuali trattative mafiose e sul presunto ricatto di Dell’Utri a mister B. Perché le tre notizie che sembrano separate, in effetti possono essere concatenate.

M’accorgo che il condizionale è preminente in questo ragionamento, non resta che la certezza del percepito, che ha più l’effetto di una piccola folata di vento in una calda giornata d’estate. Passato il venticello, si torna a sudare. Ma il percepito non è uguale per tutti, poi è dispensato a piccole dosi programmate, giusto per lasciare qualche dubbio.

Facciamo un passo indietro. Se la notizia della possibilità di fallimento della Regione Sicilia fosse avvenuta tra uno o tre mesi mesi, sarebbe stato diverso? Certamente che si, si sarebbe detto che era il ricatto dello Stato nazionale, nei confronti di una regione autonoma a statuto speciale. Il fatto è che la prima notizia di uno sconsiderato uso dei soldi pubblici risale a ottobre dello scorso anno,  e che, da quando sono cosciente di essere al mondo, ho sempre avuto la sensazione che qualcosa non funzioni a dovere in quella terra baciata dal sole e accarezzata dalla sapiente mano degli dei che si sono avvicendati in cielo e in terra.

Mentre scrivo arriva notizia che 400mln € sono stati liberati dalle grinfie dello Stato Padrone. Gran sollazzo, Lombardo si dimette così evita di essere commissariato (tutto cambi affinchè resti uguale). Scommettiamo che da domani anche le altre due notizie piene di se e di ma, tornano nell’oblio?

Scrivevo sempre a proposito del libro di Eco, che la verità storica è solo quell’intrerpretazione che è utile al vincintore. E’ necessaria ai vivi per il mantenimento delle loro vite angustiate, nell’illusione che tutto sia preordinabile al bisogno dell’attimo. Perdonando, e chiudendo gli occhi ad ogni evento che si manifesta senza una premonizione accettabile, dalla propria etica morale. E’ pur vero che dietro ogni fatto storico ci si possono scrivere decine di storie dietro le quinte, poi è la nostra indole che le fa accettare o relegare nella fantasia. Concludevo con una domanda quanto mai attuale, riduardo al fatto che forse Eco ci parla dei giorni nostri, mettendoci in guardia da tutti quei movimenti nell’ombra, che ci fanno apparire i fatti cosi come la distrazione di massa vuole che appaiano.

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