Ora legale o ora letale?

A distanza di anni ritrovo questo vecchio post quanto mai attuale. Scrivendolo magari speravo d’influire sulla decisione a non adottare più l’ora legale. Alcuni passi sarebbero da riscrivere perché domenica saremo ancora in zona rossa e non si andrà da nessuna parte.
Spero che questo sia l’ultimo anno in cui portiamo avanti gli orologi, o anche che ad ottobre non si riportino indietro, in fondo non siamo macchine che si regolano a piacimento.

libera...mente

Odio l’ora legale. Non mi piace perché alla sera è ancora giorno, non si riesce ad assaporare quel momento in cui le vetrine accendono le luci con la gente che va ancora a spasso e poi pian piano si fa buio, le vetrine si spengono e le saracinesche abbassano le palpebre.

Non mi piace perché se sono in montagna, devo venir via con il sole ancora alto nel cielo (altrimenti poi sai che code ti becchi al rientro). Domenica prossima mi toccherà puntare la sveglia alle 4,00 del mio orologio fisiologico, se voglio andare a fare l’ultimo giro sulla neve. Non la sopporto anche se sono al mare, prima di vedere il tramonto del sole si fa ora di cena. Non mi piace se lavoro perché non mi accorgo che son le diciassette, ed è ora di andare a casa; poi la sera d’estate i concerti tardano ad iniziare per…

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Ingrandendo dei particolari scopro che …

In questi giorni di fastidioso semi lookdown mi ritrovo spesso a rivedere foto di viaggi fatti. A qualche foto apporto delle modifiche tecniche e nel farlo ogni tanto noto dei particolari che non ricordavo.

Mentre stavo correggendo l’inclinazione della foto fatta a una via di Marsiglia, noto che c’è un cagnolino che soddisfa i propri bisogni. Nell’ingrandimento sembra si sia accorto di me.

Invece la facciata del Parlamento di Lisbona ingrandita mostra delle sorprese, le sculture che secondo me rappresentano quattro caratteristiche della politica: una mostra solo una delle due facce allo specchio, una legifera, una amministra e l’ultima nutre. All’ombra degli archi d’ingresso centrali stanno due militari di guardia.

Sempre a Lisbona una foto opportunamente tagliata sembra stabilisca un diritto di proprietà sulle erbacce.

A Malaga invece l’amore per le piante non considera la fatica di innaffiarle

Infine ingrandendo una foto alla Torre ascensore di Lisbona scopro che mentre sto scattando altri fotografano me, almeno sono alla pari con l’immagine iniziale in cui ho violato l’intimità del cane.

La musica che gira

Cos’è la musica che gira? Per chi ha vissuto la propria gioventù nel secolo scorso il pensiero va ai dischi in vinile che ruotavano sul piatto del giradischi. Ma non è questa la musica che gira.

Forse sarebbe meglio chiamarla musica girovaga, cioè quella che viene eseguita da gente senza fama altisonante che calca i palchi di feste periferiche, piazze e anche balconi, come zingari felici.

Balcone musicale a Lisbona 30 aprile 2019

Forse dovrei coniugare tutto al passato, visto che da un anno suonano in soffitta o in cantina e raramente in studio, senza il contatto diretto con il pubblico più o meno affezionato, più o meno occasionale, delle loro musiche.

Rovistando nella mia soffitta ho ritrovato foto dei giorni andati, sperando che presto le vibrazioni sonore possano riprendere in pieno a tutti i livelli, dalla soffitta alla cantina, dalle piazze ai balconi.

Borghi nascosti: SAVOCA

La scorsa estate, in una giornata da non dedicare al mare, dopo aver visto in TV un breve servizio su Savoca ho deciso di recarmi in questo piccolo borgo antico nell’immediato entroterra ionico, famoso per essere stato il set di alcune scene de “Il Padrino” di F.F.Coppola. Difatti il benvenuto nella piccola piazza lo dà questa siluette serigrafica

Il borgo è piccolo e disseminato di chiese, se ne contano 17, una ogni 100 abitanti, ma c’è carenza di preti e molte restano chiuse.

La vista spazia, vola oltre il baluardo dei monti, supera la valle e sfiora il mare.

Chi è?

Ne “I Miserabili” Victor Hugo, descrivendo Gillenormand, dice: Non andava in nessun luogo, se non a patto di dominare. E’ una qualità delle persone che vogliono essere influenti a ogni costo; ove non possono essere oracoli, si fanno buffoni.

A quale Matteo, politico dei giorni nostri, si adatta meglio la frase?

Dietro un vecchio c’è sempre un bambino …

Il susseguirsi di maxirisse ad opera di fanciulli adolescenti mi fa interrogare su cosa li spinga ad affrontarsi nelle piazze delle città.

Riprendendo il motto che ho adottato per questo blog, ripercorro a ritroso le mie esperienza.

Ripenso alle baruffe che di quando in quando scoppiavano nel quartiere tra noi adolescenti, e ai motivi che li scatenavano.

Il mio era un quartiere a pettine, ovvero una via principale da cui si dipartivano delle perpendicolari leggermente più strette dette traverse.

L’aldiquà e l’aldilà si delineavano facilmente.

Lo gibboso, il rosso, il secco, il faccia di morto abitavano all’aldilà della strada maestra, se li si vedeva di qua erano fischi, sollazzi e magari lancio di pietre,

Se uno di noi si avventurava di là sapeva che doveva stare attento, avrebbe avuto lo stesso trattamento. Eravamo separati dalla via Larga, eravamo in perenne competizione. Ci preparavamo alla vita, alla lotta per la sopravvivenza.

55 anni fa non c’erano i social, si faceva gruppo in strada, si giocava a pallone in strada, si facevano le corse in bici tra le traverse, si raccoglievano i tappi di latta e si giocavano le figurine al soffio tra scalini e marciapiedi.

Quando fu inaugurato l’oratorio ci trasferimmo in massa, ci mischiammo e non poteva essere altrimenti. Il prete era don Bono solo di nome, e prima o poi ci si doveva confessare. Ci dividemmo in squadre per giocare a pallone, ci sfidavamo a chi era più bravo a fare qualunque cosa, non eravamo più divisi da una strada e dalle sue traverse. In parole forbite scoprimmo la coesione, la coabitazione, il vivere civile.

Negli ultimi decenni il tempo libero degli adolescenti è stato riorganizzato selettivamente. Ogni città, cittadina, paese, frazione ha i suoi campi di calcio, palestre, piscine … ogni ragazzo fa una, due o più attività motorie, si mette in competizione con gli altri e con se stesso e comprende che far parte di un gruppo non ha bisogno di antagonismi, capisce che la gara diverte ed ha bisogno degli altri.

Con il loockdown tutto questo è venuto a mancare, ci si trova da quasi un anno ad essere chiusi in casa e l’unico mezzo di contatto sono i social dei servizi telematici. I contrasti a causa della ridotta capacità comunicativa (sguardi, ammiccamenti, sorrisi, pacche..) si acuiscono, si formano nuovi gruppi omogenei non per attività ma per cotrasto. La gara a primeggiare immancabilmente viene a galla, non ci si addestra alla sopravvivenza stando sul divano, ascoltanto dei pà e mà annoiati, o una televisione stereotipata. A stare in casa manca tutto, anche la musica diventa afona senza contatto.

Bastano dei messaggi watszap e ci si ritrova in piazza a giocare come i cuccioli di lupo o di leone. Qualche ammaccatura alla sera diventa una medaglia al valore da mostrare il giorno dopo nel proprio giro.

Il luogo ideale per un presepe

Tra i tanti posti visitati per la prima volta quest’anno, quello che merita una particolare attenzione è Sostila (qui il colleganento ad una pagina esaustiva).  Un piccolo gruppo di case situato in Val Fabiolo, una delle tante piccole e pittoresche diramazioni della Valtellina. Un borgo abbandonato che mi ha posto molte domande senza delle giuste riposte.

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