RAI 5: per favore non rompetela

Fatemi pagare il canone, ma per favore non toccate RAI 5 perchè è bello pranzare in compagnia della buona musica. Oggi il menù è stato accompagnato dalla musica di Bethoven eseguita dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Riccardo Abbado con Maria Joao Pires al pianoforte. Solo RAI 5 può offrire certe prelibatezze. Dalla minestra d’orzo e lenticchie che oggi è stato il mio primo piatto al caffè, ho consumato un pranzo in piacevole compagnia vista l’eccellenza dei musicisti che hanno incorniciato con il suono dei loro strumenti le fughe di Maria Joao Pires, musicista che da buon profano non conoscevo, e che mi ha colpito oltre che per l’esecuzione eccellente, anche per i capelli dal taglio punk, dall’assenza di spartito e da un piccolo tatuagio sul polso destro.

Sono andato a documentarmi ed ho scoperto che è stata una bambina prodigio che a soli 5 anni ha tenuto il primo recital e a 7, come riporta Wikipedia, ha eseguito pubblicamente i concerti per pianoforte di Mozart. Nel  1970 ha raggiunto la fama internazionale e oggi che di sicuro ha superato i 50 anni ed è nonna, è considerata uno maggiori maestri. Per chi non la conosce questo il link su yoy tube:  https://youtu.be/c9gvTKdZhD4

 

 

 

 

 

La Costituzione è da riformare?

_DSC0036Quando sono nato io la Costituzione aveva 7 anni, gli anni dell’autocoscienza. Era bella già allora, ma di fatto irraggiungibile, almeno quanto Beatrice per Dante che nei sonetti della Vita Nova scriveva:

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Trovo che i versi scritti dal Poeta si possono ben dedicare anche alla nostra Carta Costituzionale: appare gentile ed onesta tanto da lasciare muto chiunque si limiti appena a guardarla, o meglio leggerla.

E’ stata lodata per l’umile ed austera veste come fosse un angelo piovuto dal cielo e non il frutto di mediazioni politiche che lasciano in chi si aggira tra le sue pieghe, un anelito sospiro solingo, perchè mai sarà raggiungilile l’estasi in sua compagnia. Ha parlato all’anima lasciando insoddisfatto il corpo,  come può fare un’otopia a cui inutilmente ci si appella.

Nelle sue prime pagine è stato scritto che la sovranità appartiene al popolo, salvo aggiungere che la esercita nei modi e nei tempi stabiliti, ovvero andando a votare quando è tempo di elezioni, e allora come una Beatrice qualsiasi cambia abito e colori. Restano immutevoli le forme, a parte qualche lifthing periodico, su cui vigila la Corte e il Presidente.

Nelle pagine iniziali è stato scritto che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, sicuramente intendendo il lavoro dell’uomo, nel 1947 non c’erano ancora i robot.

Sono stati stabiliti tutti i terrazzamenti su cui poggiare i filari dei rampicanti di una vigna collinare: comuni, provincie, regioni, camera e senato. Adesso su ogni terrazzamento si è sviluppato un abusivismo che, la dove era prevista una stanza, è stato costruito un grattacielo, per rivedere il panorama bisogna ricorrere a ditte specializzate nella demolizione di grandi manufatti.

E’ stata blindata con una cintura di castità. In molti han tentato di farle cambiare il ritmo di danza, probabilmente erano cavalieri maldestri, come Beatrice non balla.

Uno dei pochi cambiamenti intevenuti di restauro risale al 2001, quando fu data un’impronta federale alle regioni, in particolare in campo sanitario, energetico ed ambientale: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, si spende tanto per ricevere poco e forse i cambiamenti proposti nella riforma attuale possono riportare sui binari un treno che ogni tanto deraglia dopo tanto trababallar di conti.

Crowdfunding: questo sconosciuto

La parola crowdfunding è bella, la prima volta che l’ho sentita (scusate il ritardo) è stato il 25 Aprile di quest’anno al concerto tenuto dagli Yo Yo Mundi a Vimercate (MI), a quel concerto dedicato alla festa della liberazione dal nazifascismo il gruppo eseguiva molte delle canzoni resistenti di loro produzione e non, intervallate a brani del loro nuovo album “Evidenti tracce di felicità” (il video in alto è quello che apre il CD), disco appunto sviluppato in crowdfunding, che in parole povere significa che chi ama la musica di un musicista, acquista il disco prima ancora che questo venga fatto e commercializzato. Un microfinanziamento per la realizzazione di un progetto. Purtroppo non sapevo di questo autofinanziamento e l’unico modo per avere il CD è stato quello di andarlo a cercare di persona, a Vimercate appunto.

Tornando al crowdfunding è un metodo che ho trovato affascinante, fa risparmiare benzina e la buona musica, che non passerà mai dai canali stereotipati delle grandi case discografiche o dalle radio e televisioni standardizzate, trova un modo per sopravvivere. Wikipedia spiega molto bene cosa significhi il termine e da dove derivi (e a me non va di fare il copia incolla, chi vuole approfondire clikki sul link).

Comunque sia, dal momento che ho scoperto questo meccanismo avevo intenzione di suggerirlo ad alcuni dei musicisti che conosco, come ad esempio i Niggaradio, il gruppo di Catania di cui ho scritto qui. Ma oggi girando per le pagine di facebook ho trovato l’annuncio del crowfunding proprio dei Niggaradio. Quale occasione migliore per acquistare in anteprima e dare un contributo allo sviluppo della buona musica?

Se clikkate sul link potete partecipare anche voi all’iniziativa, si paga con il sistema Paypal se registrati, in ogni caso è sufficiente una normale Postepay, e se il progetto non si realizza si viene rimborsati. Chiaramente il progetto ha un termine, rimane poco più di un mese di tempo per il termine dell’iniziativa. Per chi ama la musica e crede che questa debba sopravvivere insieme alla sua indipendenza è una buona occasione e dare una mano a chi percorre nuove strade con le proprie gambe.

 

Corri Vincenzo, corri!

A che cosa serve correre, saltare, lanciare pesi e giavellotti o spingere su dei pedali?Divertimento allo stato puro, mi verrebbe da dire. D’altronde raggiungere una meta che ci si prefigge è inebriante. C’è chi scopre da subito che corre più veloce o salta più in alto degli altri, c’è chi lo scopre strada facendo che fare una cosa che da gioia, inebria.

Non so come si sente uno che ha vinto una gara, non sono mai stato un atleta, ma conosco la grande gioia che si prova quando il corpo compie qualcosa di esaltante, ed in questi due giorni Vincenzo Nibali qualcosa di esaltante l’ha fatta: ha conquistato la maglia rosa ed il Giro che oggi lo vedrà trionfare a Torino.

In questi due giorni vedere Nibali spingere sui pedali mi ha riportato a sentire i muscoli che si tendono quando spingi in salita ed il sangue pulsa nelle tempie al ritmo del respiro. Se le gambe vanno e trovano la forza di superare un colle, la discesa è un premio che accarezza la schiena, all’arrivo la sosta è l’imboccatura di un pozzo di ricordi dove tuffarsi. 

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I colori del Giro d’Italia

Oggi il giro è passato vicino casa mia. La macchina fotografica naturalmente ha cominciato a scalpitare per immortalare qualche istante della corsa e della sua cornice teatrale.

L’ho accontentata. Ecco alcune foto di quel passaggio gioioso.

Chi vuol vedere l’intera cartella di foto può cliccare QUI.

Mercato dei prezzi.

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Nel fare la spesa settimanale quasi sempre raffronto a spanne il prezzo di frutta e verdura con quello della benzina. Un chilo di arance, di pere, di mele o pomodori è quasi pari al prezzo di un litro di verde. Guarda caso alla fine della spesa settimanale quello che spendo al banco di frutta e verdura è quasi la metà di quello che spendo dal benzinaio. E’ solo un dato personale, sufficiente solo per stabilire che il prezzo di due prodotti della terra, uno coltivato e raccolto, l’altro estratto e raffinato. Ma viaggiano quasi di pari passo.

Entrambi i prodotti, uno per consentirmi di mangiare e l’altro per muovermi, pur non costando nulla all’origine hanno quasi lo stesso prezzo. Tra tasse varie forniscono allo Stato il 60% del loro prezzo finale. Il petrolio subisce solo due o tre passaggi prima di finire alla pompa (estrazione-raffinazione-commercializzazione), frutta e verdura invece subiscono qualche passaggio in più. L’aratura, la semina, la colticazione, la raccolta, la vendita all’ingrosso e infine quella al dettaglio determinano il loro valore aggiunto.

Sin qui tutto è confrontabile, quello che manca di ortaggi, frutta e benzina è il prezzo iniziale. Se dico che entrambi sono pari a zero può sembrare qualcosa di fuori luogo. In effetti il prezzo dei beni si incrementa, da zero a quel che è, solo grazie all’opera dell’uomo.

In definitiva ogni bene trovato in natura, sia esso estratto, raccolto o pescato ha un costo pari a zero, la trasformazione impressa dall’uomo ai prodotti originali, il costo di produzione, imprime un valore. Nel momento stesso in cui c’è una trasformazione c’è lavoro, inteso come energia necessaria per raccogliere, estrarre e trasformare. Ma del bene iniziale che ha valore zero cosa detemina un valore maggiore di zero? Il possesso.

Se il petrolio è mio tu per estrarlo devi pagare, se il terreno è mio tu per seminarlo e raccoglierne i frutti devi pagare. Poi l’esattore consente al prezzo di lievitare e il differenziale diventa strade, scuole ed ospedali quando non viene trafugato. Ma al di la di questo fortuito particolare chiamato furto, ogni Stato si finanzia consentendo il possesso dei beni primari. Siamo davvero liberi se non condividiamo la terra e i beni che produce gratuitamente? Quando anche l’aria visto che l’acqua in parte lo è già, sarà di qualcuno, quale sarà il suo prezzo?

Poveri papaveri (2)

Ho cominciato con il volere scattare delle foto ai papaveri nei campi di grano. Ho notato che i campi intorno a me raramente mostrano papaveri mentre proliferano sui cigli delle strade. L’ovvia conclusione che i campi siano trattati con erbicidi selettivi è stata la prima conseguenza. Ma ho cominciato ad interrogarmi anche sul tipo di erbicidi usati in agricoltura e sulla disciplina della loro somministrazione. Non sono un esperto in materia, mi muove solo la curiosità di sapere qualcosa di più alla luce delle cose che noto, ovvero l’assenza di papaveri nelle zone coltivate, l’assenza di libellule, api e farfalle che in questa stagione proliferavano.

Cercando in quel pozzo che è internet ho trovato due documenti. Il primo che la ricerca mi ha restituito è il Disciplinare regionale di produzione integrata della Regione Sicilia che fissa le norme tecniche di difesa integrata delle colture e controllo delle infestanti, datato 2013. Il nome di uno dei tanti prodotti chimici consentini, l’Oxifluorfen e i consigli d’uso ad essere utilizzato a dosi ridotte (0,3 0,45 litri/ha per intervento) in miscela con i prodotti sistemici, mi han fatto avviare un’altra ricerca sulla sua sicurezza. Sono finito su un documento della ASL3 della Regione Toscana del 30/09/2005 che lo considera sostanza irritante per gli occhi e per la pelle, in grado di provocare fumi tossici in caso d’incendio e quindi fornisce le informazioni per il medico a cominciare dalla descrizione dei sintomi: irritante per la cute e mucose fino all’ulcerazione delle mucose oro-faringea ed esofagea; irritante oculare, miosi, nausea, vomito, cefalea, ipertermia, sudorazione, dolori addominali, diarrea. Per proseguire con i danni al SNC (Sistema neurologico centrale): vertigini, atassia, iporiflessia, nevriti e neuropatie periferiche, parestesie, paralisi, tremori, convulsioni, ipotensione arteriosa, tachicardia e vasodilatazione, alterazioni ECG. Mentre i muscoli possono presentare: dolenza, rigidità, fascicolazione: gli spasmi muscolari in genere precedono di poco la morte. Exitus per collasso vascolare periferico. Terapia: sintomatica. Ospedalizzare. Controindicazioni: non provocare il vomito. E finisce con un’avvertenza: consultare un Centro Antiveleni. In casi gravi o sospetti gravi ricovero urgente in centro di rianimazione.

Da notarsi le date dei due documenti: il primo del 2013 il secondo del 2005.

Poi leggo la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 12.03.2015 che lo annovera tra le varie sostanze da sostituire. Sostituire con cosa? Lo stablisce una tabella allegata che è un elenco di prodotti al cui uso secondo me è indispensabile il ricorso al parere di un esperto, magari dottore in Chimica Agraria.

Capisco perchè i papaveri non sono più nei posti di una volta. Ma i vari enti di questo Stato collaborano informandosi tra loro nel definire le linee guida?                                         DSC_0041

Poveri papaveri.

Nei campi di grano o d’orzo si fa quasi fatica a trovarli, i diserbanti fanno un lavoro selettivo e oltre ai graminacei seminati in autunno non cresce nulla. La quantità di diserbante distribuita la si capisce dalla quantità di fiori rossi. Sul ciglio della strada, malgrado la quantità di gas di scarico i papaveri proliferano, brevi fioriture martoriate.

IL MURO

Chiudersi in dietro un muro è davvero la migliore delle soluzioni?

REPUBBLICA INDIPENDENTE

511404ff-2f92-4ca9-9574-4d4f7e5a60e7_xl Cliccare sulla foto, oppure qui:  Nostra signora delle macerie, Banksy (thans!), Gaza

Un muro.
Mi sto costruendo un muro anche io.
Ormai, senza un muro, non si può più neanche vivere.

Ma avete visto, tutto intorno?
Dove?
Ma come?
Dove.
Dappertutto?
E cosa?
Come, cosa?

Un muro.
Un muro, dobbiamo costruirci tutti dei muri.
Ognuno.
Per viverci in mezzo, dietro.
Al riparo.
Difesi.
Protetti.

Io me lo sto già costruendo.

Ma cosa?
E dove?
Per cosa?

Un muro.
Da qui.
A lì.
Un muro.
Un muro.
Di mattoni e di malta.
Un muro.
Alto, massiccio.
Con le punte di vetro spezzato, su in cima.
E il filo spinato.
Tutt’attorno.
Per stare al sicuro.

E per cosa?

Un muro.
Molto alto.
Robusto.
Per la difesa.
Senza fessure.
Senza aperture.
Senza porte e finestre.

Una cella, quindi.
Una clausura.
Anzi, di più.
Senz’aria.
Una gabbia.
Un sarcofago.
Una bara in muratura.

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