Stazioni ferroviarie

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Stazione Nord, Stazione Sud, Stazione Est, Stazione Ovest: quattro caselle del Monopoli che chi le possiede tutte può star certo che arriva alla fine del gioco, non da vincitore, ma sicuro protagonista negli scambi e nelle riscossioni.

Una stazione è ferma, non si muove,  staziona per l’appunto, si spostano i treni, le cose e le persone che trasportano,  quel che arriva o che parte si distribuisce da solo lungo i canali del delta della via.

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Le stazioni ferroviarie hanno un fascino tutto loro, di giorno sono crogiolo di gente, di sera diventano un punto malinconico al confine delle città. Poca la gente che parte, poca la gente che arriva, ad una cert’ora anche le sale d’attesa chiudono i battenti. Le luci dissolvono il buio mentre i treni come cavalli stanchi di star fermi, sbuffano in attesa che il semaforo segni verde e la luce lampeggiante del capotreno, seguita da uno sventolio di bandierina e un soffio nel fischietto, dia il via alla corsa sui binari. 

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La bellezza delle stazioni sta nell’omogeneo periodo della loro realizzazione, nate e cresciute tra il finire dell’800 e gli inizi del ‘900, sono tutte delle vecchie signore luccicanti di luci, molte le ricostruzioni post belliche, qualcuna ha cambiato aspetto, plastiche facciali che non ne hanno cambiato il carattere. 

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Ho trascorso parecchio tempo nelle stazioni in attesa della coincidenza tra un treno e l’altro, una grande varietà di persone quella che le popola: fidanzate in attesa, lavoratori e studenti pendolari che arrivano o che partono, mendicanti, perditempo, ferrovieri e agenti della polizia. Alcune categorie sono sparite del tutto: i lucida scarpe, i facchini ed i fotografi.

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Ho conosciuto chi in stazione ci andava tutti i giorni per cercare qualcuno, tutti i giorni all’ora in cui arrivava la Freccia del Sud, che era un treno che si formava a Palermo da una parte e Siracusa dall’altra, poi a Messina  la traversata sul traghetto e l’assemblaggio  delle carrozze a Villa San Giovanni formava in un serpente che sembrava infinito. Chi aspettava la freccia del Sole non aspettava nessuno in particolare, gli piaceva mischiarsi alla folla che fluiva verso l’uscita, forse per tentare di sentire in loro ancora il profumo del mare, forse per carpirne le parole e apprendere qualche notizia sfuggita ai giornali, riconoscere quel particolare accento che lo riconducesse all’isola lontana, e ogni tanto incontrare qualcuno che conosceva. Quel contatto annullava la distanza diventando un lago rigene(r)rante.

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Servizio d’ordine

Una parte importante nell’organizzare una manifestazione è assunta dal Servizio d’Ordine. Uso il presente perché do per scontato che ancora oggi sia così. Gli incidenti sono sempre in agguato, evitarli è indispensabile se non si vuole lasciare solo una brutta immagine.

Dopo i fatti di Milano del Primo Maggio quale che sia il sottobosco dei black bloc, non si pò non concludere che il Servizio d’Ordine della manifestazione è stato carente, vuoi per ingenuità o inesperienza, vuoi per sottovalutazione del rischio correlato, tanto a pagare è qualcun altro. Dopo i fatti di Genova del 2001 è chiaro che le infiltrazioni di violenti psicopatici nei cortei ne alterano i fini e gli obiettivi siano all’ordine del giorno. Polizia e Carabinieri dovrebbero avere il compito di vigilare, di contenere e di prendere in consegna i facinorosi, gli organizzatori quello di non lasciare che azioni inconsulte sviliscano gli obiettivi. Oggi non sappiamo più il perché ci sia stata la manifestazione di protesta a Milano, rimangono le auto bruciate, le vetrine rotte,  i muri imbrattati le strade sporche. L’obiettivo che si proponevano i black dog, pardon bloc,  era questo ed è stato raggiunto? I più vanitosi per immortalare le loro prodezze si sono fatti l’autoscatto, i meglio addestrati si sono nascosti dietro cortine di fumo all’interno delle quali si sono spogliati di ogni vestito e ogni colpa.

I signori dei b.b. non hanno considerato la reazione della città di Milano, della solidarietà che scatta quando il pericolo incombe, il senso di pulizia che sta seguendo i fatti di due giorni fa non se lo aspettavano proprio, qualcuno alla fine ha sbagliato i conti.

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Si inagura l’EXPO’. Buona festa del Lavoro liquido.

Non lo so se andrò in pellegrinaggio all’EXPO’. Da un lato sono incuriosito dalle strutture messe in piedi, una curiosità architettonica, dall’altra mi dico anche che il tutto sarà simile ad un centro commerciale  gigantesco. Ci vorrà il carrello della spesa? 

Per intanto la spesa l’hanno fatta le agenzie di lavoro, un immenso prendi tre e paghi uno agevolato dal  Job ad hoc figliastro del job acts, perchè a noi italiani la fantasia non manca e fatta la legge si trova l’inganno, ne teneva conto l’art. 18, troppo dogmatico per una penisola frastagliata.

Ho avuto modo di leggere qualche contratto stipulato in questi giorni ed accettato da avanziani lavorativi, giovani e non più giovani. Contratti a tempo indeterminato per fruire di tutte le agevolazioni previste dalla Legge 183/2014, esplicitando l’interpretazione di nessun vincolo temporale e licenziabilità in qualsiasi momento con la tacita rinuncia ad ogni sussidio legale. Il nuovo avanza, un’alluvione nell’oceano liquido 

L’expò durerà sei mesi, poco più di 180 giorni, lo stesso numero della legge Basaglia del 1978 che chiuse i manicomi, ma anche  della Legge 180 del 2011, che ha dato un’ interpretazione conforme agli articoli 35 e 41 della Costituzione.

Comunque oggi è la festa del Lavoro, l’ingresso all’expò è riservato ai VIP ed agli addetti. Non sono l’uno e tantomeno l’altro. Buon Primo Maggio ricordando l’articolo 1 della Costituzione: 

– L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

– La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

I trattini sono una mia aggiunta, non leggiamoli come segno algebrico condizionale, oppure no il doppio meno può far riflettere.

Alpe Andolla_DSC0011_835

 

Legge elettorale e discussioni inconcludenti

In questi giorni il Governo Renzi affronta il nodo cruciale della legge elettorale. Se ne è parlato molto e a lungo per non decidere mai. Non so chi disse “noi tedeschi prima discutiamo e poi decidiamo, voi italiani prima discutete e poi continuate a discutere”. Detta così sembra una battuta, ma in definitiva è la verità. 

Nel dicembre dello scorso anno scrivevo sull’argomento, ma anche due anni prima, in definitiva di riforma elettorale se ne parla da anni e mai si conclude. In precedenza il Parlamento ha partorito il mattarellum prima e poi il porcellum, da quali maggioranze sono state elaborate quelle leggi? Erano buone leggi? Su questa che sta per essere varata è un pezzo che si discute, a gennaio 2014 sembrava che il nodo fosse lo sbarramento che poi è stato fissato al 3%,  cliccare qui per rinfrescarsi la memoria. Forse il Parlamento di queste cose ama parlamentare all’infinito.

Ma vediamo un poco chi si oppone a questa legge o al metodo adottato per la sua formulazione ovvero l’adozione del voto di fiducia. Su questo punto un dignitoso distinguo viene posto dalla minoranza del PD, che non è una minoranza del 3 o del 10%, bensì una parte consistente del partito che secondo me nel voto di fiducia vede sminuito il ruolo del Parlamento. Su questa presa di posizione soffia Forza Italia, la Lega e il M5S, le cui speranze di sopravvivenza sono legate più ad una diminuzione dei voti del PD che ad una propria capacità critica e politica. La riduzione percentuale del PD sarebbe consistente qualora ci fosse una scissione interna.

Insomma l’elettore non sta a cuore a nessuno, nessuno parla di ridare fiducia al quel 45% dell’elettorato che sempre più si astiene dal voto, che annulla o vota scheda bianca. Ben venga il voto di fiducia in questo frangente, sarà poco democratico ma la democrazia è fatta anche di numeri, le leggi personali del ventennio berlusconiano sono democratiche? sono state votate da maggioranze democratiche? oppure eravamo più bravi ad ingoiare i rospi forzisti?

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La parata del 25 aprile

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Ho voluto trascorrere la giornata odierna in città per seguire con la fotocamera il corteo, o manifestazione, o commemorazione, della festa della Liberazione.

Nella mia città (sempre ché mi diano la cittadinanza, pardon residenza) a guida leghista, il dubbio sulla reale portata dell’evento è ampio, la bilancia pende verso una commemorazione di facciata. Durante la sfilata il passo era cadenzato dai ritmi militari in 6/8, poi c’è stato il gran finale con gli alzabandiera di tre bandiere: la nostra, quella USA e quella UK con relativi inni e concertino bandistico (quattro bande musicali efferenti ad altrettanti corpi militari) in cui spiccava il bel “volare oh oh” di Domenico Modugno, musica buona per i sognatori ma anche per gli aviatori ed i paracadutisti. Non so se la Giunta ha pesato sulla scaletta ma visto che stupido non sono, credo di si (nella scaletta c’era anche “o suddato innammurato”), a seguire forse i discorsi delle autorità e la Messa, dico forse visto che ho disertato il finale per andare a caccia di immagini più valide.

Il 25 aprile per le Istituzioni è una data importante, ma c’è modo e modo per spendere i soldi pubblici. Con la Festa della Liberazione, purtroppo, si sancì una sorta di “vulemose bene” per non trascinarsi in una sanguinosa guerra civile. Si consenti ai fascisti di cambiare casacca, bandiera e faccia (per il cuore bisognava aspettare Barnard), per amor di vivere. Che dopo 70 anni ci sia chi si fa stipendiare dallo Stato addobbandosi con una fascia tricolore come fosse un albero di Natale, per costruire la sua personale barricata, m’infastidisce non poco. Perchè nella vita bisogna scegliere, o sei amico dei fascisti o sei servo della Costituzione, entrambe le cose non vanno bene, per quanto si possa “Volare” i piedi per terra bisogna metterli. L’atterraggio è sempre più rischioso del volo.

Domani manifestazione dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Amministrazione Comunale assente e manifesti strappati.

La sera prima della festa di Liberazione.

Ieri sera ho voluto fare un giro per la città, cercando d’immaginare come potesse essere trascorsa 70 anni fa la notte che anticipava la liberazione.

Liberazione è un sostantivo attivo, che necessita di un’attività per essere conseguita, settanta anni fa quel giorno fu preceduto da azioni di lotta. Settantanni dopo, vale a dire oggi, la festa è preceduta da preparativi che vanno dagli imbandieramenti delle vie principali alla preparazioni delle orazioni per ricordare quel giorno. La notte oggi trascorre tranquilla, liberi di non doverci liberare. 

Sorelle mie…

popof1955:

Questo articolo, scritto da un’amica qualche anno fa, è più che mai attuale. Il ring mediatico si è acceso da giorni dimenticando le madri che han saputo o sapranno del destino dei loro figli, ci sentiamo invasi e dimentichiamo che anche noi scapperemmo da un incendio.

Originally posted on liberamentesemplice:

Compianto di Nicolo' Dell'Arca, Bologna II

Vi vedo  sorelle  della riva opposta alla mia… arrivano fin qui, portati dallo scirocco, e sarebbe giusto arrivassero in ogni dove, il suono dei vostri gemiti, le urla della vostra disperazione assoluta, il vostro j’accuse. Vi percepisco piegate nei vostri esili corpi a rotolare nella sabbia arsa,  bagnata da fiumi di lacrime a strapparvi i capelli e le carni. Il vostro dolore è anche il mio, il nostro. Chiedo perdono ben consapevole di non meritarlo, troppo poco facciamo per evitare che il mondo giri in maniera anomala e contronatura.

Vorrei potervi abbracciare forte forte ad una ad una per riuscire a stordirvi e alleviarvi lo strazio anche solo per un attimo. Sento il peso, la grandezza, l’enormità del vostro dolore…un dolore straziato, umano, viscerale, terreno, non rassegnabile, non giustificabile, non accettabile.

Quale Dio potrà consolare il dolore di una madre, se questo dolore non ha una ragione? Solo pochi giorni prima…

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Occhio di falco

Dal prossimo campionato di calcio per dirimere la questione importante riguardante una palla che supera la linea di porta verrà usata una telecamera speciale, già in uso in altri sport che usano palle più piccole. Questa telecamera sarà chiamata occhio di falco.

Bei tempi quando bastava un pallone due porte due guardalinee e un arbitro per decidere il risultato di una partita, spesso restavano i dubbi, si discuteva per giorni e si argomentava per anni sulla reale fattura di un goal. Poi è arrivato il quarto uomo e da qualche anno i guarda porte, in pratica oltre ai 22 calciatori ed ai raccattapalle si aggiungono 6 persone per stabilire se un’azione è lecita. Nei campi di calcio l’occupazione è aumentata? Sicuramente nelle scuole arbitrali, per adeguarsi ai tempi. 

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Tesoretto? E’ solo il primo

In vista del DEF il Governo trova soldi che non si aspettava. In questi casi la mia retorica mi porta ad una duplice domanda: è un caso o era tutto calcolato? Se è un caso vuol dire che paghiamo le tasse a degli incompetenti che non sanno prevedere i costi e provvedere ai bisogni della collettività, se invece è stato tutto calcolato è un atto criminale. Resterà sempre il dubbio.

Ma il mio titolo dice anche che è solo il primo tesoretto dell’anno. Il secondo tesoretto arriverà intorno a novembre o al massimo nei primi tre mesi del 2016, quando saranno più chiare le entrate fiscali. Difatti tra qualche mese i lavoratori dipendenti presenteranno le loro dichiarazioni dei redditi. Prendo in considerazione solo i lavoratori dipendenti in quanto unici beneficiari delle famose 80 €, una cifra che diminuisce al crescere del reddito. In massima parte i lavoratori dipendenti, io per primo, hanno fatto il ragionamento del meglio un uovo oggi che una gallina domani, così con la presentazione del mod. 730 scopriremo che il rimborso per oneri detraibili e/o deducibili sarà minore delle aspettative in quanto nel reddito da lavoro dipendente non abbiamo chiesto al datore di lavoro di considerare anche la rendita degli immobili posseduti ed altro. Buona parte dei lavoratori dipendenti questo lo sa, il Governo (o i tecnici contabili) però diranno che le entrate fiscali sono aumentate e quindi i giornali strilleranno di nuovo al tesoretto, come  fosse un gratta e vinci. 

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La giostra del Palazzaccio

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Un anno fa ho scattato questa foto, una foto normale come tante, foto anonima, senza storia e senza gloria anche perché nel farla c’era qualcosa che mi infastidiva. Oltre alle auto in sosta sul piazzale c’era quella giostra in primo piano. A distanza di una anno mi chiedo ancora quale sia l’utilità di una giostra davanti alla sede della Corte suprema di cassazione, del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma e della Biblioteca centrale giuridica. Oggi è Pasqua, chissà se la giostra è ancora li ad allietare con musiche dondolanti chi decide di farci un giro, ad ogni modo Buona Pasqua a chiunque sente il bisogno di un giro di giostra.

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