San Marco d’Alunzio

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(Cliccando su questo link: https://goo.gl/photos/HKpq3J7xS4pwytzF8 , si accede alla cartella)

L’antico paese di San Marco d’Alunzio in provincia di Messina, collocato su una delle colline dei Nebrodi a 548 slm, accoglie il viaggiatore su una terrazza: una delle sue piazze che accarezza la vista con le Isole Eolie e della sinuosa costa tirrenica siciliana, da Capo d’Orlando a fin dove il confine provinciale sfuma.

Invitante per la frescura che promette nelle sere d’estate, si annuncia a chi lo visita con un bassorilievo che mostra la sua antica essenza. Tra i suoi vicoli stretti collegati da scalette, i suoi 2100 abitanti (che eran 3500 negli anni ’60) dispongono di ben ventidue chiese, quattro musei, quattro biblioteche, un tempio greco del IV secolo a.C. dedicato ad Ercole e trasformato dai normanni in chiesa cristiana, un monastero Benedettino, un convento dei Frati Cappuccini e i ruderi del castello normanno. Su ogni pietra antica, o recuperata all’uopo, predomina il rosso delle pietre di marmo autoctono.

Anni fa un’anziana donna mi cantò una canzone dialettale che esaltava i profumi e i colori del borgo, con ogni probabilità cantava le rime di quei versi a tutti i turisti che passavano da quei vicoli strappati alla storia e che allora venivano ricuperati pietra dopo pietra. Quell’anziana donna, magari considerata stramba, era una guida tattile olfattiva che ormai s’è persa nel tempo che riaffiora, cullato dalle onde del vento che trasporta gli aromi dal mare ai monti, dove i pastori curavan le greggi.

“Ignavi raggiri”*

Sulla scia degli strilli di cronaca riguardanti la precaria giunta comunale di Roma, stamattina mi è tornato in mente il fatto che nel giugno del 1993 s’insediò a Milano, che quanto a dimensioni può reggere il confronto con Roma, la giunta leghista di Marco Formentini. Il confronto mi appare naturale per molti punti di paragone, primo fra tutti il fatto che era la prima volta che la Lega conquistava un comune di grandi dimensioni. La Lega allora era alle prime armi come oggi il M5S, la differenza era che moli suoi uomini masticavano il politichese, e qualche idea di governo l’avevano. A Milano l’ondata di “mani pulite” nella tangentopoli del ’91 faceva ancora sentire i suoi effetti, allora come l’altro ieri a Roma per “mafia capitale” e sempre oggi a Roma come allora a Milano milioni di elettori han fatto confluire i propri voti in una lista che annunciava dei cambiamenti. La Milano di quel periodo la ricordo come una città spenta, senza entusiasmo. L’amministrazione della Lega tenne in stallo per anni gli investimenti e forse la Lega ha avuto pochi indagati (riferendosi a quell’evento e a quel periodo) perchè tenne stretti i cordoni della borsa e furono pochi i rifacimenti infrastrutturali a cui han fatto eco pochi effetti collaterali.

Formentini non si trovò nelle difficoltà che incontra oggi la sindaco Raggi per il semplice fatto che il M5S non ha nessuna capacità di gestire la politica, non riconosce alla politica il peso che ha, vi si contrappone in forma totalmente anarchica, mentre la politica è fatta di alleanze, anche impossibili. Tanto più grande è il mare da navigare tanto maggiori le difficoltà che avranno le piccole barchette in cerca di una guida. Una cosa è attraversare lo Stretto di Messina a nuoto, un’altra governare un transatlantico. Si possono fare pure i saltelli e gli inchini che si vuole, ma se non si ha una profonda conoscenza del rischio e del fondale, anche la Concordia affonda. Se proprio Grillo & C dovevano fare una prova di galleggiamento dovevano cominciare a valutare le onde di un lago e non quelle dell’oceano.

*: il titolo è un anagramma trovato/ideato da Franco Muzzioli.

Randazzo

DSC_0403-001Da tempo desideravo fare una sosta a Randazzo. Il nome della città è rimbombato nelle nostre orecchie grazie a quel  Dott. Randazzo che investigava sullo stato di salute di Dante/Roberto Benigni nel film Jonny Stecchino (cliccando qui si visiona uno spezzone del film per chi non lo ha visto o non lo ricorda), ma anche per le varie volte che l’abitato di Randazzo è stato minacciato dalle colate laviche dell’Etna, difatti per poter raggiungere le pendici del vulcano provenendo dalla costa siciliana che si affaccia sul Mar Tirreno, bisogna passare per la città etnea. Calcolati per bene i tempi di percorrenza che si aggirano su una media di 40 km orari, vuoi per la tortuosità delle strade, vuoi per l’attraversamento di tante cittadine, partento alle 9,00 del mattino vi sarei giunto per l’ora di pranzo. Così è stato, 60 km in quasi 2 ore passando per Capo d’Orlando, Naso, Ucria, Floresta, Favoscuro, Santa Domenica Vittoria e infine Randazzo. Visto che anche il buon Dio al settimo giorno si riposò, io dopo aver attraversato 6 cittadine non potevo non sostare nella settima anche perchè erano le 11 passate e presto sarebbe stata ora di pranzo. Ma al sud non si pranza a mezzogiorno, di norma mai prima delle 13,00 e se proprio vuoi darti un tono prendi posto a tavola alle  14,00. Insomma ho trovato il tempo per scattare qualche foto alle belle architetture della città. Un’immagine in particolare mi ha colpito ed è stata l’ultima che ho scattato prima di proseguire per la mia meta e che ho messo a presentazione di questo post. E’ una vecchia costruzione in mezzo a tante altre più recenti. Finestre e porte non ci sono più, ad eccezione di una serie di tavole di legno che ne impediscono l’accesso. Sul palo a sinistra, che serve per trasportare le reti elettriche e telefoniche, c’è un aggeggio che sembra una telecamera che porta a pensare che oltre le pareti di facciata ci sia un cortile, la finestra senza infissi  non mostra un interno buio. Con questultima immagine, cliccando sulla quale si accede alla cartella, dopo un pranzo veloce a base di arancine e mozzarelle in carrozza, come solo in provincia di Catania e Messina sanno fare, ho proseguito il mio viaggio alle pendici dell’Etna. Peccato che la funivia fosse ferma, la prossima volta dovrò informarmi meglio per sapere se il servizio viene effettuato, ovvero conoscere quando ha inizio la stagione turistica con le attività relative.

 

 

 

Turbo-lenti Raggi di sole

Nei corsi di formazione dei menagement aziendali viene raccontata una storiella che quasi tutti ormai conoscono. E’ quella del professore che sale sulla cattedra, vi pone un vaso di vetro e poi lo riempie di sassi. Alla fine dell’operazione guarda l’aula e chiede agli studenti se il vaso è pieno. Alla risposta affermativa corale pone sul tavolo un sacchetto di sassi più piccoli e scuotendo il vaso li versa e chiede se a questo punto il vaso e peno. Ennesima corale risposta affermativa come la volta successiva in cui versa dei sassolini. Infine versa della sabbia che riempie tutti gli spazi. A questo punto il vaso è veramente pieno ed il professore chiede agli studenti quale sia la conclusione da trarre. Chiaramente non è quella esposta dai più e che nessuno osa formulare. La risposta viene fornita direttamente dal docente il quale spiega che per riempire adeguatamente ogni spazio avendo a disposizione soggetti diversi per forma e peso prima occorre far entrare i sassi più grossi e successivamnte quelli di più piccole dimensioni.

Se la Raggi avesse conosciuto questa storiella forse sarebbe in una situazione meno sgradevole. Le strade le puliscono i netturbini o operatori ecologici, ma se non ci sono le teste che decidono come quando e con chi fare le cose anche la semplice raccolta dei rifiuti va in tilt, figurarsi il resto. Ne sa qualcosa Masaniello.

 

Montalbano Elicona

Non ricordavo quasi più l’esistenza di Montalbano Elicocona. Il primo approccio con la cittadina è stato il pane, un pane scuro e profumato che ogni tanto portava a casa uno zio viaggiatore. Un pane speciale, prodotto con grano duro e cotto con legna che ne esaltava il sapore. La sua cura rimane quasi intatta ancora oggi, affidata alle mani sapienti di fornai che esportano il prodotto nel circondario. Oltre il pane non avevo altri ricordi, ma un’indicazione stradale durante l’ultima vacanza in Sicilia ha attirato la mia attenzione, così un pomeriggio ho imboccato la strada che si inoltra dal mare di Falcone verso i Monti Nebrodi. Una strada a volte dissestata, al limite della sicurezza con il selciato deformato da smottamenti. Poi in lontanaza ecco il borgo avvolto nella nebbia bianca di una nuvola, come a volersi nascondere alla vista.  L’origine del suo nome forse è proprio in questo biancore, mentre Elicona potrebbe derivare dalle toruose anse di un torrente a valle. Nei suoi vicoli stretti le case sembra sussurrino appoggiale le une alle altre, facendo da cornice al castello che sovrasta il borgo.

(Cliccando sul collage di immagini si accede all'album)
(Cliccando sul collage di immagini si accede all’album)

 

RAI 5: per favore non rompetela

Fatemi pagare il canone, ma per favore non toccate RAI 5 perchè è bello pranzare in compagnia della buona musica. Oggi il menù è stato accompagnato dalla musica di Bethoven eseguita dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Riccardo Abbado con Maria Joao Pires al pianoforte. Solo RAI 5 può offrire certe prelibatezze. Dalla minestra d’orzo e lenticchie, che oggi è stato il mio primo piatto, al caffè, ho consumato un pranzo in piacevole compagnia vista l’eccellenza dei musicisti che hanno incorniciato con il suono dei loro strumenti le fughe di Maria Joao Pires, musicista che da buon profano non conoscevo, e che mi ha colpito oltre che per l’esecuzione eccellente, anche per i capelli dal taglio punk, dall’assenza di spartito e da un piccolo tatuagio sul polso destro.

Sono andato a documentarmi ed ho scoperto che è stata una bambina prodigio che a soli 5 anni ha tenuto il primo recital e a 7, come riporta Wikipedia, ha eseguito pubblicamente i concerti per pianoforte di Mozart. Nel  1970 ha raggiunto la fama internazionale e oggi che di sicuro ha superato i 50 anni ed è nonna, è considerata uno maggiori maestri. Per chi non la conosce questo il link su you tube:  https://youtu.be/c9gvTKdZhD4

 

 

 

 

 

La Costituzione è da riformare?

_DSC0036Quando sono nato io la Costituzione aveva 7 anni, gli anni dell’autocoscienza. Era bella già allora, ma di fatto irraggiungibile, almeno quanto Beatrice per Dante che nei sonetti della Vita Nova scriveva:

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Trovo che i versi scritti dal Poeta si possono ben dedicare anche alla nostra Carta Costituzionale: appare gentile ed onesta tanto da lasciare muto chiunque si limiti appena a guardarla, o meglio leggerla.

E’ stata lodata per l’umile ed austera veste come fosse un angelo piovuto dal cielo e non il frutto di mediazioni politiche che lasciano in chi si aggira tra le sue pieghe, un anelito sospiro solingo, perchè mai sarà raggiungilile l’estasi in sua compagnia. Ha parlato all’anima lasciando insoddisfatto il corpo,  come può fare un’otopia a cui inutilmente ci si appella.

Nelle sue prime pagine è stato scritto che la sovranità appartiene al popolo, salvo aggiungere che la esercita nei modi e nei tempi stabiliti, ovvero andando a votare quando è tempo di elezioni, e allora come una Beatrice qualsiasi cambia abito e colori. Restano immutevoli le forme, a parte qualche lifthing periodico, su cui vigila la Corte e il Presidente.

Nelle pagine iniziali è stato scritto che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, sicuramente intendendo il lavoro dell’uomo, nel 1947 non c’erano ancora i robot.

Sono stati stabiliti tutti i terrazzamenti su cui poggiare i filari dei rampicanti di una vigna collinare: comuni, provincie, regioni, camera e senato. Adesso su ogni terrazzamento si è sviluppato un abusivismo che, la dove era prevista una stanza, è stato costruito un grattacielo, per rivedere il panorama bisogna ricorrere a ditte specializzate nella demolizione di grandi manufatti.

E’ stata blindata con una cintura di castità. In molti han tentato di farle cambiare il ritmo di danza, probabilmente erano cavalieri maldestri, come Beatrice non balla.

Uno dei pochi cambiamenti intevenuti di restauro risale al 2001, quando fu data un’impronta federale alle regioni, in particolare in campo sanitario, energetico ed ambientale: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, si spende tanto per ricevere poco e forse i cambiamenti proposti nella riforma attuale possono riportare sui binari un treno che ogni tanto deraglia dopo tanto trababallar di conti.

Crowdfunding: questo sconosciuto

La parola crowdfunding è bella, la prima volta che l’ho sentita (scusate il ritardo) è stato il 25 Aprile di quest’anno al concerto tenuto dagli Yo Yo Mundi a Vimercate (MI), a quel concerto dedicato alla festa della liberazione dal nazifascismo il gruppo eseguiva molte delle canzoni resistenti di loro produzione e non, intervallate a brani del loro nuovo album “Evidenti tracce di felicità” (il video in alto è quello che apre il CD), disco appunto sviluppato in crowdfunding, che in parole povere significa che chi ama la musica di un musicista, acquista il disco prima ancora che questo venga fatto e commercializzato. Un microfinanziamento per la realizzazione di un progetto. Purtroppo non sapevo di questo autofinanziamento e l’unico modo per avere il CD è stato quello di andarlo a cercare di persona, a Vimercate appunto.

Tornando al crowdfunding è un metodo che ho trovato affascinante, fa risparmiare benzina e la buona musica, che non passerà mai dai canali stereotipati delle grandi case discografiche o dalle radio e televisioni standardizzate, trova un modo per sopravvivere. Wikipedia spiega molto bene cosa significhi il termine e da dove derivi (e a me non va di fare il copia incolla, chi vuole approfondire clikki sul link).

Comunque sia, dal momento che ho scoperto questo meccanismo avevo intenzione di suggerirlo ad alcuni dei musicisti che conosco, come ad esempio i Niggaradio, il gruppo di Catania di cui ho scritto qui. Ma oggi girando per le pagine di facebook ho trovato l’annuncio del crowfunding proprio dei Niggaradio. Quale occasione migliore per acquistare in anteprima e dare un contributo allo sviluppo della buona musica?

Se clikkate sul link potete partecipare anche voi all’iniziativa, si paga con il sistema Paypal se registrati, in ogni caso è sufficiente una normale Postepay, e se il progetto non si realizza si viene rimborsati. Chiaramente il progetto ha un termine, rimane poco più di un mese di tempo per il termine dell’iniziativa. Per chi ama la musica e crede che questa debba sopravvivere insieme alla sua indipendenza è una buona occasione e dare una mano a chi percorre nuove strade con le proprie gambe.

 

Corri Vincenzo, corri!

A che cosa serve correre, saltare, lanciare pesi e giavellotti o spingere su dei pedali?Divertimento allo stato puro, mi verrebbe da dire. D’altronde raggiungere una meta che ci si prefigge è inebriante. C’è chi scopre da subito che corre più veloce o salta più in alto degli altri, c’è chi lo scopre strada facendo che fare una cosa che da gioia, inebria.

Non so come si sente uno che ha vinto una gara, non sono mai stato un atleta, ma conosco la grande gioia che si prova quando il corpo compie qualcosa di esaltante, ed in questi due giorni Vincenzo Nibali qualcosa di esaltante l’ha fatta: ha conquistato la maglia rosa ed il Giro che oggi lo vedrà trionfare a Torino.

In questi due giorni vedere Nibali spingere sui pedali mi ha riportato a sentire i muscoli che si tendono quando spingi in salita ed il sangue pulsa nelle tempie al ritmo del respiro. Se le gambe vanno e trovano la forza di superare un colle, la discesa è un premio che accarezza la schiena, all’arrivo la sosta è l’imboccatura di un pozzo di ricordi dove tuffarsi. 

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I colori del Giro d’Italia

Oggi il giro è passato vicino casa mia. La macchina fotografica naturalmente ha cominciato a scalpitare per immortalare qualche istante della corsa e della sua cornice teatrale.

L’ho accontentata. Ecco alcune foto di quel passaggio gioioso.

Chi vuol vedere l’intera cartella di foto può cliccare QUI.