La crisi è finita? Ma non siamo in pace.

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Cancellare la crisi al 10° anno con uno 1,2 di PIL tendenziale o 1,5 annuale è come eliminare il caldo opprimente con una bella doccia fresca: dopo si ha più caldo di prima. Fa un certo effetto sentire le frasi altisonanti dei leader politici di governo per una variazione positiva dello 0,4 del PIL annuale. Se le cose vanno così bene perchè la BCE continua ancora con la politica del quantitative easing comprando titoli a garanzia del debito degli stati (tra cui l’Italia)? Forse perchè i titoli tossici che erano nelle casseforti delle banche non si sono disintossicati e il rischio di default non è diminuito? O è forse solo per il fato che le leggi di programmazione economica sono basate su delle previsioni di crescita stimata ed una variane positiva consente di stare a galla dimenticando che un buco nella ciambella di salvataggio può affondarci.

Intanto si riaffaccia l’inflazione, o meglio viene pompata ad arte con il bene placido di economisti e popolo. Le bollette telefoniche sono  passate da mensili a quadrisettimanali, in termini di costo scadenzato non cambia nulla, a livello annuale si avranno non 12 ma 13,03 bollette con un incremento dell’8,6%, tra qualche anno l’operazione verrà condannata da qualche TAR ma non porterà ad un rimborso per il cliente-utente-consumatore. In molte località il caffè ha subito un incremento del 10% e complici le ferie estive e il distratto rientro, alcuni supermercati stanno aumentando i prezzi mascherandoli dietro offerte 1×2 (paghi uno prendi 2) il prezzo singolo viene aumentato del 9-10% ma con 2 pezzi si risparmia, questo per 15 gg. poi resta il prezzo aumentato per gli altri 350 gg. dell’anno. Anche il costo alla pompa di benzina e gasolio sta aumentando di percentuali simili e appena l’estate sarà finita il gas (necessario per il riscaldamento) seguirà a ruota l’andamento prezzi/stagione. Per la fine dell’anno l’ISTAT annuncerà che l’inflazione è salita, un  bel respiro di sollievo per i mercati finanziari ed un segnale di ripresa.

Ma è davvero così? Forse no se il risparmio viene tassato e premiato con tassi negativi. Dopo i PAC (Piani di Accumulo di Capitale) in auge per un quarto di secolo tra gli anni ’80 e gli inizi del nuovo millennio, cioè sino a quando non scoppiarono prima la bolla HI-TEC e dopo quella dei mutui USA, ora spuntano i PIR (Piani Individuali di Risparmio a lungo termine): i primi promettevano un guadagno attraverso una forma costante di investimento che sfruttando l’altalena delle borse avrebbe consentito maggiori guadagni, ma non sempre è stato così, anzi … I PIR riusciranno a garantire il risparmio attaverso una gestione professionale non delegabile al buon padre di famiglia che ha perso smalto? Se questi sono i chiari di luna il mostro che ha generato la crisi ancora non è sazio.

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REFERENDUM PER L’AUTONOMIA DELLA LOMBARDIA

CatturaSono passati circa 25 anni da quel 25 gennaio 1992 in cui il Parlamento della Federazione di Jugoslavia, decise di organizzare un referendum sull’indipendenza della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina. Il 29 febbraio e il 1º marzo si tenne nel territorio della Bosnia ed Erzegovina il referendum sulla secessione dalla Jugoslavia. Il 64% dei cittadini si espresse a favore. Come sia finita dopo, chi ha più di 30 anni, lo ricorda bene.

Mi è tornato in mente questo evento storico vedendo da alcuni mesi le arterie principali delle città lombarde tappezzate da immensi manifesti che annunciano un referendum consultivo per l’autonomia della Lombardia (e lo stesso sta accadendo in Veneto). D’altronde la nostra Costituzione all’art. 116 prevede che le Regioni possano fare istanza d’autonomia. La cosa particolare è che la Costituzione non antepone un referendum per richiedere l’autonomia, basta avere i numeri in Consiglio Regionale e sia Zaia che Maroni li hanno.

Lombardia e Veneto da almeno 20 anni sono governate da maggioranze di centrodestra che ruotano intorno alla Lega Nord che che ha l’autonomia nel proprio DNA politico (che nella fase di avanspettacolo si chiamava secessione). La richiesta di autonomia, visti i numeri, poteva essere avanzata dalle Regioni o dai loro Governatori senza chiedere il parere dell’elettorato.  Di Regioni Autonome d’altronde ne abbiamo già alcune e nessuna sembra voler rinunciare alla propria. Mi sarei sorpreso di più se Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta o Trentino Alto Adige (ovvero le Provincie Autonome di Trento e Bolzano) avessero espresso l’intenzione di rinunciare alla propria.  Hanno mai indetto un referendum per ottenere quella vigente?

Dal sito della Regione Lombardia copio ed incollo la presentazione del quesito referendario: “Questo il testo della domanda che il 22 ottobre gli elettori troveranno sulla scheda elet-tronica, a cui.dovranno rispondere SI’ o NO oppure SCHEDA BIANCA.

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità.nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori.riforme e condizioni particolari di autonomia, con le rela-tive risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo.116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale.procedimento sia ammesso in ba-se all’articolo richiamato?”

Da cittadino di un paese che sta forse uscendo da una crisi economica devastante,  mi pongo alcune domande, ma sarebbe pura retorica ripeterle, ce le poniamo tutti e abbiamo già delle risposte, ma mi chiedo anche, senza trovare una risposta coerente, che senso ha indire un referendum inutile e dai costi esorbitanti? In Lombardia la lista della spesa si aggirerà sui 50 milioni di euro (di cui 22 per dei tablet a 5 stelle). Demagogia? Si vuole conferma dei propri indirizzi programmatici con un plebiscito? Eh si, sarà un plebiscito, io per primo, pur non simpatizzando per la Lega, sono favorevole all’autonomia regionale, anche se mi chiedo se sia meglio abboccare all’amo e votare o andare a farmi una passeggiata in montagna, non voglio diventare un numero nel portafogli di Maroni, ho memoria del referendum costituzionale bocciato lo scorso 4 dicembre (e quello si che avrebbe dato più autonomia regionale) ma anche di quello jugoslavo citato all’inizio e non vorrei ritrovarmi nel pieno di una guerra “incivile” come quella che dilaniò la Jugoslavia.

N.B.: I tablet sono a 5* in quanto in Regione il M5* ha votato a favore del referendum consultivo ponendo la condizione che fossero acquistati i tablet che poi verranno donati alle scuole sede di seggio. I tablet 5* sono 20.000 ed il prezzo medio è salato e supera i 1.000 € cadauno, contenti loro s-contenti tutti gli altri, poi in fondo sono solo 2 €  per abitante (lattanti compresi). Dopo il referendum avremo le scuole meglio attrezzate e connesse d’Italia (hacker permettendo).

 

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Colline moreniche del Garda

Camminando per le campagne a sud del lago di Garda può succedere di fare un bel ripasso di storia e geologia. Il territorio presenta un andamento ondulato disegnato da due glaciazioni. Abitato dall’uomo sin dalla preistoria ha conosciuto nel corso degli ultimi secoli momenti di tensioni che lo han visto luogo di battaglie. Nomi che la storia accoppia a cruenti scontri bellici, come Solferino, dove nelle campagne adiacenti, il 24 giugno del 1859 si scontrarono francesi ed austriaci con la “guest star” dell’esercito piemontese, in tutto circa centomila uomini che dopo la battaglia contarono sul campo 5.492 morti e 23.319 feriti, di altri 11.000 si persero le tracce o furono fatti prigionieri. Fu una battaglia così cruenta che i vincitori alla fine non ebbero la forza di inseguire gli sconfitti. Ma si sa, davanti alle più grandi tragedie l’uomo trova risorse e soluzioni sconosciute. Di fronte all’immensa sofferenza degli uomini feriti,  le popolazioni locali si adoperarono per prestare soccorso a tutti non badando al colore delle divise ma al semplice fatto di trovarsi di fronte a degli inermi esseri umani. Fu a Solferino che Henry Dunant (primo Premio Nobel per la Pace – 1901)  concepì l’idea di Croce Rossa Internazionale.

Altri nomi storici sono Monzambano, teatro secolare di scontri militari,  Castiglion delle Stiviere e Cavriana …. un territorio che per la sua particolare conformazione e per i giacimenti minerari  ha dato nutrimento e mezzi idonei alla sopravvivenza, tant’è che è abitato sin dall’età del bronzo. Il ritrovamento di un villaggio palafitticolo a Castellaro Lagusello ne è testimone e dal 2011 l’area è stata inserita dall’UNESCO tra i 111 siti archeologici palafitticoli delle Alpi e zone limitrofe, e quindi annoverato a Patrimonio dell’Umanità.

Quelle che seguono sono alcune immagini di Castellaro Lagusello e del suo museo archeologico (cliccando sulle immagini si visualizzano in slide)

 

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Tordino

La piccola oasi fluviale tra i comuni di Giulianova e Roseto degli Abruzzi è un angolo di delizia per chi apprezza la natura. Una pista ciclopedonale collega le due cittadine separate dal fiume Tordino e un ponte, vicino alla foce, unisce le due sponde. L’altezza del ponte consente con l’ausilio di un discreto teleobiettivo, una caccia fotografica molto soddisfacente.

(Cliccare su un punto qualsiasi della slide per visionare le foto una ad una)

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Tra cigolii e cinguettii.

Sino ad un paio di mesi fa avevo il grande desiderio di percorrere tutto il tratto del parco dell’Adda Nord che va da Vaprio d’Adda a Lecco.

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La Centrale di Trezzo s.A.

Finalmente l’occasione di soddisfare il desiderio si è presentata, l’escursione che sognavo di fare da una vita mi veniva proposta dal gruppo Senior del Cai di Vaprio. Una gita in bicicletta costeggiando il fiume, una sgroppata di 44,8 km da farsi 2 volte perché a casa bisogna pur tornarci, su strade sterrate (finalmente tutte percorribili), in un ambiente “all’apparenza” integro. Uso il virgolettato perché la voglia di fare una cosa e la curiosità che mi muove non mi esimono dal domandarmi in cosa consista effettivamente l’integrità ambientale. In pochi chilometri si costeggiano almeno quattro centrali idroelettriche (ma so che ho perso il conto), tutte in stile eclettico lombardo, oltre le ripe, a poche migliaia di metri dal letto del fiume, si celano impianti industriali e via discorrendo. La macchina fotografica inquadra solo quel che mi piace, per fortuna non ho le ali e il mio sguardo non si spinge oltre gli alberi. Però quello delle centrali è proprio un bel vedere, draghi e mattoni su colonne doriche alla fin fine sono piacevoli da vedere.

 

(Cliccando sulle immagini si ingrandiscono in slide)

Comunque il percorso non è tutto centrali idroelettriche, c’è lo spettacolo del fiume, dei luoghi abitati che attraversa, dei laghi generati dalle dighe, degli ex ponti ferroviari riutilizzati per il cicloturismo.

 

(Cliccando sulle immagini si ingrandiscono in slide)

L’arrivo a Lecco naturalmente non è solo un punto d’arrivo,  malgrado i km macinati non si può rinunciare a salire il matitone che sovrasta la città. I suoi 98 metri sono una passeggiata tra fresche pareti, non si può essere ancora soddisfatti se non si rimira il panorama dall’alto.

 

(Cliccando sulle immagini si ingrandiscono in slide)

 

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Giustizia fai da te

CSC_0069Vedendo il cartello attaccato all’ingresso di quella casa dall’apparenza rispettabile, i pensieri che sono affiorati nella mia testa sono stati tanti. La prima considerazione è stata che i poveretti che abitano in quella casa devono averne subite così tante  da scegliere di dotarsi di cani feroci e fucili a ripetizione, come quelli abbozzati nel cartello della foto. Non è da escludere che ci sia anche un sistema di allarme, perchè i cani non hanno un senso del tempo scandito dagli orologi: mangiano e dormono senza rispettare turni, se mangia uno mangiano tutti e se dorme uno gli altri lo seguono, e i padroni non possono coprire le 24 ore per 365 giorni all’anno. Il sistema d’allarme sarà collegato con il centralino di un istituto di guardie private o confidano nel fatto che chi sente l’allarme solidarizzi con i padroni di casa e chiami le forze dell’ordine? I dubbi suscitati sono più di uno. Il primo è che uno che non si fida del prossimo non può affidarsi alla sua collaborazione, il secondo è che l’avviso possa essere rivolto proprio contro le forze dell’ordine, come ad esempio la Guardia di Finanza, e non solo per proteggere i propri beni ma anche il malaffare, da chi supera i confini catastali.

Intanto in Parlamento si sta discutendo una legge che dovrebbe consentire l’uccisione degli intrusi se ci si sente in pericolo, e qualcun’altro sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare di peggior tenore. Mi chiedo a questo punto se sia normale che una persona possa uccidere senza subire un processo. Perchè il punto non è tanto la difesa personale che è un diritto già sancito dalle leggi, ma il diritto d’offesa da esercitare impunemente, regolato solo dal livello di colesterolo (e d’idiozia) presente nel sangue.

Ma la pena di morte non era stata eliminata dal nostro ordinamento giuridico?

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Isola di Fronda

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Il piccolo comune di Isola di Fronda se ne sta immerso nel verde cuore delle Orobie, dove culla con lo scroscio del Brembo, i muggiti delle mucche e i cinguettii degli uccelli, i suoi 180 abitanti, distribuiti in cinque contrade. Molto meno di un condominio di città. Contrade collegate tra loro da sentieri, mulattiere e una strada silvo-pastorale il cui accesso è regolato da una sbarra di metallo chiusa con un lucchetto che periodicamente viene cambiato per evitarne abusi. La distribuzione delle chiavi viene gestita dall’amministrazione comunale che così verifica la regolarità dei pagamenti per le quote di manutenzione. Un angolo di paradiso quando è bel tempo, un po’ meno quando il Brembo si riempie d’acqua e il cielo di nuvole. In passato la vita del luogo era ritmata dal ciclo vitale degli allevamenti, dall’attività estrattiva nelle miniere di rame e ferro, oltre che dalla produzione di carbone. Agli inizi del secolo scorso gli abitanti erano il triplo di quelli attuali, allora si nasceva in casa, cominciare a nascere altrove è come se avesse allargato l’orizzonte e dato inizio allo spopolamento progressivo. Ora è in estate che le contrade tornano a riempirsi come un alveare alla sera. Oltre mille abitanti e villeggianti, nei mesi estivi, si ritrovano in questi luoghi che da posto di lavoro si sono trasformati in luogo di ristoro.

Il giro delle contrade inizia con Via Piana, che si raggiunge dopo mezz’ora di cammino percorrendo un tratto in ripida salita lungo una mulattiera che si addentra nel  bosco.

Superato il piccolo agglomerato di case ed attraversato un torrente, uno dei tanti che fanno di Fronda un’isola, si risale sul versante opposto in una cornice di prati adibiti a pascolo, che circondano la contrada di Pusdosso.

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Proseguendo in mezzacosta dopo aver attraversato un prato e seguendo il sentiero che si addentra nel fitto bosco, per mezzo di ponticelli fatti di tronchi, si superano ancora diversi ruscelli e dopo altri 40′ di cammino si approda a Foppa le cui case testimoniano un passato di un certo tono, come dei manufatti e decori riconducibili al XVII secolo.

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Uno dei 6 abitanti della contrada mi racconta che la sua famiglia scelse la città mezzo secolo fa, a Foppa la vita era di sicuro molto faticosa, anche se 10 mucche ed il bosco permettevano una vita dignitosa, la prima cabina elettrica fu impiantata per iniziativa di un valliggiano che aveva imparato il mestiere lavorando in città.

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La concorrenza dei Centri Commerciali

DSC_0119Sono tanti i negozi che han chiuso negli ultimi anni. Erano luoghi d’incontro per la domanda e l’offerta di beni, hanno spento le luci delle vetrine come fossero stelle che svaniscono al sopraggiungere del giorno. La differenza è che le stelle riemergono e con l’avanzare del buio tornano a splendere, invece le vetrine una volta staccata la corrente non si illumineranno più e non cancelleranno lo squallore dei marciapiedi.

Tutto sembra si sia traferito nei Centri Commerciali, un “non luogo” per eccellenza, posti senza storia, dove le persone non s’incontrano ma si sfiorano scansandosi a vicenda, anonime le une alle altre,  selvaggina per i cacciatori di clienti che a loro volta si sentono cacciatori d’affari. Si aggirano in corridoi di finto marmo respirando odori da bar e cibo di strada (o corridoio). Aromi ripuliti e ricicla dagli impianti aeraulici che puliscono l’aria (si spera) e mantengono la temperatura costante.

I centri commerciali hanno preso il posto dei negozi di strada attirando una clientela che può, che vuole o che pensa di poter spendere, che considera la moneta un bene fuggevole e gli oggetti, le cose, l’unico bene tangibile. Nell’impoverimento generale ci si scopre cacciatori alla ricerca di tane. Tane ricche di selvaggina e facili da raggiungere, che non richiedono un grande dispendio di tempo e tanto meno gli effetti collaterali delle frustazioni.

Il centro commerciale è una foresta con le vetritane e i prezzi della selvaggina a vista. Il braccio dei clienti cacciatori-raccoglitori non si sposta lungo il calcio di un fucile, la mano non tende la corda di un arco,  scorre mentalmente verso la tasca posteriore dei pantaloni, al petto della giacca o alla borsetta e calcola quante cartucce o cartamoneta potrà spendere o trasferire dal proprio conto a quello di un fantasma vestito in srl o in spa, i nuovi tessuti sociali in cui si insaccano carta colorata, carte di debito con PIN e carte di credito con firma.

Che squallore la foresta del Centro Commerciale, e quanta nostalgia del negoziante che  accoglieva nel bosco cittadino di negozi senza musica distraente e con l’odore tipico delle merci in vendita.

 Nota: nel 1973 i Genesis pubblicarono Selling Englan by the pound (“Vendendo l’Inghilterra per un pound”) denunciando attraverso una metafora come i centri storici si andassero svuotando di abitazioni e persone, riempendoli di uffici e sportelli bancari.

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Angelo Antronaco: un pittore fotografico

Quando si vedono delle foto emozionanti e profondamente belle, per chi si diletta come me a far fotografie, verrebbe voglia di appendere al chiodo la macchina fotografica e dedicarsi ad altro. Cosa dire delle opere di Angelo Antronaco? Di sicuro un gran bene. Sino ad oggi le sue foto le avevo viste solo su  delle riviste, vederle dal vivo ogni immagine nelle sue elaborazioni trasmette con il cuore ed il cervello sprigionando emozioni paragonabili solo a quelle che certi quadri sanno dare. Per capire o avere un’idea di cosa parlo basta cliccare sul suo nome e visitare il suo sito. Le sue fotografie sono dei dipinti fotografici. Mi avevano catturato già le poche immagini pubbicate in un post da Loredana Celano (altra pittrice fotografica di cui avevo parlato qui) e quelle viste sul sito di Angelo Antronaco, ma il vederle esposte nella dimensione ideale  è stata davvero un’impressionante esperienza visiva.

Questa  la locandina dell’esposizione: 17626387_10211792033503682_2587387574682991678_nE queste sono due immagini scaricate da un post di Loredana Celano, in cui l’autore è insieme ad alcune sue opere (cliccandoci sopra si aprono in slide)

Per chi vive nelle vicinanze di Milano o vi si troverà a passare, segnalo anche la mostra che si terrà dal 4 maggio al 17 maggio al Fine Art Lab di Viale Toscana 13 a Milano in cui Angelo e Loredana esporrano le immagini di un loro reportage all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

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Un pezzetto di Gorgonzola

Molti comuni italiani han dato il nome a dei formaggi, Gorgonzola è uno di questi. Piccola cittadina dell’area metropolitana ad est di Milano,  di agricolo ha ormai ben poco, ma quel poco che resta di rurale è oggetto di cure e attenzioni, come il Naviglio della Martesana che attraversa la città e sulle cui alzaie si stende una godibile pista ciclabile.

(la slide si attiva cliccando sulle foto)

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