Carri infuocati e Acquedolci

Carnevale è una festa, una recita collettiva che parte dal basso, e chi è più in basso dei bambini nella catena sociale? Il carnevale, con i suoi colori e allegorie, coinvolge anche gli adulti che per un giorno non debbono nascondere l’anima da Peter Pan. Un gioco in maschera che chiunque voglia può vivere a modo suo una volta all’anno per dimenticare le quotidianità o per fare uno sberleffo.

Non sempre è così, purtroppo, a volte il fato, o forse una mano ignota, cercano di fermare la giostra. Così ad Acquedolci (ME), piccola cittadina di poco meno di circa 5.600 abitanti, il 50º Carnevale cittadino è stato funestato da un incendio che, pochi giorni prima della sfilata, ha danneggiato i carri allegorici allestiti con tanta cura. La comunità ha reagito con generosa caparbietà e i bravi mastri carristi in poco tempo ne hanno ripristinati alcuni  che orgogliosamente hanno percorso il vialone che attraversa la città. Un mare di gente in festa, con forze dell’ordine e un’allegorica banda musicale a formare un lungo serpentone di luci e suoni.

(Per visionare le foto a tutta pagina cliccare in un punto qualsiasi delle composizioni)

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Dal dieselgate ai dazi degli USA.

Da qualche tempo il dieselgate è diventato un termine di uso comune, ma quanti di noi sanno cosa sia realmente? Io sino a ieri ero convinto che si trattasse solo di un’alterazione dei dati sugli effettivi consumi di combustibile e le relative emissioni di gas tossici, invece non è così, perlomeno non è solo cosi.

Occorre fare un passo indietro, al 1992, data di pubblicazione del libro “Manovre monetarie” di Milton Friedman dove tra le pagine 36 e 46 suggeriva, in tono semiserio,  che il miglior modo per superare la crisi contingente, fosse quello di stampare moneta per riversarla a pioggia sulla popolazione dagli elicotteri, visto che l’operazione non è molto pratica meglio concedere sgravi fiscali finanziati stampando moneta (con conseguente svalutazione monetaria).

Una regalia fiscale di così ampia portata per rilanciare consumi, commercio e industria va chiaramente legata a qualcosa, come ad esempio acquisto della prima casa, ristrutturazioni e non ultima la rottamazione delle auto per l’acquisto di auto a basso consumo.

Gli USA nel 2008 vararono il CARS (cash for clunkers) un sistema di sgravi fiscali per l’acquisto di auto rispondenti ad alcuni requisiti (nel link viene indicato per gli Stati Uniti un importo pari a 5 miliardi di $).

Viste le dimensioni del mercato americano i produttori di autoveicoli han fatto a gara, alcuni alterando i dati sui consumi e le emissioni (secondo l’accusa), per procacciarsi clienti che avrebbero cambiato auto sfruttando i benefici fiscali.

Appare chiaro a questo punto la vera portata del diselgate. I truffati, cioè coloro che pensavano di acquistare auto ecologiche, non sono solo i cittadini consumatori ma anche lo Stato che,  concedendo ai propri contribuenti sgravi fiscali non spettanti,  ha prodotto moneta con conseguente svalutazione del dollaro. Visto che buona parte delle auto vengono importate,  il loro presidente ora vuole imporre un dazio salato che farà salire l’inflazione, compensando la diminuzione delle imposte sul reddito. DSC_0079.jpg

 

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Cronache naspanti.

Ieri ho telefonato al call center dell’INPS per sapere come mai dopo 3 mesi dalla mia domanda di pensione, ancora non mi sia giunta alcuna risposta. Con l’inizio dell’anno nuovo ho visitato il sito dell’Istituto quasi tutti i giorni e ieri, che doveva essere il giorno del primo accredito in C.C., ho contattato il numero verde nazionale per i servizi al Cittadino. Dopo le opportune verifiche (data di nascita, residenza e codice fiscale) l’operatore mi chiarisce che il sottoscritto non può subire la metamorfosi sociale da naspato a pensionato con un colpo di bacchetta magica. Prima della pensione debbo esaurire il periodo di NASPI.

Visto che oltre che naspato sono anche uno sfigmomanometro vivente ho sentito il cuore pulsare alle tempie e con un fil di voce fantozziano ho chiesto (senza offesa) dove stava scritta una cosa del genere. Chiarito che all’indennità NASPI non si ha diritto se si percepisce una pensione, mi suggerisce di inviare per via telematica il modello NASPICOM.

Ma io non percepisco ancora una pensione, quello che voglio sapere è se la mia domanda avrà un esito positivo. Indubbiamente parto dall’erroneo presupposto che chi analizza una domanda di pensione e propone l’autorizzazione al suo pagamento verifichi che non vi siano in corso erogazioni di altre indennità che dovrebbero cessare automaticamente.

Ovvio non siamo più nell’era delle scartoffie, ora siamo tutti bip&byte, basta avere il programmino giusto con una stringa if=NASPI=0 e si accende una lucetta rossa per procedere. Ovvio che al programmatore dell’INPS non l’abbiano detto, quindi deve essere il naspato a segnalare la cosa, e mi accingo a farlo.

Nel compilare il modulo giungo alla riga che mi riguarda: “dichiaro che durante il periodo indennizzabile ho presentato domanda di pensione il 02/11/2017 (giorno dei morti ndr)” e qui mi si accende il led in fronte: l’indennità NASPI viene erogata dopo la fruizione, viceversa la pensione viene erogata all’inizio del periodo di diritto, pertanto mi automedico rinviando il momento della mia comunicazione a prima che possa essere indennizzato il mese corrente, maturando così degli arretrati con i relativi interessi di Legge.

Sconsolato capisco anche che il controllo incrociato da parte dell’INPS tra chi percepisce un’indennità che non può sommarsi alla pensione, avvenga già e non manca la stringa condizionante nel programma.

Resta il dubbio sul perché debba essere io a dovere comunicare all’INPS qualcosa che l’Istituto sa già, e da cosa derivi la scelta di non bloccare l’indennità al posto della pensione.

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Azzoppare il cavallo stando in sella

La giornata di oggi per me è particolare, festeggio i miei 43 anni di lavoro dipendente, anche se al momento sono, felicemente, disoccupato naspato mantenuto in equilibrio  con l’ausilio di un ammortizzatore sociale.  Ancora per poco, tra qualche mese percepirò il mio reddito da pensione che, spero finché campo, distribuirò ai fornitori di servizi per la sopravvivenza. Anche quest’ondata di crisi dovrei averla superata.

Rifletto che certe percezioni mi giungono in momenti particolari, coincidenti con date personali che nulla hanno a vedere con la storia. In un’altra data, quella del mio compleanno anagrafico,  scrivevo di crisi mettendo in guardia da incipienti segnali inflattivi. Cosa è avvenuto in questi mesi per farmi tornare sull’argomento?

Delle bollette telefoniche e pay tv, passate da mensili a 28 gg, dicevo nell’articolo citato, poi c’è stato l’intervento dell’autorità per l’energia che ha abbassato il prezzo del gas ed aumentato quello dell’elettricità, chiaramente in periodo estivo quando l’uso del gas diminuisce e quello elettrico aumenta. Di questi giorni invece la scoperta che la TARI in molti comuni è stata gonfiata, naturalmente a danno degli utenti. Si aggiunga a questo l’aumento del costo dei conti correnti bancari che, unitamente alla tassa sul risparmio, da modo  agli istituti di credito di restituire un importo inferiore a quanto versato dal correntista. Segnali inflattivi e al tempo stesso deflattivi (aumento dei costi e diminuzione del capitale).

La deflazione per l’economia è un dramma, lo si sa, durante un periodo deflattivo gli acquisti vengono posticipati in attesa di ulteriori diminuzioni di prezzo, al tempo stesso i creditori diventano insolventi poiché non incassano. Davanti a questa eventualità che avrebbe trascinato in un baratro l’economia europea, la BCE da due anni ha messo in atto uno strumento chiamato Quantitative Easing, ovvero ha iniziato ad acquistare titoli di stato allo scopo di calmierare il mercato del denaro, con lo scopo di consentire agli Stati di contenere il debito per interessi (nel 2011 da noi si arrivò a tassi del 9% per CCT e BTP, il che vuol dire raddoppiare il capitale da restituire in 7 anni). L’acquisto da parte della BCE di titoli di stato ha immesso liquidità nel sistema oltre a permettere un considerevole risparmio per interessi passivi.

Com’è ovvio i debiti vanno pagati, questo lo sa ogni debitore e gli stati membri dell’Unione Europea sono debitori della BCE. Ogni debitore sa che potrà far fronte più facilmente al proprio impegno se le proprie entrate sono in crescita. Per chi produce beni e deve restituire un prestito, una maggiore produzione e una maggiore commercializzazione significa maggiori entrate e più facilità nella restituzione del debito (ecco la ripresa). Una maggiore produzione di beni e un aumento dei guadagni, per lo Stato rappresenta un maggiore introito erariale e quindi maggiore facilità nel pagamento del debito. Un aumento dello 0,5% del PIL vuol dire svariati milioni di €uro nelle casse statali. Le bollette a 28 gg, le TARI gonfiate, il costo dell’energia elettrica e del gas che seguono l’andamento stagionale, con i loro aumenti si trasformano in maggiori oneri per tutti e quasi non ci si accontenta più del termine ripresa,  tra poco si parlerà di boom. Senza considerare che il caffé a € 1,10 (prima era a 1 malgrado il prezzo del grezzo fosse in calo), il barbiere che ha aggiunto 1 € al tariffario base, i pomodori pachino passati da 2,20 di settembre ai 3,90 di ottobre per ridiscendere a 2,90: insomma incrementi di prezzo tra l’8 e il 15% (al resto ci penserà l’ISTAT).

In soldoni di marca €/BCE cosa significa? Vuol dire che questa è una pompata inflazionistica che tanto più sarà maggiore tanto più agevole renderà la restituzione del debito. Ma un’inflazione superiore al 2% allo stato attuale non è ben vista dalla BCE che ha attivato il salvataggio del QE per impedire un effetto deflattivo e rientrare del capitale prestato. Se dovesse innescarsi una spinta inflattiva superiore alle attese (il famoso 2% dell’intera area EU) la BCE rientrerebbe in possesso di un capitale con un potere d’acquisto inferiore alle attese mentre il QE è a tasso nullo.

In definitiva le nostre bollette e la loro cadenza che potrebbero essere regolamentate per legge vedono contrapposti due diversi interessi: quello dello Stato che con gli aumenti incamera maggiori entrate e quello della BCE che con un ritorno alla normalità vedrebbe i suoi soldi rientrare con lo stesso potere d’acquisto iniziale. Chissà forse diventeremo tutti tifosi di Draghi, malgrado non sia la sua una carica politica e occupi il suo posto in virtù di un concorso, basti guardare ad alcuni partiti che erano contrari all’€uro promettendone l’abbandono e ora limano i programmi e scartavetrano i simboli  chiedendo più voce in capitolo malgrado la sonnolenta presenza all’Europarlamento.

 

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Le pericolose tute blu

Cattura da L'Eco di Bergamo

(immagine dal sito dell’Eco di Bergamo)

Qualche giorno fa l’Eco di Bergamo ha condiviso su facebook il post di un articolo riguardante una rissa nei corridoi e sottopassi della stazione ferroviaria. Come di rito i commenti degli utenti erano quasi tutti a senso unico, contro gli stranieri.

L’indignazione negli ultimi tempi, sapientemente manipolata da politici da strapazzo e da mass media che hanno saputo far lievitare il demone della paura, oramai ha il volto scuro degli stranieri. Un demone che serpeggia per l’Europa uniformando le fobie di siciliani e austriaci, tanto da suggerire al partito degli spaventapasseri di far sparire dal proprio simbolo la parola Nord, troppo pesante per raccogliere i frutti della semina demoniaca effettuata in tutt’Italia.

Eppure basterebbe un poco di cervello per chiedersi come mai ci siano fenomeni di violenza nei luoghi in cui si intersecano le linee ferroviarie e migliaia di persone, per notare l’assenza di organi di vigilanza dello Stato.

Basta andare con il ricordo a qualche anno fa, quando i treni trasportavano centinaia di migliaia di lavoratori dalle periferie al capoluogo (che fosse Roma, Milano, Perugia o Catania dappertutto era così), in quasi tutte le stazioni ferroviarie c’era la POLFER, gli scossoni degli anni ’60/’70 erano ancora vivi nella memoria, le ferrovie erano un punto nevralgico della vita del paese e se qualcosa non andava per il verso desiderato, le stazioni e le linee ferroviarie venivano occupate per protesta. Ricordo la vetrata della Stazione di Milano Lambrate che periodicamente rifaceva la porta a vetro del gabbiotto di controllo perché una tuta blu, educatamente, bussava con la chiave inglese prima di entrare. Più in la, verso Bologna qualcun altro metteva bombe. La Polizia Ferroviaria controllava nodi importanti del territorio, interveniva o comunque faceva sentire la sua presenza dentro e fuori dalle stazioni (tranne nelle gallerie e nelle sale d’attesa).

Stazioni e linee ferroviarie hanno smesso di essere punti nevralgici e non corrono più alcun pericolo? A leggere quel titolo, e ripensando ai tanti eventi a danno di passeggeri e personale viaggiante di Trenitalia, non si direbbe proprio. Ha senso lasciare che l’opera di prevenzione del crimine venga affidata al pressapochismo di agenzie private di vigilanza?

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Torno indietro e cambio vita

Sto vedendo un film su TIMVISION, quello del titolo del post , e mi chiedo che senso ha vedere un film prodotto dalla RAI, a cui verso un canone, su una piattaforma privata? Penso (credo) che quanto verso con l’imposta per il possesso di mezzi audiovisivi, sia servito a produrre questo film o altri lungometraggi che posso vedere su SKYCINEMA, ma che gli stessi non posso visionarli sui canali RAI, a cui do il mio contributo economico.

Certo non sono solo io a dare il contributo, siamo tutti noi, sia che si sia o meno abbonati a SKY o TIM, paghiamo un canone e contribuiamo alla produzione di film che non potremo vedere a meno che non si faccia un abbonamento (o due) a parte.

Già così dovrei dirmi fortunato per il fatto di potermi permettere i due abbonamenti, ma il senso di solidarietà verso chi a malapena riesce a far fronte alle bollette per l’energia elettrica, non mi fa stare in pace con me stesso e con il sistema subdolo di finanziamento che è stato innescato dalla RAI e dallo Stato che la amministra/gestisce/occupa.

Rendiamoci conto che i film prodotti dalla RAI, il disoccupato, il cassintegrato, il pensionato al minimo …. e tutta la folla di avanziani (gli avanzi esclusi dal sistenma), non li vedrà mai malgrado dia un contributo. Un contributo per il superfluo versato da chi non ha l’essenziale.

Mi chiedo se questo sia “senso di giustizia,” ovvero di giusta amministrazione dei soldi (contributo) di tutti, e se sia economicamente corretto prendere a Maria, che fatica a coniugare il pranzo con la cena malgrado due lavori a part time, per consentire a chi come me può permettersi di spendere una ventina di €uro al mese per vedere un film che Maria non potrà mai vedere, malgrado abbia contribuito (in misura percentuale altissima) alla sua produzione.

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Il Ponte Tibetano di Carasc

Già all’inizio del sentiero  può sembrare che ci sia qualcosa di strano. Si è in Svizzera, poco sopra Bellinzona esattamente a Sementina, palme e ulivi fanno da cornice e un sentiero che porta al ponte è stato battezzato con il nome di Via delle vigne.

Lasciate le coltivazioni di viti il sentiero si inoltra in un un bosco di castagni. Il fondovalle piano piano si allontana e dopo un’ora e mezzo di salita (650 mt dislivello), si giunge al cospetto del ponte che si sviluppa per una luce di 270 metri e un’altezza massima di 130, diventato un’importante attrazione turistica.

Stranamente non c’è nessun gabbiotto per l’acquisto di un biglietto o sbarre che ruotano infilando una scheda in una fessura, non credo che gli svizzeri abbiano sbagliato i calcoli, so che le previsioni in fase di realizzazione prevedevano di una frequentazione di 40.000 persone all’anno,  invece da quando è stato inaugurato (31 maggio 2015) pare superino già il milione, probabilmente la gratuità resisterà poco o magari è compensata dagli incassi della vicina funivia dove un adulto per fare su e giù deve pagare 19 franchi svizzeri che al cambio attuale fanno circa 17 € santini, ma visto che accettano solo la cartamoneta di € ne servono 20, al posto dei 3 di resto si ricevono monetine souvenir. Dulcis in fundo qualora si decidesse di fruirne c’è da mettere in conto che all’atto della discesa dalla cabina occorre stare ben attenti a non finire nella rete di protezione sottostante.  Meglio una salutare gratuita scarpinata.

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la spartana funivia con nessun parapetto all’arrivo e la rete paracadute

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Il G7 dell’Agricoltura a Bergamo

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Ieri avevo proprio voglia di fare una passeggiata a Bergamo. Naturalmente avevo dimenticato che c’era il G7 dell’Agricoltura. Me ne sono ricordato strada facendo, ma giunto in centro alla città bassa imbandierata a festa, con sorpresa ho visto un pannello con su scritto “città alta posti disponibili in strada”.

Vista la mia indole che rifugge le folle e detesta le grandi occasioni me sarei già tornato a casa. Qualcosa però deve avermi fatto cambiare idea, e cosi parcheggiata l’auto ho preso la funicolare per la città alta. Nessun affollamento, tutto come una normale giornata di sabato pomeriggio, solo un bel po’ di vigili in più e tanta rilassata polizia oltre che Carabinieri e GF. Niente blocchi se non nei punti in cui si svolgevano gli incontri, per il resto per noi normali cittadini una giornata come le altre, come si vede anche dalla foto sopra. Ho notato che i due ristoranti da me preferiti erano isolati dalle forze dell’ordine, ma con i tavoli pronti ad accogliere gli ospiti per cena.

Beh niente male come organizzazione, chissà forse è merito del fatto che il Ministro Martina è di casa e bisognava fare bella figura (i poliziotti però farebbero bene a radersi e farsi stirare i pantaloni in queste occasioni), fatto sta che dell’evento la città ne sta guadagnando.

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Primi spruzzi d’autunno

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Il quieto orizzonte

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