VIESTE

Un viaggio lo vivi tre volte. Quando lo progetti, quando lo vivi e quando lo ricordi. Niente di più vero per questa vacanza Nel Gargano.

Il viaggio, in termini di tempo, è stato più lungo del previsto a causa del “meraviglioso” stato delle nostre autostrade, pertanto il tratto garganico all’arrivo non l’ho vissuto con l’animo giusto. Le tortuosità stradali ritenute insopportabili all’andata, al ritorno sono state una passeggiata. La prossima volta che intraprendo il viaggio mi propongo di viaggiare di notte, in modo di giungere all’alba nel territorio e gustare il sorgere del sole tra i declivi calcarei ornati di ulivi, lecci, querce e faggi.

La roccia calcarea è la caratteristica principale del Gargano, dove viene denominato tufo pur non essendo di origine vulcanica. Da tempi immemorabili l’uomo per costruire i propri ripari utilizza i materiali che trova sul posto, la pietra calcarea a Vieste diventa colore di perla. Le sue strade e i suoi muri riflettono la luce del sole ammorbidendola, stradine e scalette ne attutiscono i raggi trasformandoli in ombre.

LE GROTTE MARINE DI VIESTE

Dal post precedente sono trascorsi circa due mesi. I primi due mesi con la sicurezza del vaccino anticovid trascorsi in vacanza. Mi sembra opportuno allora ricominciare da dove ho lasciato il blog.

In precedenza ho mostrato alcune foto scattate tra Vieste e Peschici, sulle ali del vento dei surfisti. Poco più a sud, tra Vieste e Mattinata lo spettacolo lo regala Madreterra con le sue scogliere di tufo in cui il mare ha scavato grotte e falesie. Queste alcune delle immagini catturate. Cliccando sulla galleria le immagini, al solito, si vedono a schermo pieno.

Chi è più curioso ed ha voglia di visionare l’intero album composto da 150 foto, non ha che da cliccare su questo link https://photos.app.goo.gl/rg7sF9CuwQcdSHo18

La ginestra

Qualche anno fa, durante una gita estiva alle falde dell’Etna, in una giornata velata dal grigio delle nuvole, il giallo di quei fiori, il netto contrasto tra il giallo e il nero, stimolarono la voglia di conservarne l’immagine in qualche foto. Poi un accenno di Marirò (https://ili6.wordpress.com/) in un commento ha risvegliato il ricordo delle foto di questo fiore del deserto di leopardiana memoria.

Fagus sylvatica

Spesso per raggiungere delle mete montane si passa attraverso un bosco di faggi. Ogni volta questo passaggio mi procura un senso di pacata euforia, vuoi per il morbido terreno su cui cresce, vuoi per la disponibilità delle sue fronde a giocare col vento. Non a caso è classificata come pianta anemofila. Molto piacevole anche l’aroma che diffonde quando brucia nel camino e il tronco che, prima di diventare cenere, forma sulla sua superficie reticoli di brace fiabesca.

Ma tutto questo è un’altra storia, quello che voglio affidare al web sono invece le immagini primaverili di una faggeta riprese qualche settimana fa nel raggiungere la località orobica detta Tre Faggi per la presenza di tre monumentali piante secolari.

(per ingrandire le immagini basta cliccare su una delle foto)

E …

Non so come e perchè word press abbia salvato questa bozza che non contiene nulla. Ma quella E la trovo stimolante.

E è congiunzione, ma anche introduzione, e visti i tre puntini che la seguono mi viene naturale aggiungere e … di colpo è estate.

Un’estate quasi senza preavviso, con una primavera breve e con tramonti incredibili qui in pianura, come questo della sera del 23 maggio

E … poi si torna in montagna. Finalmente il luna park bianco ha chiuso i battenti e ad accarezzare le rughe della Terra tornano i camminatori abituali, cui non importa se c’è sole o piove.

Quasi estate

Il canto del cuculo che stamattina mi ha tenuto compagnia per quasi un’ora, mi lasciato addosso una gran voglia di uscire ed esplorare intorno a casa.

Il lockdown ancora non è del tutto finito ma sembra un ricordo, la gente affolla luoghi di ritrovo e centri commerciali, il ricordo del canto mattutino degli uccelli mi fa decidere di andare a prendere anch’io qualcosa. Mi armo di stativo, macchina fotografica e bicicletta e vado a caccia. Queste che condivido, sono la mie catture:

(Cliccare sulla galleria di immagini per vederle a tutto schermo)

Ora legale o ora letale?

A distanza di anni ritrovo questo vecchio post quanto mai attuale. Scrivendolo magari speravo d’influire sulla decisione a non adottare più l’ora legale. Alcuni passi sarebbero da riscrivere perché domenica saremo ancora in zona rossa e non si andrà da nessuna parte.
Spero che questo sia l’ultimo anno in cui portiamo avanti gli orologi, o anche che ad ottobre non si riportino indietro, in fondo non siamo macchine che si regolano a piacimento.

libera...mente

Odio l’ora legale. Non mi piace perché alla sera è ancora giorno, non si riesce ad assaporare quel momento in cui le vetrine accendono le luci con la gente che va ancora a spasso e poi pian piano si fa buio, le vetrine si spengono e le saracinesche abbassano le palpebre.

Non mi piace perché se sono in montagna, devo venir via con il sole ancora alto nel cielo (altrimenti poi sai che code ti becchi al rientro). Domenica prossima mi toccherà puntare la sveglia alle 4,00 del mio orologio fisiologico, se voglio andare a fare l’ultimo giro sulla neve. Non la sopporto anche se sono al mare, prima di vedere il tramonto del sole si fa ora di cena. Non mi piace se lavoro perché non mi accorgo che son le diciassette, ed è ora di andare a casa; poi la sera d’estate i concerti tardano ad iniziare per…

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Ingrandendo dei particolari scopro che …

In questi giorni di fastidioso semi lookdown mi ritrovo spesso a rivedere foto di viaggi fatti. A qualche foto apporto delle modifiche tecniche e nel farlo ogni tanto noto dei particolari che non ricordavo.

Mentre stavo correggendo l’inclinazione della foto fatta a una via di Marsiglia, noto che c’è un cagnolino che soddisfa i propri bisogni. Nell’ingrandimento sembra si sia accorto di me.

Invece la facciata del Parlamento di Lisbona ingrandita mostra delle sorprese, le sculture che secondo me rappresentano quattro caratteristiche della politica: una mostra solo una delle due facce allo specchio, una legifera, una amministra e l’ultima nutre. All’ombra degli archi d’ingresso centrali stanno due militari di guardia.

Sempre a Lisbona una foto opportunamente tagliata sembra stabilisca un diritto di proprietà sulle erbacce.

A Malaga invece l’amore per le piante non considera la fatica di innaffiarle

Infine ingrandendo una foto alla Torre ascensore di Lisbona scopro che mentre sto scattando altri fotografano me, almeno sono alla pari con l’immagine iniziale in cui ho violato l’intimità del cane.