Occhio di falco

Dal prossimo campionato di calcio per dirimere la questione importante riguardante una palla che supera la linea di porta verrà usata una telecamera speciale, già in uso in altri sport che usano palle più piccole. Questa telecamera sarà chiamata occhio di falco.

Bei tempi quando bastava un pallone due porte due guardalinee e un arbitro per decidere il risultato di una partita, spesso restavano i dubbi, si discuteva per giorni e si argomentava per anni sulla reale fattura di un goal. Poi è arrivato il quarto uomo e da qualche anno i guarda porte, in pratica oltre ai 22 calciatori ed ai raccattapalle si aggiungono 6 persone per stabilire se un’azione è lecita. Nei campi di calcio l’occupazione è aumentata? Sicuramente nelle scuole arbitrali, per adeguarsi ai tempi. 

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Tesoretto? E’ solo il primo

In vista del DEF il Governo trova soldi che non si aspettava. In questi casi la mia retorica mi porta ad una duplice domanda: è un caso o era tutto calcolato? Se è un caso vuol dire che paghiamo le tasse a degli incompetenti che non sanno prevedere i costi e provvedere ai bisogni della collettività, se invece è stato tutto calcolato è un atto criminale. Resterà sempre il dubbio.

Ma il mio titolo dice anche che è solo il primo tesoretto dell’anno. Il secondo tesoretto arriverà intorno a novembre o al massimo nei primi tre mesi del 2016, quando saranno più chiare le entrate fiscali. Difatti tra qualche mese i lavoratori dipendenti presenteranno le loro dichiarazioni dei redditi. Prendo in considerazione solo i lavoratori dipendenti in quanto unici beneficiari delle famose 80 €, una cifra che diminuisce al crescere del reddito. In massima parte i lavoratori dipendenti, io per primo, hanno fatto il ragionamento del meglio un uovo oggi che una gallina domani, così con la presentazione del mod. 730 scopriremo che il rimborso per oneri detraibili e/o deducibili sarà minore delle aspettative in quanto nel reddito da lavoro dipendente non abbiamo chiesto al datore di lavoro di considerare anche la rendita degli immobili posseduti ed altro. Buona parte dei lavoratori dipendenti questo lo sa, il Governo (o i tecnici contabili) però diranno che le entrate fiscali sono aumentate e quindi i giornali strilleranno di nuovo al tesoretto, come  fosse un gratta e vinci. 

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La giostra del Palazzaccio

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Un anno fa ho scattato questa foto, una foto normale come tante, foto anonima, senza storia e senza gloria anche perché nel farla c’era qualcosa che mi infastidiva. Oltre alle auto in sosta sul piazzale c’era quella giostra in primo piano. A distanza di una anno mi chiedo ancora quale sia l’utilità di una giostra davanti alla sede della Corte suprema di cassazione, del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma e della Biblioteca centrale giuridica. Oggi è Pasqua, chissà se la giostra è ancora li ad allietare con musiche dondolanti chi decide di farci un giro, ad ogni modo Buona Pasqua a chiunque sente il bisogno di un giro di giostra.

Contest/azione

Ci sono parole prese a prestito agli anglosassoni che nella nostra radice linguistica significano un altra cosa, parole come contest, che perdono significato e detesto. Ma che cosa costerebbe dire gara, concorso o competizione? No si usa contest, forse ci si vergogna di dire che si fa a gara o che si compete? E allora io contesto, non mi piace gareggiare e tanto meno competere, ma contestare si che mi piace :) .

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Treviglio: Basilica di San Martino

Questa mattina trovandomi a passeggiare per le vie di Treviglio, vie arricchite dall’esposizione del mercatino mensile, in una giornata soleggiata, ho volto il primo sguardo alla basilica attraverso una visione diversa, quella di uno specchio esposto in una delle tante bancarelle. Uno sguardo che una volta a casa mi ha portato ad iniziare un’esplorazione portandomi a conoscere Bernardo e Bernardino (Zenale il primo e Butinone il secondo) due artisti che per vent’anni, tra il 1485 e il 1505 lavorarono insieme ad un’opera, un polittico, ovvero una pala d’altare in cui sono messi insieme singoli pannelli racchiusi in una cornice per dare all’insieme una struttura architettonica. Per saperne e vederne di più basta cliccare qui, c’è molto di più di quel che potrei dire io attraverso delle semplici immagini catturate nella basilica.

Buon ottomarzo

Ogni anno a questa giornata ho dedicato una pagina, quest’anno non può essere da meno. Finalmente ho scaricato le foto dalla macchina, immagini di boccioli in un anticipo di primavera. L’otto marzo è una data importante, segna il rapporto di convivenza tra due generi diversi due mondi diversi quello maschile e quello femminile, me ne accorgo ancora di più in questi giorni che mi vedono ad impacchettare 35 anni di oggetti che hanno condito la vita di coppia: cose mie inutili per lei, cose sue inutili per me, ognuna però con la peculiare proprietà di trasmettere all’altro un segno, un desiderio e un sogno.

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Fontaney nella luce di fine febbraio

E’ un mese che non pubblico nulla sul blog, se faccio il confronto con gli scorsi anni sono rimasto proprio improduttivo. Negli ultimi anni in febbraio ho sempre avuto modo di starmene al calduccio a casa per smaltire qualche influenza, quest’anno niente, si vede che stare spesso all’aria aperta fa bene. Così facendo ho poco tempo da dedicare al blog per eccesso di attività vuoi lavorativa ma anche di impegni nel tempo libero, quindi mi limito a passare a trovare qualcuno dei blog amici e per non far impensierire nessuno, lascio una foto dell’ultima escursione in ambiente invernale. Una scelta frettolosa ma doverosa. Cliccando sulla foto si apre il link all’album su skydrive.1-DSC_0131

Con le ciaspole nel buio

Non appena ho visto il volantino che annunciava un’escursione serale sulla neve sotto la luna piena, ho preso la decisione di partecipare. Era una cosa da fare, una piccola avventura da vivere. C’è sempre una prima volta nelle cose, ed in genere è anche quella più emozionante. Ho cullato l’attesa della serata per due settimane, preparativi mentali per le cose da fare e quelle che avrei potuto fare.1-DSC_0103

Luna piena, in montagna, un dislivello di 600 metri da affrontare, cosa desiderare di meglio?. Le previsioni meteo sino ad una settimana fa segnalavano cielo sereno, quindi luna e firmamento puntellato di stelle. Ma si sa, le previsioni sono solo previsioni, poi madre natura segue le sue strade.

La sera prima lo zaino era già pronto, poche cose indispensabili: un ricambio di biancheria, una camicia di pile, frutta secca, cioccolato, acqua e poi due pesi rivelatisi inutili: macchina fotografica e cavalletto tripode. La sera prima della partenza ho avuto quella febbre che si ha quando si è ragazzini e si parte per avventurose escursioni studiate sulla carta, ho preso sonno pregustando la serata del giorno dopo, tanta era la voglia di avventura. Al mattino nel bagagliaio dell’auto c’era già tutto: zaino, bastoncini e scarponi, in una borsa tutto il ricambio per la serata, perchè non avrei avuto il tempo per passare da casa a cambiarmi per poi andare all’appuntamento, tanto meno potevo andare al lavoro con gli abiti della festa: salopette impermeabile, camicia e giubbino di pile, giacca a vento e guanti, quindi cambio d’abito prima di uscire da lavoro. Fuori tanta neve, in pianura ne viene giù parecchia ma ormai l’idea di andare su sino a Spiazzi di Gromo è più radicata della neve che cade. Poco più di un’ora d’auto e le ciaspole vengono fissate ai piedi. La macchina fotografica con tutti i suoi automatismi risponde male. Qualsiasi impostazione adottata non consente uno scatto equilibrato: manca la luce ed io detesto il flash, la leggera nebbia presente crea un riverbero che offusca i fiocchi che cadono, i tempi di posa lunghi non consentono riprese stabili, 3200 ISO non bastano per ridurre i tempi sotto il secondo. Andrà peggio dopo l’arrivo al rifugio Vodala: la differenza di temperatura tra l’esterno (-10) e l’interno (22 e oltre) fa appannare le lenti dell’obiettivo: ecco l’inutilità di portare l’armamentario appresso. Ma la serata resta indimenticabile. Salire lungo la pista è stato per me faticoso, vuoi l’altezza (tra i 1200 e i 1800 mt), vuoi la ripidita della salita e anche una giornata di lavoro alle spalle, dopo un’ora di marcia ho cominciato a contare i passi. ogni 20/25 passi 15/20 secondi di sosta, anche dopo, una volta dentro il bosco di conifere, il sentiero con i suoi tornantini taglia gambe ha mi ha mantenuto il passo rallentato. Poi una volta su al Vodala, il caldo, il cibo, l’ambiente umano han fatto dimenticare in fretta la fatica. Ambiente umano che dopo la salita affronta la discesa con mezzi diversi: dallo sci (a cui vengono staccate le pelli utili in salita) allo slittino e snowbord portati a spalla, oltre a chi come me è saluto e torna giù con i racchettoni ai piedi.

Un unico rammarico non aver portato una macchina fotografica più duttile, che si adattasse bene al clima non subendo l’effetto delle temperature sulle lenti e sugli specchi: ma ci sarà una ptrossima volta, è stato troppo bello per non ricominciare.

Engadina, caro paradiso del fondo

Se c’è un posto che ho frequentato più di altri negli ultimi quindici anni è stata l’Engadina,  Alpi elvetiche in una conca rinomata a 1800 metri d’altitudine, prezzi abbordabili grazie alla forza dell’€uro, sino a tre anni fa con 25 € da dicembre a marzo ci si garantiva il diritto di fruire delle piste di fondo di tutto il rinomato comprensorio, adesso, complice il cambio 1 a 1 si è passati a 70 €, un piatto di spaghetti con tomato ne costa 15 e mezzo ed il pieno costa l’8% in più che non in Italia. Ma oggi avevo voglia di neve, così sveglia alle 4,30 e via senza nessuna preparazione ginnica mirata ma con una voglia matta di scivolare sul candido manto che manca alle montagne lombarde. Ho battuto il record degli sfaticati: si e no 10 km in due ore, in compenso ho portato a casa qualche immagine che riempirà la settimana.

Ci sono sentieri che portano lontano stando bassi.

Ci sono sentieri che non portano in alto ma tra le loro pieghe hanno del bello.  Sono quelli che d’estate vengono scartati perché brevi o troppo vicini. D’inverno è tutta un’altra storia. L’inverno può essere utile per rimettersi in forma tra sassi e rocce che luccicano in un’improvvisa giornata di sole. Uno di questi sentieri si snoda intorno e sopra il monte Magnodeno, una crestina appena sotto il Resegone che troneggia con le sue guglie sullo sfondo,  1360 mt appena appena impervi ma giusti per tornare a casa ristorati.

 

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