Fagus sylvatica

Spesso per raggiungere delle mete montane si passa attraverso un bosco di faggi. Ogni volta questo passaggio mi procura un senso di pacata euforia, vuoi per il morbido terreno su cui cresce, vuoi per la disponibilità delle sue fronde a giocare col vento. Non a caso è classificata come pianta anemofila. Molto piacevole anche l’aroma che diffonde quando brucia nel camino e il tronco che, prima di diventare cenere, forma sulla sua superficie reticoli di brace fiabesca.

Ma tutto questo è un’altra storia, quello che voglio affidare al web sono invece le immagini primaverili di una faggeta riprese qualche settimana fa nel raggiungere la località orobica detta Tre Faggi per la presenza di tre monumentali piante secolari.

(per ingrandire le immagini basta cliccare su una delle foto)

E …

Non so come e perchè word press abbia salvato questa bozza che non contiene nulla. Ma quella E la trovo stimolante.

E è congiunzione, ma anche introduzione, e visti i tre puntini che la seguono mi viene naturale aggiungere e … di colpo è estate.

Un’estate quasi senza preavviso, con una primavera breve e con tramonti incredibili qui in pianura, come questo della sera del 23 maggio

E … poi si torna in montagna. Finalmente il luna park bianco ha chiuso i battenti e ad accarezzare le rughe della Terra tornano i camminatori abituali, cui non importa se c’è sole o piove.

Quasi estate

Il canto del cuculo che stamattina mi ha tenuto compagnia per quasi un’ora, mi lasciato addosso una gran voglia di uscire ed esplorare intorno a casa.

Il lockdown ancora non è del tutto finito ma sembra un ricordo, la gente affolla luoghi di ritrovo e centri commerciali, il ricordo del canto mattutino degli uccelli mi fa decidere di andare a prendere anch’io qualcosa. Mi armo di stativo, macchina fotografica e bicicletta e vado a caccia. Queste che condivido, sono la mie catture:

(Cliccare sulla galleria di immagini per vederle a tutto schermo)

Ora legale o ora letale?

A distanza di anni ritrovo questo vecchio post quanto mai attuale. Scrivendolo magari speravo d’influire sulla decisione a non adottare più l’ora legale. Alcuni passi sarebbero da riscrivere perché domenica saremo ancora in zona rossa e non si andrà da nessuna parte.
Spero che questo sia l’ultimo anno in cui portiamo avanti gli orologi, o anche che ad ottobre non si riportino indietro, in fondo non siamo macchine che si regolano a piacimento.

libera...mente

Odio l’ora legale. Non mi piace perché alla sera è ancora giorno, non si riesce ad assaporare quel momento in cui le vetrine accendono le luci con la gente che va ancora a spasso e poi pian piano si fa buio, le vetrine si spengono e le saracinesche abbassano le palpebre.

Non mi piace perché se sono in montagna, devo venir via con il sole ancora alto nel cielo (altrimenti poi sai che code ti becchi al rientro). Domenica prossima mi toccherà puntare la sveglia alle 4,00 del mio orologio fisiologico, se voglio andare a fare l’ultimo giro sulla neve. Non la sopporto anche se sono al mare, prima di vedere il tramonto del sole si fa ora di cena. Non mi piace se lavoro perché non mi accorgo che son le diciassette, ed è ora di andare a casa; poi la sera d’estate i concerti tardano ad iniziare per…

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Ingrandendo dei particolari scopro che …

In questi giorni di fastidioso semi lookdown mi ritrovo spesso a rivedere foto di viaggi fatti. A qualche foto apporto delle modifiche tecniche e nel farlo ogni tanto noto dei particolari che non ricordavo.

Mentre stavo correggendo l’inclinazione della foto fatta a una via di Marsiglia, noto che c’è un cagnolino che soddisfa i propri bisogni. Nell’ingrandimento sembra si sia accorto di me.

Invece la facciata del Parlamento di Lisbona ingrandita mostra delle sorprese, le sculture che secondo me rappresentano quattro caratteristiche della politica: una mostra solo una delle due facce allo specchio, una legifera, una amministra e l’ultima nutre. All’ombra degli archi d’ingresso centrali stanno due militari di guardia.

Sempre a Lisbona una foto opportunamente tagliata sembra stabilisca un diritto di proprietà sulle erbacce.

A Malaga invece l’amore per le piante non considera la fatica di innaffiarle

Infine ingrandendo una foto alla Torre ascensore di Lisbona scopro che mentre sto scattando altri fotografano me, almeno sono alla pari con l’immagine iniziale in cui ho violato l’intimità del cane.

La musica che gira

Cos’è la musica che gira? Per chi ha vissuto la propria gioventù nel secolo scorso il pensiero va ai dischi in vinile che ruotavano sul piatto del giradischi. Ma non è questa la musica che gira.

Forse sarebbe meglio chiamarla musica girovaga, cioè quella che viene eseguita da gente senza fama altisonante che calca i palchi di feste periferiche, piazze e anche balconi, come zingari felici.

Balcone musicale a Lisbona 30 aprile 2019

Forse dovrei coniugare tutto al passato, visto che da un anno suonano in soffitta o in cantina e raramente in studio, senza il contatto diretto con il pubblico più o meno affezionato, più o meno occasionale, delle loro musiche.

Rovistando nella mia soffitta ho ritrovato foto dei giorni andati, sperando che presto le vibrazioni sonore possano riprendere in pieno a tutti i livelli, dalla soffitta alla cantina, dalle piazze ai balconi.

Borghi nascosti: SAVOCA

La scorsa estate, in una giornata da non dedicare al mare, dopo aver visto in TV un breve servizio su Savoca ho deciso di recarmi in questo piccolo borgo antico nell’immediato entroterra ionico, famoso per essere stato il set di alcune scene de “Il Padrino” di F.F.Coppola. Difatti il benvenuto nella piccola piazza lo dà questa siluette serigrafica

Il borgo è piccolo e disseminato di chiese, se ne contano 17, una ogni 100 abitanti, ma c’è carenza di preti e molte restano chiuse.

La vista spazia, vola oltre il baluardo dei monti, supera la valle e sfiora il mare.

Chi è?

Ne “I Miserabili” Victor Hugo, descrivendo Gillenormand, dice: Non andava in nessun luogo, se non a patto di dominare. E’ una qualità delle persone che vogliono essere influenti a ogni costo; ove non possono essere oracoli, si fanno buffoni.

A quale Matteo, politico dei giorni nostri, si adatta meglio la frase?