Appunti di vacanza al tempo del covid 19 (5)

Over lapping.

In un bar gelateria noto la sovrapposizioni di ruoli che inevitabilmente creano confusione. Una persona va alla cassa per chiedere dei prodotti da portar via. La cassiera invita la cliente a rivolgersi direttamente al banconista. Questi prepara l’ordine. La cliente torna alla cassa. Il banconista detta l’ordine alla cassiera che produce lo scontrino e va a controllare se la lista contiene tutto quel che c’è nella borsa, il banconista conta i pezzi, per confermare, finalmente la cliente paga alla cassa e poi torna al banco a prendere la borsa. La fila di persone intanto si allunga, in tempi di covid non è bello. Ho notato anche andirivieni a vuoto dei camerieri al servizio dei tavoli. Clienti che mentre son serviti dal cameriere X dopo due minuti si rivolgono anche al cameriere Y. Ho fatto notare la cosa al cameriere di un bar dallo sguardo intelligente. Ho chiesto se avesse un contapassi, tranquillamente mi ha risposto che ha contato fino a sette volte i propri passaggi a ad uno stesso tavolino. Ho suggerito che la regola principale dovrebbe essere di non fare mai avanti e indietro dal bancone ai tavolini a mani vuote, minimo dopo una consegna occorre portare un nuovo ordine al bancone. Eccessiva disponibilità nei confronti di un cliente comporta dispendio di tempo ed energie. Ti ordinano un caffè e quando porti il caffè il cliente ti chiede l’aggiunta di qualcosa, non correre al bancone, guardati prima in giro per vedere se altri clienti hanno bisogno e registra l’ordine, consegni l’ordine al banco e prelevi quel che mancava al primo cliente e se questi ha altre richieste lascialo aspettare, la prossima volta sarà più solerte, meglio una mancia (improbabile) in meno che arrivare a sera con i piedi gonfi.

Ieri sera abbiamo consumato una pizza ad Alì Terme, che pur non presentando i fenomeni di affollamento degli altri posti, con il virus che serpeggia tra la gente, trovare posto senza aver prenotato non è facile.

Il locale difatti era quasi al completo per i posti consentiti dal distanziamento. Come in tutti gli altri locali in cui mi son fermato, nessuno mi misura la temperatura ma compilo un’autocertificazione.

Nella fretta i camerieri non si guardano in giro, fanno viaggi a vuoto ed inevitabilmente finiscono per servire in due lo stesso tavolo dimenticandosi di chi non alza la mano o la voce. Chissà che caos nelle cucine. Un’anziana coppia ad un tavolo vicino che è arrivata insieme a noi (ma loro avevano prenotato) ha iniziato a mangiare quando noi eravamo pronti ad andar via. Vedo che bar, ristoranti e pizzerie gestiscono male il personale di sala e di conseguenza la clientela.

Tra la fine di giugno e i primi di luglio ho trascorso una vacanza in Abruzzo. Era la riapertura dopo il loockdown, nell’hotel che mi ospitava c’è stata un’iniziale confusione a causa di un giovane cameriere che prelevava le portate senza riconoscere quel che contenevano, servire ai tavoli non è un lavoro da nulla, se non riconosci i piatti e non tieni a mente gli ordinativi rischi pasticci. In quindici giorni ho visto la rotazione di almeno 7 camerieri. Da quel che ho capito quest’anno non è facile trovare camerieri esperti che, al compenso di 900/1000 € preferiscono il Reddito di cittadinanza, andare al mare e non rischiare il covid.

L’ultima cameriera però dopo una settimana era ancora al suo posto: 60 anni, donna, ottima esperienza e duttilità a lavorare dove occorre. Mi confessa che la figlia 30enne è sul divano di casa con RdC in tasca e palmare in mano.

Appunti di vacanza al tempo del covid 19 (4)

Prima di partire ho cercato di documentarmi circa gli obblighi di chi sbarca in Sicilia.

Nei mesi scorsi i TG avevano riportato notizie di blocchi imposti dalla presidenza regionale e a Messina che il sindaco in persona si fosse recato al porto a controllare tutti gli arrivi dei traghetti. Si una pagliacciata ampiamente documentata anche in spassosi video su youtube. Messina ha 4 porti o punti di imbarco/sbarco e il sindaco non penso abbia il dono dell’ubiquità, era li dove aveva invitato giornalisti, fotografi e cloche.

Fatto sta che cercando di prenotare il traghettamento dell’auto on line, sul pc si accende il banner dell’applicazione “Sicilia.Si.cura” che mi invita a registrarmi prima di procedere alla prenotazione. Ne apprezzo l’efficienza preventiva.Cattura1

Compilo diligentemente il form e salvo il tutto, mancano solo le schede di viaggio del gruppo di famiglia. Avendo qualche dubbio sulla effettiva funzionalità dell’applicazione telefono al numero verde indicato sul sito. Con grande meraviglia noto che malgrado siano le 20,00 di un sabato sera una voce gentile mi risponde. Espongo i problemi riscontrati e mi vengono date le soluzioni. Alla fine faccio notare che nel format non ho visto alcun pulsante di stampa. La gentile vocina mi dice che non è necessario, basterà mostrare all’addetto il telefonino con il nulla osta dell’app.

Nasce un problema, sto usando il pc e io non ho un iphone ma un semplice telefono risalente al 1998 ancora funzionante ma senza internet. Mi suggerisce di attivare l’applicazione sul telefono di uno dei miei congiunti al mio seguito. Va bene, e se decido di venire in Sicilia da solo che faccio? Ho ringraziato e riagganciato con molte perplessità.

Prima di spegnere il pc un altro banner sul sito delle Poste Italiane mi invita a fare il Telepass che da quest’anno è attivo anche per gli imbarchi per, e dalla, Sicilia.

Ho acquistato il Telepass, mi sono imbarcato sul traghetto senza scendere dall’auto per il biglietto, nessuno mi ha misurato la temperatura corporea né voluto vedere la marca del mio telefonino. Sicilia-si.cura dicono sia un flopp, ma mi viene il dubbio che possa essere tracciato con il Telepass.

Ho anche tentato di registrarmi con l’app Immuni che mi da più fiducia, in effetti ho un moderno Sony Xperia con 3 anni di vita, ma Immuni non è compatibile. Mi chiedo se i softwaristi che lavorano per i nostri Enti vengano regolarmente pagati. Vorrei tracciare i potenziali contatti, ma non mi va di cambiare un telefono perfettamente funzionante.

Appunti di vacanza al tempo del covid 19 (3)

Una vista del Museo presa dal web

In questi giorni sto comprando la Gazzetta del Sud edizione di Messina. Le cose che più mi colpiscono sono le notizie sulle lungaggini amministrative.

Ieri veniva annunciato che il Museo cittadino, inaugurato un paio d’anni fa dopo 30 (dicasi trenta) anni dalla posa della prima pietra, non è a norma con le leggi sulla sicurezza elementari oltre che al covid 19.

Oggi il Presidente di Regione inaugura insieme al suo assessore alle infrastrutture lo svincolo di Rosolini sull’autostrada Siracusa-Gela che “nei fatti è aperto e in uso da 6 anni” (pag. 16 della Gazzetta odierna, 07/08/2020). Qualche riga prima si accenna al fatto che questo è un atto di ripicca nei confronti del Governo nazionale che aveva inaugurato un viadotto sulla A19 anticipatamente. Beghe di cortile che non mi va di approfondire.

Ciliegina sulla torta è stato dato il via libera alla riforma urbanistica con 49 voti favorevoli dell’ARS: la riforma prima di essere votata ha visto trascorrere 42 anni dall’emanazione dell’ultima legge urbanistica che risale al 1978. “La riforma mette ordine al sistema di pianificazione, semplifica le procedure e attribuisve alla Regione competenze specifiche di coordinamento attraverso una nuova visione del Piano territoriale regionale (PTR)”. Immagino l’allora neo assunto in Regione che ha iniziato a battere con l’Olivetti dell’epoca, e che per tutta la vita ha lavorato alla sua stesura. Davanti ad una storia simile forse Franz Kafka avrebbe pensato di scriverci un libro.

In zona centro della città di Messina, una lapide ricorda che in quel quartiere alloggiò Giovanni Pascoli. “Insigne letterato, autentico servitore delle Istituzioni, nel lustro della prosopopea ne elargirono gli effetti illumin….. presenti alla posa il Vescovo Cardinal Vattelapesca, il mago Merlino, la Fata Morgana”: oddio quanto odio questa città schiava del suo inutile borbonico turpiloquio che celebra la presenza dei vivi che si appoggiano ai morti.

Tra i mali della nostra società il manicheismo di funzionari e direttori generali della struttura burocratica è un fardello pesante. I politici, se incompetenti, devono supportarsi di funzionari e dirigenti che conoscono la materia e ne diventano succubi, con o senza colpa.

Sensazioni di viaggio con il covid 19 (1)

A fine giugno appena finto il lookdown ho compiuto un viaggio al mare, in Abruzzo. La prima vacanza dopo la chiusura, il primo soggiorno fuori dai confini regionali lombardi, un’opportunità per mettere a confronto i diversi approcci regionali per la prevenzione del contagio da covid 19.

In Lombardia, seppur con ritardo, il distanziamento sociale alla riapertura è stato subito organizzato in maniera esemplare, più per merito dei vari responsabili della sicurezza che non per le direttive regionali che non hanno modificato una virgola di quanto disposto dal Governo nei vari DPCM (almeno nella pilatesca Lombardia).

Regole tutto sommato semplici: accesso ai supermercati contingentato e guidato, misurazione della temperatura, igienizzazione delle mani, guanti e mascherina. In Emilia Romagna ho potuto constatare un comportamento simile, così anche nelle Marche. Leggermente più permissivi in Abruzzo, dove non ho trovato un posto dove misurassero la temperatura, nemmeno in hotel dove è stata sufficiente un’autocertificazione, mascherine solo nei luoghi chiusi o affollati, niente guanti. Dal 15 giugno anche le altre regioni citate hanno abolito i guanti.

La sorpresa è stata il Lazio di qualche giorno fa. A Roma si respira un’aria strana, la città è semivuota, i varchi alla Zona a Traffico Limitato non sono attivi e non lo saranno sino alla fine di agosto. Come se la città fosse chiusa per ferie. In Trastevere i locali sono desolatamente vuoti. La tanto simpatica ed economica trattoria Trattoria Carlo Menta dove di solito i clienti aspettavano il loro turno in strada, alle 14 aveva avuto solo 10 clienti compresi i 4 del mio gruppo familiare.

Parlando con la gente la domanda che sempre mi son sentito porre è stata “ma è stato così tremendo a Bergamo? E’ vero quel che hanno raccontato giornali e TV?”. Non ho mai avuto tanti interlocutori e tutti con la stessa domanda.

Ebbene si, a Bergamo e provincia è stato terribile, forse anche più di quanto è stato raccontato. La gente prendeva la strada dell’ospedale e se ne perdevano le tracce.

Ma a Bergamo e provincia metà della popolazione era assistita dall’altra metà di popolazione che lavorava per loro, anche in maniera volontaristica. Bergamo non versa acqua sotto forma di lacrime ma di sudore, e più si suda più si è contenti. Non potendo lavorare in tanti si sono scoperti volontari. I famosi ragazzi senz’arte ne parte si son scoperti fattorini tuttofare, accanto a padri, madri, zii e nonni. Si tutti si son dati da fare in una regola silente di buon vicinato. Se l’intensità della pandemia riscontrata a Bergamo fosse avvenuta a Roma, sono propenso a pensare che metà della popolazione avrebbe sbranato l’altra metà.

Se al nord un caffè ora costa 10 centesimi in più, a Roma l’ho pagato 2 €, non in via Veneto ma in un quartiere popolare come Trastevere, frequentato da pensionati. Un modo subdolo per salutare il turista con un addio e non un arrivederci. Se uno mi fa pagare il 10% in più un caffè è certo che settimanalmente da me incasserà il 18% in meno di prima della chiusura, domanda ed offerta devono incontrarsi su una base di reciproca soddisfazione, o addio fiducia. Se me lo fa pagare il doppio uso Facebook e TripAdvisor e WordPress per avvisare gli amici circa i locali da evitare.

(da appunti del 29/07/2020)

I camerieri della camera rotonda ….

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(presa dalla pag. FB de “l’Urlo”)

Oggi il Ministro  dell’Interno  ha  convocato le parti sociali,   vale  a  dire  i  rappresentanti  di  43  sigle Sindacali  di  Lavoratori e  Imprese  per  illustrare i (suoi) progetti della prossima manovra economica, giocando d’anticipo sui Ministri di Lavoro, Welfare, Economia e Finanza, oltre che sul Capo del Governo.

Certo avremmo potuto risparmiare le retribuzioni di 4 ministeri se lo avessero  incaricato di occuparsi di ogni cosa con le deleghe relative. Che spreconi che siamo.

La triste Italia del rancore

Una statistica di qualche mese fa evidenziò come noi italiani siamo diventati un popolo pieno di rancore, gli uni verso gli altri, complice una campagna fraudolenta di paura, siamo intolleranti con tutti ma in modo particolare con gli stranieri, seppure a livelli diversi. Poco con quelli sorridenti e con il portafogli turistico a fisarmonica, molto di più verso quelli che svolgono i lavori che i nostri giovani rifiutano, o peggio, se tendono una mano chiedendo aiuto. Il massimo dell’intolleranza viene manifestata con chi non ha un lavoro. Quest’intolleranza in alcuni casi si è macchiata di veri e propri crimini razzistici, ma viene sminuita nella sua essenza da chi dovrebbe garantire la pacifica convivenza.

Se sino ad un anno fa alcune frasi venivano solo scritte e lette da un manipolo di sfaccendati che sfogavano le loro frustrazioni su una tastiera, oggi non solo continuano e si moltiplicano sui social media, ma trovano spazio nei discorsi da bar, facendo eco a quello che dice il loro capo carismatico, un certo Matteo Salvini, uomo senz’arte ne parte se non una retorica scadente che fa presa grazie alla sua sfrontata volgarità.

Qualcosa è avvenuto e sta accadendo sotto i nostri occhi per consentire a gente di questa risma di essere al potere. Una società rancorosa li ha eletti, una società corrosa dalla crisi che dopo essere stata economica è diventata crisi morale. Gente senza più niente in cui credere se non annotare in maniera minuziosa quel che gli manca, che non è di sicuro il pane ma il tempo per vivere.

MINIBOT AUTARCHICI

Una cosa che mi piace fare è spingermi avanti con la fantasia e i minibot di cui si parla in questi giorni sono molto stimolanti. Di fatto sarebbero una (debole) moneta parallela che a fronte di una moneta come l’€uro, che è una moneta forte, potrebbe dare respiro all’economia locale. Un respiro soltanto, giusto per tenere in vita l’infermo, visto che accettando di scambiarsi minibot al posto di €uro, ben presto farebbe nascere un mercato interno degli €uro.
Non tutti noi stiamo fermi dentro i confini nazionali, spesso per vacanza o per lavoro si va all’estero, acquistiamo anche beni su Amazon e Ebay o altri canali, in tutti questi casi (senza parlare delle aziende) voglio vedere come si farebbe a pagare beni o viaggi in minibot. I cambia valute tornerebbero in attività.
Negli anni scorsi mi è capitato spesso di andare in vacanza in Croazia dove la moneta ufficiale è la Kuna, dovevano abbandonarla già qualche anno fa ma hanno deciso di tenersela. Hanno dei vantaggi? Per il turismo e il commercio con l’estero senz’altro si, ma non per i croati che vogliono andare all’estero. Se stai in casa e piove non ti bagni.
Porto un esempio che è quello di quando io mi reco in Croazia. Ebbene se effettuo il cambio alla mia banca prima di attraversare la frontiera il cambio è circa 0,135 € per 1 kuna, in soldoni 135 € per 1000 kune, se invece mi porto il contante per cambiare in loco ottengo un prezzo di 127 € per 1000 kune. Il perchè è semplice. I cambia valute quando rivendono gli €uro raccolti ad aziende e persone lo fanno ad un cambio superiore, vale a dire 1 € costa più ad un croato che ad un italiano o un francese. In definitiva con 1000 kune pago una cena per cinque persone, e spendo 127 €, se un croato mangia con moglie e tre figli a Trieste magari spende 127 € ma in cambio ha dovuto dare 1100 kune. Questo avviene anche perchè le kune sono più abbondanti degli €uro.
Ora immaginiamo di avere questa fantomatica moneta parallela. Inizialmente il suo valore sarebbe di 1 a 1, ma quanto durerebbe? Ben presto cambiare minibot (£ o pannocchie) avrebbe un costo diverso, ipotizziamo 0,90 e otteniamo 1,11 vale a dire che per pagare la rata di un mutuo di 500,00 € occorrerebbero 555,5 pannocchie, al tempo stesso le casse governative ne avrebbero un beneficio in quanto le iniziali pensioni di 1000 pannocchie, non rivalutandosi più al 100% del costo della vita (Manovra finanziaria 2019) ridurrebbero anche il loro potere di acquisto. Già così mutui e affitti espressi in €uro avrebbero un costo maggiore, a cui si aggiunge la riduzione dell’adeguamento delle pensioni al costo della. E il debito pubblico? Quello legato alle pensioni si ridurrebbe di sicuro.
Forse i nostri governanti attuali non solo incapaci, sono molto peggio.

Dittature

Cosa sono le dittature se non una forma di sadomasochismo del potere? Non importa il colore o il credo, sia politico che religioso, su cui si poggiano, sono solo esercitazioni sadomasochistiche.

Ho cominciato a prendere coscienza della perdita della libertà ai tempi della Cecoslovacchia di Dubcek, quando in occasione del mio tredicesimo compleanno la repubblica fu invasa dai sovietici. Non dico russi perché non è lecito identificare con la stessa parola un sistema socio/politico con un territorio.

Jan Palach bruciava ed ero stravolto nell’immaginare il bruciore che doveva sentire. Vent’anni dopo ho avvertito il dolore di ossa fratturate a Pechino in piazza Tienamen, con in mezzo il napalm americano sul Vietnam, gli stadi e i desaparecidos di Cile e Argentina e così via dall’Africa al Sud America al Medio Oriente, spesso vere e proprie guerre civili, interne agli Stati.

In tutti i casi uomini che si piegano ad un potere forte e esercitandolo impunemente su altri esseri umani.

Cronache Padane (da Burgonzia)

Quattro anni fa ho preso abitazione nel Ducato di Burgonzia, nel cuore della della Repubblica del Nord (o Padania). Il primo approccio con le Istituzioni indigene è stato con l’anagrafe municipale: un salto nel vuoto. Alla mia richiesta d’informazioni sulle modalità per presentare la comunicazione di residenza, mi veniva risposto che avrei dovuto prendere un appuntamento. Pensai che la persona con cui parlavo non avesse capito, e ripetei la domanda, aggiungendo che ero italiano. Mi fu fornito un elenco di documenti da presentare a corredo e, vista la loro quantità e la necessità di verifica, per la presentazione della comunicazione era necessario un appuntamento. Alla faccia della legge sull’autocertificazione voluta da Bersani.

Il Castello di kafkiana memoria riaffiorò alla mente e mi sentii come l’agrimensore errante.

I giorni successivi furono una sorpresa continua, peggio della Sicilia degli anni ’70, i diritti del cittadino annullati. A Burgonzia da ventanni regnava la Lega Nord che reinterpretava in chiave localistica le leggi dello Stato.

A quel punto mi misi di piglio per trovare una sponda per poter chiedere il commissariamento del comune.

La trovari ai Servizi Sociali che erano gestiti alla stregua di un’Agenzia Turistica, fornivano solo informazioni sui servizi presenti nel territorio. Il villico ne poteva fruire a sue spese per poi fare domanda di rimborso all’Eccellentissimo Regente (il Sindaco). Leggi come la 328/2000 erano completamente disattese.

Malgrado queste premesse ho notato che da ventanni a Burgonzia non c’era stata alcuna rivolta, nemmeno quando un’azienda di quasi 1000 dipendenti aveva chiuso i battenti nel silenzio assoluto. Perchè?

Mi è bastato poco per capire che per sopperire alla sfrontata gestione comunale, buona parte dei cittadini si era organizzata in una rete di volontariato per scavalcare le lungaggini burocratiche comunali. Volontari organizzati in decine di Associazioni per il mutuo soccorso.

Probabilmente l’esempio di Burgonzia, dove tra l’altro vive …. (omissis), è stato sufficiente affinchè il partito, una volta giunto al governo del paese con l’appoggio di uno sprovveduto gruppo di incapaci, ne abbia approfittato per sanare i conti con il mondo del volontariato attraverso il raddoppio dell’IRES a carico delle organizzazioni non lucrative. Un aggravio di costi di quasi 120 milioni di €uro .

Penso che niente venga fatto per caso. Se è fatto per errore è prova di incapacità, se è un atto preordinato, è da criminali.

Pensionandi da quota 100

Il governo gialloverde sembra abbia intenzione di mettere mano alle pensioni. La legge attualmente in vigore non è esaltante, anzi l’ho molto criticata per aver aumentato, dalla mattina alla sera, gli anni di contribuzione necessari prima del ritiro dal lavoro. Ma la legge Fornero ha un pregio, quello di aver mantenuto quasi inalterati i saldi pensionionistici. In parole povere se prima bastavano 40 anni dicontributi per aver diritto a circa l’80% della media retributiva, la riforma del 2012 ha innalzato gli anni di contribuzione a 43 (circa), mantenendo i diritti per i periodi di contribuzione figurativa (maternità, servizio militare ecc.). Le due forze al governo attualmente fanno trasparire dalle loro parole,  e solo parole perchè di atti se ne vedono pochi, che sono orientati verso una anticipazione della forma pensionistica contributiva.

Con la legge in vigore il sistema contributivo si applicherà per intero a chi nel 1993 non poteva vantare 18 anni di contribuzione. Facendo un rapido calcolo chi ha iniziato a lavorare prima del 1975 percepisce attualmente una pensione calcolata con il sistema misto, ovvero calcolo retributivo sino al 1993 e sistema contributivo per gli anni successivi.

La legge Fornero comunque aveva lasciato degli spazi per consentire di accedere alla pensione anticipatamente, spazi denomitati “opzione donna” ma non ultime le 8 salvaguardie dirette a compensare allo squilibrio che l’innalzamento repentino degli anni di contribuzione stava provocando.

Con il ricalcolo contriburivo le perdite economiche per i neopensionati sarebbero molto consistenti. Le donne innanzitutto, che potrebbero non vedere più riconosciuti i periodi di contribuzione figurativa per maternità, sia obbligatoria che facoltativa, ma non ultimi potrebbero venir meno anche i periodi figurativi, sia per i maschi che per le femmine, relativi a malattie, infortuni e non ultimi i peridodi di aspettativa per assistere genitori o figli disabili.

Spero che prima di sedersi intorno a un tavolo e decidere sulla base delle opportunità di cassa immediate, il Governo ascolti anche le parti sociali attraverso i loro rappresentanti, in caso contrario verrebbe scatenata una macelleria sociale senza precedenti proprio tra coloro che, già con la riforma Monti/Fornero, hanno posticipato la pensionedi 8-10 anni.

Sarà per questo, una macelleria presentata come pasticceria, che Conte e Junker dopo l’incontro di domenia scorsa, si sono lasciati cordialmente e lo spread è diminuito?