I camerieri della camera rotonda ….

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(presa dalla pag. FB de “l’Urlo”)

Oggi il Ministro  dell’Interno  ha  convocato le parti sociali,   vale  a  dire  i  rappresentanti  di  43  sigle Sindacali  di  Lavoratori e  Imprese  per  illustrare i (suoi) progetti della prossima manovra economica, giocando d’anticipo sui Ministri di Lavoro, Welfare, Economia e Finanza, oltre che sul Capo del Governo.

Certo avremmo potuto risparmiare le retribuzioni di 4 ministeri se lo avessero  incaricato di occuparsi di ogni cosa con le deleghe relative. Che spreconi che siamo.

La triste Italia del rancore

Una statistica di qualche mese fa evidenziò come noi italiani siamo diventati un popolo pieno di rancore, gli uni verso gli altri, complice una campagna fraudolenta di paura, siamo intolleranti con tutti ma in modo particolare con gli stranieri, seppure a livelli diversi. Poco con quelli sorridenti e con il portafogli turistico a fisarmonica, molto di più verso quelli che svolgono i lavori che i nostri giovani rifiutano, o peggio, se tendono una mano chiedendo aiuto. Il massimo dell’intolleranza viene manifestata con chi non ha un lavoro. Quest’intolleranza in alcuni casi si è macchiata di veri e propri crimini razzistici, ma viene sminuita nella sua essenza da chi dovrebbe garantire la pacifica convivenza.

Se sino ad un anno fa alcune frasi venivano solo scritte e lette da un manipolo di sfaccendati che sfogavano le loro frustrazioni su una tastiera, oggi non solo continuano e si moltiplicano sui social media, ma trovano spazio nei discorsi da bar, facendo eco a quello che dice il loro capo carismatico, un certo Matteo Salvini, uomo senz’arte ne parte se non una retorica scadente che fa presa grazie alla sua sfrontata volgarità.

Qualcosa è avvenuto e sta accadendo sotto i nostri occhi per consentire a gente di questa risma di essere al potere. Una società rancorosa li ha eletti, una società corrosa dalla crisi che dopo essere stata economica è diventata crisi morale. Gente senza più niente in cui credere se non annotare in maniera minuziosa quel che gli manca, che non è di sicuro il pane ma il tempo per vivere.

MINIBOT AUTARCHICI

Una cosa che mi piace fare è spingermi avanti con la fantasia e i minibot di cui si parla in questi giorni sono molto stimolanti. Di fatto sarebbero una (debole) moneta parallela che a fronte di una moneta come l’€uro, che è una moneta forte, potrebbe dare respiro all’economia locale. Un respiro soltanto, giusto per tenere in vita l’infermo, visto che accettando di scambiarsi minibot al posto di €uro, ben presto farebbe nascere un mercato interno degli €uro.
Non tutti noi stiamo fermi dentro i confini nazionali, spesso per vacanza o per lavoro si va all’estero, acquistiamo anche beni su Amazon e Ebay o altri canali, in tutti questi casi (senza parlare delle aziende) voglio vedere come si farebbe a pagare beni o viaggi in minibot. I cambia valute tornerebbero in attività.
Negli anni scorsi mi è capitato spesso di andare in vacanza in Croazia dove la moneta ufficiale è la Kuna, dovevano abbandonarla già qualche anno fa ma hanno deciso di tenersela. Hanno dei vantaggi? Per il turismo e il commercio con l’estero senz’altro si, ma non per i croati che vogliono andare all’estero. Se stai in casa e piove non ti bagni.
Porto un esempio che è quello di quando io mi reco in Croazia. Ebbene se effettuo il cambio alla mia banca prima di attraversare la frontiera il cambio è circa 0,135 € per 1 kuna, in soldoni 135 € per 1000 kune, se invece mi porto il contante per cambiare in loco ottengo un prezzo di 127 € per 1000 kune. Il perchè è semplice. I cambia valute quando rivendono gli €uro raccolti ad aziende e persone lo fanno ad un cambio superiore, vale a dire 1 € costa più ad un croato che ad un italiano o un francese. In definitiva con 1000 kune pago una cena per cinque persone, e spendo 127 €, se un croato mangia con moglie e tre figli a Trieste magari spende 127 € ma in cambio ha dovuto dare 1100 kune. Questo avviene anche perchè le kune sono più abbondanti degli €uro.
Ora immaginiamo di avere questa fantomatica moneta parallela. Inizialmente il suo valore sarebbe di 1 a 1, ma quanto durerebbe? Ben presto cambiare minibot (£ o pannocchie) avrebbe un costo diverso, ipotizziamo 0,90 e otteniamo 1,11 vale a dire che per pagare la rata di un mutuo di 500,00 € occorrerebbero 555,5 pannocchie, al tempo stesso le casse governative ne avrebbero un beneficio in quanto le iniziali pensioni di 1000 pannocchie, non rivalutandosi più al 100% del costo della vita (Manovra finanziaria 2019) ridurrebbero anche il loro potere di acquisto. Già così mutui e affitti espressi in €uro avrebbero un costo maggiore, a cui si aggiunge la riduzione dell’adeguamento delle pensioni al costo della. E il debito pubblico? Quello legato alle pensioni si ridurrebbe di sicuro.
Forse i nostri governanti attuali non solo incapaci, sono molto peggio.

Dittature

Cosa sono le dittature se non una forma di sadomasochismo del potere? Non importa il colore o il credo, sia politico che religioso, su cui si poggiano, sono solo esercitazioni sadomasochistiche.

Ho cominciato a prendere coscienza della perdita della libertà ai tempi della Cecoslovacchia di Dubcek, quando in occasione del mio tredicesimo compleanno la repubblica fu invasa dai sovietici. Non dico russi perché non è lecito identificare con la stessa parola un sistema socio/politico con un territorio.

Jan Palach bruciava ed ero stravolto nell’immaginare il bruciore che doveva sentire. Vent’anni dopo ho avvertito il dolore di ossa fratturate a Pechino in piazza Tienamen, con in mezzo il napalm americano sul Vietnam, gli stadi e i desaparecidos di Cile e Argentina e così via dall’Africa al Sud America al Medio Oriente, spesso vere e proprie guerre civili, interne agli Stati.

In tutti i casi uomini che si piegano ad un potere forte e esercitandolo impunemente su altri esseri umani.

Cronache Padane (da Burgonzia)

Quattro anni fa ho preso abitazione nel Ducato di Burgonzia, nel cuore della della Repubblica del Nord (o Padania). Il primo approccio con le Istituzioni indigene è stato con l’anagrafe municipale: un salto nel vuoto. Alla mia richiesta d’informazioni sulle modalità per presentare la comunicazione di residenza, mi veniva risposto che avrei dovuto prendere un appuntamento. Pensai che la persona con cui parlavo non avesse capito, e ripetei la domanda, aggiungendo che ero italiano. Mi fu fornito un elenco di documenti da presentare a corredo e, vista la loro quantità e la necessità di verifica, per la presentazione della comunicazione era necessario un appuntamento. Alla faccia della legge sull’autocertificazione voluta da Bersani.

Il Castello di kafkiana memoria riaffiorò alla mente e mi sentii come l’agrimensore errante.

I giorni successivi furono una sorpresa continua, peggio della Sicilia degli anni ’70, i diritti del cittadino annullati. A Burgonzia da ventanni regnava la Lega Nord che reinterpretava in chiave localistica le leggi dello Stato.

A quel punto mi misi di piglio per trovare una sponda per poter chiedere il commissariamento del comune.

La trovari ai Servizi Sociali che erano gestiti alla stregua di un’Agenzia Turistica, fornivano solo informazioni sui servizi presenti nel territorio. Il villico ne poteva fruire a sue spese per poi fare domanda di rimborso all’Eccellentissimo Regente (il Sindaco). Leggi come la 328/2000 erano completamente disattese.

Malgrado queste premesse ho notato che da ventanni a Burgonzia non c’era stata alcuna rivolta, nemmeno quando un’azienda di quasi 1000 dipendenti aveva chiuso i battenti nel silenzio assoluto. Perchè?

Mi è bastato poco per capire che per sopperire alla sfrontata gestione comunale, buona parte dei cittadini si era organizzata in una rete di volontariato per scavalcare le lungaggini burocratiche comunali. Volontari organizzati in decine di Associazioni per il mutuo soccorso.

Probabilmente l’esempio di Burgonzia, dove tra l’altro vive …. (omissis), è stato sufficiente affinchè il partito, una volta giunto al governo del paese con l’appoggio di uno sprovveduto gruppo di incapaci, ne abbia approfittato per sanare i conti con il mondo del volontariato attraverso il raddoppio dell’IRES a carico delle organizzazioni non lucrative. Un aggravio di costi di quasi 120 milioni di €uro .

Penso che niente venga fatto per caso. Se è fatto per errore è prova di incapacità, se è un atto preordinato, è da criminali.

Pensionandi da quota 100

Il governo gialloverde sembra abbia intenzione di mettere mano alle pensioni. La legge attualmente in vigore non è esaltante, anzi l’ho molto criticata per aver aumentato, dalla mattina alla sera, gli anni di contribuzione necessari prima del ritiro dal lavoro. Ma la legge Fornero ha un pregio, quello di aver mantenuto quasi inalterati i saldi pensionionistici. In parole povere se prima bastavano 40 anni dicontributi per aver diritto a circa l’80% della media retributiva, la riforma del 2012 ha innalzato gli anni di contribuzione a 43 (circa), mantenendo i diritti per i periodi di contribuzione figurativa (maternità, servizio militare ecc.). Le due forze al governo attualmente fanno trasparire dalle loro parole,  e solo parole perchè di atti se ne vedono pochi, che sono orientati verso una anticipazione della forma pensionistica contributiva.

Con la legge in vigore il sistema contributivo si applicherà per intero a chi nel 1993 non poteva vantare 18 anni di contribuzione. Facendo un rapido calcolo chi ha iniziato a lavorare prima del 1975 percepisce attualmente una pensione calcolata con il sistema misto, ovvero calcolo retributivo sino al 1993 e sistema contributivo per gli anni successivi.

La legge Fornero comunque aveva lasciato degli spazi per consentire di accedere alla pensione anticipatamente, spazi denomitati “opzione donna” ma non ultime le 8 salvaguardie dirette a compensare allo squilibrio che l’innalzamento repentino degli anni di contribuzione stava provocando.

Con il ricalcolo contriburivo le perdite economiche per i neopensionati sarebbero molto consistenti. Le donne innanzitutto, che potrebbero non vedere più riconosciuti i periodi di contribuzione figurativa per maternità, sia obbligatoria che facoltativa, ma non ultimi potrebbero venir meno anche i periodi figurativi, sia per i maschi che per le femmine, relativi a malattie, infortuni e non ultimi i peridodi di aspettativa per assistere genitori o figli disabili.

Spero che prima di sedersi intorno a un tavolo e decidere sulla base delle opportunità di cassa immediate, il Governo ascolti anche le parti sociali attraverso i loro rappresentanti, in caso contrario verrebbe scatenata una macelleria sociale senza precedenti proprio tra coloro che, già con la riforma Monti/Fornero, hanno posticipato la pensionedi 8-10 anni.

Sarà per questo, una macelleria presentata come pasticceria, che Conte e Junker dopo l’incontro di domenia scorsa, si sono lasciati cordialmente e lo spread è diminuito?

Lo spread, il metro abusato.

Da una decina d’anni sentiamo parlare di spread, un parametro che non sopporto perchè usato in maniera impropria dai mass media, un elemento tecnico per determinare il futuro economico, ben sapendo che in economia l’unica legge esatta è quella del senno di poi.

I più sanno che se aumenta lo spread aumentano i tassi dei mutui e gli interesssi che lo Stato paga. Tutto vero ed altrettanto falso.  I tassi dei mutui potrebbero anche non aumentare, non subito perlomeno.  mentre i tassi di BOT, BTP, CCT etc. nell’mmediato ne risentono per riflesso.

In soldoni, riferendomi ai titoli di Stato, non significa che quelli posseduti acquistano in rendimento o producano maggiori esborsi, significa semplicemente che se ho necessità di venderli dovrò accontentarmi di un prezzo inferiore al loro valore nominale. Esempio: ho 1000 € di BTP del 2016 con scadenza 2020, rendimento x,xx, se oggi decido di venderli realizzo circa 986,00 €, ma se li tengo sino alla scadenza la perdita non c’è, nel 2020 saranno rimborsati comunque 1000 € (più le cedole x,xx).

Detto questo dove sta l’inghippo? All’atto pratico lo spread misura la fiducia del creditore nel debitore. Se il creditore sente che lo spread sale chiederà interessi più alti per il rischio che corre. Rischio legato non all’insolvenza del debitore ma all’incertezza delle proprie necessità, non facilemente prevedibili vista anche l’incertezza goliardica che suscita chi govermna. 

In questi giorni c’è un’asta di BTP con scadenza 26 novembre 2022, rendimento garantito 1,45% oltre il tasso d’inflazione italiano e premio finale dello 0,40%. Le prime 2 giornate hanno avuto scarse adesioni, ne restano altre 2 per i piccoli risparmiatori. Dopo il 22 la palla passerà agli investitori istituzionali (banche e fondi d’investimento), arriverà anche la mano carezzevole della BCE con il quantitative easing. Il prezzo, attualmente a 100, verrà fissato il 26 e potrebbe essere inferiore, ma anche superiore. 

Quale il rischio per chi presta o investe? Escludendo il default dello Stato o un consolidamento del debito (congelamento dei prestiti ricevuti) l’unico rischio è quello detto prima, ovvero la necessità di liquidità che in un momento di turbolente volatilità può determinare una perdita. In alternativa c’è la mattonella, l’unica che garantisce il capitale. Capitale che però viene eroso dall’inflazione e non da rendimenti se non in situazione deflattiva.

Considerando i programmi di Governo, quota 100 (che impoverirebbe i futuri pensionati aumentando i costi dello Stato) e il fantomatico Reddito di Cittadinanza, l’unica prospettiva è quella di vedere sminuito il potere d’acquisto, ovvero  un aumento dell’inflazione, l’unica tassa a cui nessuno può sfuggire e i governanti adorano.

La BCE e i PIGS

Se penso ai tanti post che ho scritto di critica all’Europa e alle politiche che ha portato avanti dovrei dire che sono il meno titolato a dir bene dell’Europa.

Cos’è che accomuna i regni di Spagna, Danimarca, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia, Lussemburgo, Monaco, Andorra e Inghilterra (sin quando non realizza la Brexit) con le altre repubbliche europee? Di primo acchito direi la democrazia e le varie costituzioni che riconoscono l’uomo, il lavoro e la libertà come regola fondamentale.

Quando un uomo è veramente libero? A mio parere quando il suo lavoro è libero, ovvero quando non deve sottomettersi per avere di che vivere. Negli ultimi 18 anni la nostra libertà è aumentata o diminuita? Abbiamo avuto dei grandi scombussolamenti con dentro due crisi economiche gigantesche che in comune hanno avuto il baratro della deflazione. La prima, quella dei crediti spazzatura che ha investito gli USA, con il fallimento di un centinaio di banche, ha contaggiato mezzo mondo ed in particolare noi europei. Quasi contemporaneamente si è scatenata la speculazione sul debito pubblico dei paesi del Mediterraneo europeo, i PIGS ovvero Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Stando in casa nostra vorrei ricordare che nel periodo 2009/2012 la forbice tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si è allargata sino ai 600 punti base e che in quel periodo sono stati emessi BTP con rendimenti tra il 9 e il 10%. Con tassi di quel tipo il capitale raddoppia dopo 7-9 anni. La diminuzione del debito pubblico divenne allora fondamentale.

Il costo del denaro non lo decide la Commissione europea, lo decidono i prestatori di denaro insieme al debitore.  

Quando la speculazione s’è fatta ancora più agguerrita nei confronti dei PIGS c’è stato l’intervento della BCE che acquistando titoli di stato insoluti ha calmierato i prezzi (Quantitative Easing). Un regalo della BCE? No, penso che lo abbia fatto per tutelare gli interessi di tutta l’area Euro, dove nessuno Stato è un’isola autarchica. Se fosse caduto un gigante come l’Italia avrebbe fatto male a tanti.

Se voglio a tutti i costi comprare una macchina nuova e sono affamato di soldi, devo essere disposto a riconoscere un interesse maggiore a chi i soldi me li da. Se non voglio rinunciare o rinviarne l’acquisto, posso risparmiare sulle uscite, posso trasferire il debito sulle generazioni future o scaricarlo sui contemporanei generando inflazione (l’unica tassa a cui nessuno riesce a sottrarsi).

Incantapopolo

Sono stati commemorati in questi giorni i 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale, quella che ha distrutto milioni di vite in Europa. Finì la guerra e inizio la pace? Non c’ero, ma so che meno di 20 anni dopo si viveva una nuova guerra mondiale, si vede che la pace non era nel DNA europeo. Faccio un altro conteggio e dico che nell’ultimo secolo ci sono state due guerre mondiali, tutte e due esplose tra stati europei e che solo gli ultimi 70 anni sono stati di pace per molti europei, non tutti. Da vent’anni abbiamo una moneta unica, una banca centrale che opera per tutti gli stati, riusciamo a viaggiare tra uno stato e l’altro senza necessitare di passaporti, possiamo comprare e vendere dove ci pare, la segnaletica stradale è uniforme, i carburanti si chiamano con le stesse sigle e i treni viaggiano su rotaie uguali per tutti. Le cure negli ospedali sono riconosciute a tutti come cittadini europei e i nostri bambini sino ai dodici anni entrano gratis in tutti i musei dell’Europa Unita. Eppure non c’è una parola che faccia da colllante all’Unione Europea, non siamo Stati Uniti d’Europa, non siamo Confederazione e la Costituzione è ancora un abbozzo. Perchè? Forse è per il fatto che non si è voluto riconoscere l’unica vera radice europea che davvero ci unisce. Settanta anni di pace non sono riusciti a farci ricordare che l’Europa è stata dilaniata dai nazionalismi, dai nazismi e fascismi sviluppatisi tra le due guerre mondiali. Abbiamo dimenticato che dai Pirenei agli Urali, dal Mediterraneo al Mar Baltico l’unico vero unanime nemico che abbiamo sconfitto è stato il nazionalismo sfociato nel nazi-fascismo e che in tutti gli Stati c’è stata una lotta di Resistenza.

Eppure gli incantapopolo stanno tornando alla luce per riportarci indietro di 70 anni. Incantapopolo forti della nostra scarsa capacità di ricordare come siamo venuti fuori dalla tragedia, e come sia facile tornarci.

Cattura

Quando inizia la guerra di secessione?

DSC_0054(la spaccatura della linea Insumbrica delle piattaforme europea ed africana)

Con la crisi iniziata nel 2007, che ha scoperchiato la pentola dei crediti spazzatura che ancora stanno nella pancia di bad banks (e non solo), e la successiva ondata speculativa sui paesi mediterranei a rischio insolvenza, la scelta è stata quella di bruciare un’intera generazione, la meglio titolata in termini scolastici e impossibilitata ad inserirsi nel mondo del lavoro. Noi ne siamo i padri, ovvero quelli che a nostra volta sono i figli del baby boom dei 15 anni post bellici. Siamo anche quelli che si sono ritrovati ventenni tutti insieme nelle piazze degli anni tra il 1968 e il 1977 con un ricambio continuo. Piazze in cui ci si autosostituiva man mano che qualcuno “andava per età” o perchè “era già dottore”. Insomma per uno che usciva dalle piazze o dalle scuole per entrare nel mondo del lavoro, ne arrivava un altro, a volte due. Poi tutti insieme con scadenze ravvicinate ci si è ritrovati in età di pensione scoprendo di essere ancora giovani a 55/60 anni mentre i figli eran cresciuti e non riuscivano a trovare uno sbocco lavorativo. Non c’era più il ricambio della piazza ma i ricambi forniti dalla mamma. Al tempo stesso il sistema pensionistico che prometteva una rendita dopo 35 anni di lavoro era stato dissanguato, anche per il tentativo di svuotare le piazze della protesta degli anni 70, ed ha elargito pensioni a cani e porci. Si era innescato un sistema di clientelismo politico teso a perpetuare il potere, che dissipava risorse coltivando la malapianta delle raccomandazioni.

Se Guccini cantava delle osterie (stanze/piazze) che si svuotavano, De Andrè rammentava che in quegli anni vigeva una sorta di diritto di prelazione sul posto di lavoro del padre. Intere famiglie lavoravano insieme nelle grandi aziende tra gli anni 70 e il 2010 e spesso i figli venivano cooptati perchè il padre era un gran lavoratore. Ma il capitalismo si nutre di capitale, anche capitale umano che negli ultimi 40 anni è diventato risorsa umana, al pari di una risorsa vegetale o minerale e nella filiera della lavorazione, si sa, ci sono degli scarti che si tenta di ricuperare per ottimizzare la produzione. Nel tempo la risorsa umana è diventata cassintegrata, esubero, mobilità, avanzo. L’innalzamento progressivo dell’età pensionistica, iniziato sul finire del ‘900, non bastava, occorreva una scossa di cui, seppur malvolentieri e con mille maledizioni e dissertazioni, tutti abbiamo dovuto accettare, per avere la garanzia (o la speranza) di vedere mantenute le promesse pensionistiche (sia chiaro: le pensioni bisogna pagarle non prometterle). La Lega effettuò anche una raccolta firme per un referendum abrogativo della Legge Fornero che dalla mattina alla serà aveva innalzato l’eta di vecchiaia lavorativa a 68 anni, e a 43 gli anni di contribuzione necessari per andare in pensione anticipatamente. In tanti anche di sinistra, pur non condividendo la linea politica della Lega, ci si recò in comune a firmare, non se ne fece nulla per un cavillo giuridico (di cui si era a conoscenza), gettando però le basi per ottenere il consenso necessario a riportare la Lega nella stanza dei bottoni (dove stava sino al 2011).

L’altra forza attualmente al governo, cresciuta nelle platee teatrali di Beppe Grillo, nell’ultimo decennio ha fatto perno sulla forza degli esclusi dal lavoro, figli di vecchi ancora giovani e smaniosi di mantenere uno status vitale consolidato dai padri. Messe insieme le due entità stanno cercando di risalire un torrente con un canotto di gomma, non rendendosi conto che in democrazia un canotto per risalire un torrente necessita non solo di forza ma anche di acqua e che per sua natura un torrente non è un fiume con una portata minima costante (o quasi). Per risalire un torrente occorre essere salmoni e non gommoni.

In passato, fenomeni di inoperosità giovanile han trovato sbocco in guerre che, seminando lutti a destra e a manca, hanno scremato le società dagli esuberi umani. Anche quella di questi anni è stata una guerra, combattuta a livello economico tra gli stati. Come ogni guerra ha però mietuto vittime anche tra i civili, ovvero tra chi non c’entrava nulla con la finanza. I suicidi per disperazione in primo luogo, ma anche tra gli innumerevoli casi di omicidi familiari, tanti sono stati perpretati a causa di difficoltà economiche. La guerra economica è stata l’alternativa ad una guerra armata contro un fantomatico nemico esterno, probabilmente giudicata inattuabile o quantomeno meno redditizia. D’altronde oggi a quali guerre tra stati assistiamo? Anche le due Coree cercano un tavolo d’incontro e le super potenze USA, Russia e Cina non sono da meno. Dal 1989, con l’abbattimento del muro di Berlino, invece assistiamo impotenti a una marea di guerre civili che in molti casi han visto disgregarsi in stati e staterelli intere nazioni. Penso alla ex Jugoslavia, ma anche all’URSS e all’ex impero sovietico sino a Libia e Siria. Le rivoluzioni che nel secolo scorso vedevano prevalere all’interno di uno stato una parte, oggi, quando avvengono, non conoscono vincitori e si trascinano in guerre fraticide per stabilire chi avrà il sopravvento. Intanto altri commerciano in arsenali di morte traendone guadagno.

L’Italia, che non riesce a trovare una via d’uscita serena dalle crisi, che si affida a chi promette mirabolanti e fantasmagoriche soluzioni, non avendo un nemico esterno contro cui schierare il suo esercito, potrebbe ritrovarsi in una condizione di guerra civile o di smembramento?

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Ricordo che il 28 marzo di quest’anno, ero andato a fare un’escursione al Sasso Pelo. Due le caratteristiche del luogo: una geologica, in quanto è visibile la spaccatura a V della Linea Insubrica, originata dallo scontro tra le placche tettoniche europea e africana; l’altra è che per giungervi si passa da Domaso, luogo natale di Gianfranco Miglio, che fu considerato a lungo l’ideologo della Lega Nord. Mentre ascoltavo le parole della guida, in quei giorni di fermenti per la formazione di un nuovo governo, appena sentito il nome Miglio ho intuito che malgrado ci fossero in corso trattative tra il PD e il M5S e tra questi e la Lega, alla fine sarebbe venuto fuori un governo giallo-verde, ovvero l’unico che, unendo la furbizia di Salvini alla impreparazione Di Maio, avrebbe potuto realizzare il sogno indipendentistico del prof. Miglio, come sancito ancora dall’articolo 1 dello Statuto della Lega, che ha cancellato la parola Nord solo dal simbolo e non ha cambiato l’art. 1 in cui ribadisce che “ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”, e i successivi articoli in cui si disegna la federazione della padania con le “… Nazioni costituite a livello regionale in forma di associazioni non riconosciute .. ” che ne farebbero parte con diritto di Sovranità. Se una cosa la si prevede statutariamente significa che il suo perseguimento è l’obiettivo finale e non parole buttate al vento.

Difatti come supponevo allora, ancor oggi dopo 150 giorni di governo, l’incapacità e l’impreparazione dei pentastellati gioca tutta a favore dell’idea indipendentista della Lega, il cui scopo ultimo è quello del suo statuto, separare le “nazioni” del nord Italia dal resto. Per ottenere il risultato sta utilizzando la leva dell’approvazione di una legge finanziaria (o DEF) che ci farà sanzionare dall’Europa, mentre gli alleati pentastellati, incanalati a dovere, cercano lo scontro con il Quirinale. Obiettivo è far chiamare fuori l’Italia dall’UE, il che a breve porterebbe a una crisi del governo senza crisi di governo (ci stanno abituando ad ascoltare e dire una cosa e il suo opposto) perchè la crisi sarebbe ben accetta alla Lega (forte dei sondaggi che la avvalorano del 36% a livello nazionale), ma non è ben vista dai 5stelle che mai più si ritroveranno in Parlamento in numero così ampio. Il Presidente a questo punto si troverebbe a gestire una crisi contro una maggioranza che vorrebbe continuare a malgovernare. In altre parole si avrebbe una spaccatura tra forze Presidenzialiste, forze autonomiste/sovraniste e forze antipresidenzialiste. Come verrà divisa la torta, pardon, l’Italia?