Manov(r)alanza estiva

Stasera tornando a casa da lavoro, visto che ero senza casco ascoltavo la radio. Calma, non indossavo il casco solo perchè in auto non è ancora un obbligo.

Dicevo che ascoltavo alla radio le notizie economiche della giornata,  i resoconti del parlamento Greco, con il varo della manovra da 78mld (in rapporto alla nostra popolazione corrisponde a una manovra da 173 mld), e il nostro buon governo che sta operando per effettuare una manovra da 43 mld spalmata in tre anni. Niente male vien da pensare, 16.3 mld all’anno e vissero felici e contenti.

E la diminuzione delle aliquote IRPEF, l’eliminazione dell’IRAP ecc. come la fanno? Semplice, il progetto è spalmare, ma come ce lo dicono subito dopo. Per il 2011 manovrina da 3 mld, per il 2012 manovra da 10 mld, e per il 2013 doppia curva con controsterzata senza guard rail da 40 mld, con un occhio alle gomme, che se son lisce e piove non c’è ESP (stabilizzatore di traiettoria) che tenga.

Insomma spostare tutto in avanti di tre anni per arrivare ad azzerare il debito pubblico. Questa è pura teoria. Ogni brava massaia sa che se effettua dei pagamenti dilazionandoli nel tempo deve aggiungerci gli interessi passivi. Nel caso del debito pubblico gli interessi passivi sono quelli che si pagano su BOT e CCT, vale a dire sui soldi ricevuti in prestito da altri per realizzare le varie opere oltre che per pagare stipendi e pensioni, e il differenziale con i tassi di riferimento tedeschi è in salita.

Ora abbiamo l’esempio della Grecia davanti agli occhi, è mai possibile che il telegiornale e la radio li ascoltiamo solo noi? Non sarebbe il caso di far sintonizzare anche i cervelloni che fanno maggioranza in parlamento? Magari un bel casco (obbligatorio) con radio incorporata a loro farebbe comodo. Intanto che l’autista guida potrebbero ascoltare cosa pensa il paese.

Mi chiedo, ma come è possibile che sia stato sperperato impunemente il beneficio del cambio lira/euro in appena dieci anni?

Cos’è il beneficio del cambio lira/euro? E’ quello che ha visto la nostra vecchia valuta cambiata a 1936,27 a 1. Ci siamo tutti accorti che un cambio corretto sarebbe stato di circa 1600 a 1. Dove è finito tutto il beneficio ottenuto da quella differenza di circa 350 £? Spiego in soldoni: se 2000000 di £ con il cambio a 1936,27 son diventati 1032,91 €, con il cambio a 1600 sarebbero stati 1250 € (e via proporzionando).

Ecco questa differenza chi se l’è mangiata? E ora dovremmo ipotecare il futuro per la bella faccia di 320 dilapidatori? Sono più di 320? In ogni caso i 43 mld sono a carico nostro. garantito.

La rete ha fatto goal (di Franco Bomprezzi)

Raramente mi trovo d’accordo con qualcuno,  condividere un’emozione con una persona che non conosci se non attraverso quello che scrive è una cosa che sto imparando nel mondo dei blog.   Questo suo articolo pubblicato sul suo blog “FrancaMente (il blog senza barriere)” http://blog.vita.it/francamente/2011/06/16/la-rete-ha-fatto-goal/#comments mi trova così concorde che non posso non proporlo a chi passa di qua. Se poi volete anche andare sul suo blog fate pure, ho messo l’indirizzo. Quello che segue è il suo articolo.

Ebbene lo ammetto: passo ogni giorno almeno un’ora, se non più, a dialogare con i miei “amici” di facebook. Sono tanti, troppi, più o meno 4500. Il massimo è cinquemila. Io ogni tanto consulto questo smisurato elenco di facce e di nomi, ed elimino i contatti che proprio non mi dicono nulla, non suscitano nessun ricordo, neppure lontano, di dialogo o di scambio. Lo so, non si dovrebbe fare. Ma mi piacerebbe, giorno dopo giorno, affinare la lista fino ad avere davvero solo “buone conoscenze” (l’amicizia è una cosa un po’ più complessa).

All’inizio era un diversivo, quasi un gioco, ma adesso è diventato, almeno per me, uno strumento di lavoro e di relazione sociale vera, autentica, tutt’altro che virtuale. Mi pare  infatti di notare, non solo per quanto mi riguarda, una evoluzione veloce dello strumento. Prima di tutto è diventato davvero la piazza virtuale delle battaglie civili e politiche. La campagna per le elezioni milanesi, e poi quella per i referendum, è vissuta realmente anche del passaparola su facebook, che permetteva, a costo zero, di far conoscere iniziative, documenti, fotografie, filmati, spot “virali”, tormentoni, link multimediali a youtube, aforismi, battute, citazioni, articoli di giornali, spezzoni di telegiornali o di talkshow. Insomma una lavagna multitask, sulla quale anche persone poco attrezzate dal punto di vista informatico sono riuscite a non sentirsi a disagio, partecipando con semplicità, magari solo con un cenno di approvazione, quel “mi piace”, che suona ridicolo e semplificatorio, ma che ha una sua funzione, quasi da “coro greco”.

In effetti ora non saprei farne a meno, anche se sono certo che i social network avranno una ulteriore, veloce, evoluzione e il futuro ci riserverà nuovi strumenti, che prima valuteremo con diffidenza, poi sperimenteremo in punta di clic, per deciderci infine a usarli come se li avessimo sempre conosciuti. Attraverso facebook posso essere in contatto pubblico o privato (attraverso i messaggi) con un mondo composito di colleghi giornalisti, di giovani, di persone con disabilità, di tifosi nerazzurri (ovviamente…), di amici veri sparsi in tutta Italia, di persone della politica nazionale e locale. Il flusso dei contatti è molto variabile, e secondo me c’è un turnover molto alto, anche perché in molti usano in modo improprio questo mezzo, considerandolo una specie di posta elettronica allargata, e non cogliendone invece il senso nuovo di vera partecipazione, magari effimera e superficiale, ma non banale.

Ogni volta che ho voluto affrontare seriamente temi importanti, legati ad esempio ai diritti, o alla discriminazione, ho avuto risposte formidabili dai miei “amici”, contributi preziosi di esperienze, storie, punti di vista differenti. E,  di recente, ho scoperto con grande soddisfazione la crescente capacità di dialogare partendo da punti di vista lontani, spesso opposti, anche in politica. La faziosità rissosa della politica italiana si nota anche qui, ma viene subito temperata dall’irrompere degli altri, il dialogo non è quasi mai “a due”, ma da uno a tanti, e questo contribuisce, nei lunghi scambi di opinione, a modificare il punto di vista iniziale, ad avviare quella forma di civiltà che dovrebbe essere basata sull’ascolto delle ragioni altrui.

Tutto bene, dunque? No. Il limite della rete e dei social network è l’effetto-illusione. Tutti ci sentiamo protagonisti in prima persona, il che aiuta a partecipare, ad esempio, alle campagne elettorali e referendarie, ma poi, passato l’evento, le decisioni vengono riprese in mano dalle élites che non usano, certamente, solo questi strumenti, anzi. E dunque si assiste, inevitabilmente, a una cesura, a un improvviso silenzio sulla rete e della rete, che dà la sensazione di un distacco, di un abbandono, se non addirittura di un tradimento delle aspettative.

Credo che su questo terreno, nell’immediato futuro, sia fondamentale elaborare reti di comunicazione responsabile capaci di mantenere attivo il vento del cambiamento e della democrazia dei social network, che si affianca alla partecipazione diretta nelle piazze, nei teatri, nei convegni, sulla stampa, nei blog, nei forum. La complessità delle decisioni da prendere, e la condizione “liquida” del consenso sociale e politico, con una opinione pubblica sempre meno incline a farsi usare e gettare, dovrebbero convincere gli spin doctors, e gli strateghi della nuova comunicazione a non perdere adesso questo legame “rivoluzionario”, cercando, anzi di dotarsi di strumenti su livelli diversi, per filtrare le modalità di partecipazione, aumentandone la qualità, la competenza, la trasparenza.

Intanto annoto con piacere che il nuovo assessore alle politiche sociali di Milano, Pierfrancesco Majorino, ha ammesso un errore nella dizione di una sua delega, e si è impegnato a sostituire il termine “diversamente abili” con quello più corretto di “persone con disabilità”, da me suggerito in modo un po’ brusco nel mio profilo di facebook. Un intervento in tempo reale, che depone bene nei suoi confronti, ma che forse apre una porta, o una finestra, verso un nuovo modo di ascoltare i cittadini, magari non soltanto attraverso un’ora alla settimana di apertura al pubblico. Il futuro ci dirà se l’ottimismo della ragione si scontrerà con il conservatorismo inevitabile della politica.

Ma questa, diciamolo pure, è una bella stagione da vivere con entusiasmo, e con spirito critico. E’ la nuova cittadinanza attiva.

Grecia, UE, Groenlandia…

Perché la Grecia rischia il default, il consolidamento o fallimento (che dir si voglia) e la Groenlandia no?

Chi entra in questa pagina si chiederà cosa c’entri la Groenlandia con la Grecia. Niente, è solo un paragone e un caso che cominciano entrambe per gierre e finiscano per ia, tranne poi scoprire che l’Unione Europea ha in vigore un accordo di collaborazione con la Groenlandia in cui si impegna per 25 milioni di euro per dare sostegno al bilancio groenlandese per il Programma di Istruzione (popolazione circa 58.000 abitanti). Si sa che la Groenlandia non fa parte della UE, ma ne ha fatto parte dal 1973 al 1985, poi un referendum ne decise l’uscita. La Groenlandia è una nazione costitutiva (una sorta di parentela) del regno di Danimarca, che com’è logico, non fa parte dell’Euro.

Chiarito questo punto torno alla domanda iniziale, cosa impedisce all’Unione Europea di dare ossigeno all’economia Greca? Forse è la stessa ragione che ci vede impegnati in Libia, il petrolio che si sa essere presente nell’isola, solo che allo stato attuale e con i prezzi correnti, l’estrazione non è economicamente conveniente. Poi non è sempre stato freddo polare in Groenlandia, nei prossimi decenni potrebbe cambiare ancora. Ad esempio nel tardo medioevo, ci fu un innalzamento delle temperature che consentì ai vichinghi di colonizzarla e depauperarla, non rimase un solo albero e dai resti delle discariche si capisce che si dedicarono anche al cannibalismo. Gli inuit, che conoscevano il territorio, e c’erano da prima che arrivassero i vichinghi, riuscirono a sopravvivere anche se decimati, al successivo ribassamento delle temperature.

Ecco la Grecia non ha petrolio, ma è riuscita ad indebitarsi a tal punto da essere costretta a ricorrere alle scialuppe di salvataggio che i membri UE vorranno accordarle. O meglio, non è che la UE ha allo studio un aiuto ai greci in quanto greci, aiuterà la Grecia per l’esposizione bancaria degli istituti di credito europei, magari mettendo a garanzia del prestito il Pantheon o qualche isoletta. Ecco potrebbero prendere esempio dall’Italia nell’attribuire un valore economico a tutti gli edifici, coste comprese, e metterli in bilancio per pareggiare i conti. Tranne trovarsi nella situazione comasca in cui le perizie han stabilito un valore tra i 32 e i 69 milioni di euro (le stime non no mai precise) per gli edifici e l’area dell’ospedale Sant’Anna, poi al momento dell’asta (base  circa 6 milioni) non si è presentato nessuno e alla prossima gara il prezzo diminuirà di molto. E’ successo la settimana scorsa, eravamo troppo presi con l’esito del voto referendario, ma la morale è che le ondate nefaste del berluscanesimo si faranno sentire per anni. 

Blogger o spaventapasseri?

Ogni volta che arriva un rapporto annuale dell’ISTAT i titoli dei giornali si adeguano a quello che percepivamo già. Forse tutti noi dovremmo farci i complimenti per essere così lungimiranti. da anticipare le statistiche. Ma sin quando una cosa la si vive in diretta è un conto, quando sono i dati riassunti di una ricerca nazionale, un altro. Poi c’è il filtro di chi interpreta le statistiche, che trae i sunti più qualificanti e noi comuni mortali non possiamo far altro che o fidarci di quel che ci viene detto o accedere ai dati direttamente. Per farne che poi? Per parlarne in un blog? O come fa notare un editoriale del C.d.S. di oggi, muovere correnti di opinione senza che basi politiche gli siano da supporto. Vale a dire senza un progetto politico di lungo termine.

Bene, e che vuol dire? Bossi ieri arringava la folla a Pontida, la riteneva partecipe di un progetto politico? Gli stava raccontando l’ennesima frottola, li partecipava del suo fallimento mascherandolo con brevi slogan a cui i poveri padani da trent’anni vanno appresso. Perché si è vero che l’ascesa politica della Lega si è vista 20 anni fa, ma già da prima il campanilismo portava in quella direzione. Il gruppetto Bossi, Maroni, Calderoli lo ha intuito, Miglio ha provato ad esserne l’ideologo, ma alla fine la dove han governato o governano, oltre qualche marciapiede, qualche strada che comunque sarebbe stata asfaltata, qualche arredo urbano aggiunto, non si è visto altro, tranne lasciarsi prendere troppo la mano e sperperare soldi pubblici per decorare qualche scuola con il sole delle alpi (o marjuana stilizzata). E questo sarebbe un progetto politico o è un movimento pagnottistico?

I blogger forse oggi rappresentano l’unica voce non allineata nel panorama delle opinioni comuni. Noi possiamo parlare d’amore, di previsioni meteo, di finanza o di politica, senza redini, senza supporti, nutrendoci di quello che ci viene vomitato addosso dai mass media. Poi magari ci si ritrova in una piazza o ad entrare tutti insieme nei seggi a votare. Qualcuno ha anche detto che il quorum ai referendum è stato raggiunto per colpa o merito nostro.. Forse non abbiamo lo stesso diritto di chi blatera al bar? C’è un’unica differenza, che chi fa discorsi da bar al massimo diventa ospite di B.Vespa che poi ci scrive un libro, chi scrive nei blog non passa alla storia (e chi lo sa?), ma salta fuori dai motori di ricerca di mezzo mondo.

A quando la statistica sull’uso dei blog e della conformazione culturale della società invisibile? 

Le luci della città elettrica

Se non amate la musica d’autore non fermatevi a questo post che va oltre il panorama musicale gestito dalle radio e tv generaliste o commerciali, che non ci regaleranno mai Vasco Brondi e le sue Luci delle città elettrica, giovane cantautore con già due album all’attivo.

Ho cominciato a seguirne le tracce circa un anno fa, cioè da quando, dopo averlo ascoltato a Radio Popolare, l’ho cercato su you tube scovando poi il suo sito. Il brano era “Per combattere l’acne”. Mi era piaciuto al punto che ho sottoscritto la sua news letter che mi arriva regolarmente. La sua poetica non esito a definirla come dei flash del quotidiano vivere, pattinanti su un vissuto di vibrazioni. La musica è ricca di quella pacatezza che poi la voce carica di emozioni. E’ un cantautore con la chitarra di legno, ma l’elettricità è la sua forza. Contrappone la voce naturale ai suoni distorti  freddi e distanti degli effetti sonori. Non so a quanti frequentatori del mio blog potrà piacere, ma mi sento di segnalare questo cantautore che potrebbe essere il De Andrè del futuro, per la peculiarità della sua poetica, in cui gli schemi si con-fondono, in cui i richiami a altre storie sono continui, dove le metafore sono un ponte in sospeso con la realtà.

Oggi mi è arrivata la news letter che tra l’altro ricorda il brano che propongo in calce al post, e che ha risvegliato il mio interesse verso questo giovane artista dalla poetica che odora di gas di scarico, che si arricchisce di un sottofondo fatto di rotaie metropolitane condite dalla desolante poetica che si affaccia dai finestrini del metrò, come l’onda gialla che fugge all’indietro portandosi appresso le parole del vicino, che comprendi per intuito.

Spero solo che i media non lo scoprano troppo presto, se dovessi sentir dire che Vasco Brondi e Le luci della Centrale Elettrica vanno a Sanremo vorrebbe proprio dire che mi son sbagliato, a meno che non sia per il festival Tenco, li si che meriterebbe di essere ospitato, anche se la RAI manda in onda la registrazione dopo 4 o 5 anni e dopo mezzanotte.

A questo secondo video “Quando tornerai dall’estero”, unisco anche il bel testo in cui si respirano ansie e inquetudini giovanili (ho scoperto che l’eyeliner altro non è che la vecchia matita per gli occhi),

 Le morti bianche le cravatte blu il tuo fuoco amico 

l’eyeliner per andare in guerra 

nell’estrema sinistra nella galassia dove per l’umidità del garage
la nostra anima che ansimava
era per un’occupazione temporanea
era una gara di resistenza
partigiano portami via
saremo come dei dirigibili nei tuoi temporali inconsolabili
dammi cinquanta centesimi
non mi ero accorto dei tuoi orecchini per i riflessi lanciavano dei piccoli lampi
non avevo capito la direzione dei tuoi sguardi
che siamo donne siamo donne
oltre il burka le gonne
metteremo dei letti dappertutto
dei materassi sporchi volanti
si è sparso dovunque l’odore dei disinfettanti
saremo come gli aironi che abitano vicino al campo nomadi
andremo ancora a letto vestiti
come ai tempi dei primi freddi e degli elenchi telefonici sui reni
delle scintille che facevi ti diranno che sei poco produttiva
proprio adesso che l’america è vicina
è come andare sulla luna in fiat uno
è come lavorare in cina
ma sei sempre il sole che scende in un ufficio pubblico
per appenderci un altro crocifisso
di sera nelle zone artigianali
per tradirsi per brillare come le mine e le stelle polari
e sempre come un amuleto tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto
e tu tornerai dall’estero
forse tornerai dall’estero
adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere 

dal PIL al BIL al FIL al ….

Dal famoso discorso di Robert Kennedy ne è caduta di acqua dal cielo, e si vede che lavando lavando qualcosa porta pian piano alla luce e stamattina mi son trovato in mano il nuovo acronimo, a cui ne ho aggiunto un’altro inventato al momento.

Da quasi mezzo secolo il PIL è costantemente al centro degli indicatori, certo è utile per il bilancio delle nazioni, ma se va a scapito delle aspettative di felicità o bisogni reali dei cittadini, diventa poco comprensibile, specie se non si tramuta in un contestuale beneficio per la persona.

Ognuno di noi ha una doppia valenza, una di carattere personale, l’altra di carattere economico.

Diceva la nonna che un uomo senza soldi è un morto che cammina. Non la capivo, le mie idee erano piccole come i pantaloni che indossavo. Poi gli ho dato una valenza, e se è vero che ero felice di correre dietro un pallone in un campo di calcio inventato in strada, dove quattro sassi o barattoli vuoti indicavano le porte, è anche vero che la nostra capacità di spesa corrisponde alla marcatura del territorio che fa il cane attraverso la pipì, come scrivevo ieri notte in un commento a un post.

Il mio barbiere sa molto molto di me. Sa se ho disponibilità economica sufficiente a vivere, attraverso la periodicità con cui lo frequento. Se ci vado sempre all’inizio del mese, significa che posso spendere per il superfluo solo all’arrivo dello stipendio o della pensione. Se ci vado dopo il 20 significa che ho riserve economiche sufficienti. Se ci vado quando capita… significa che o ho pochi capelli, o non mi amo.

Il panettiere sa se vado in vacanza o sono a casa, se ho ospiti o son da solo, attravesrso la frequentazione del forno. Il tabaccaio e l’enoteca idem. Il supermercato mi analizza atraverso la scheda per la raccolta punti.

Quando sono arrivato nel piccolo paesino in cui vivo, dovevo comprare una piastra elettrica per la cucina. Potevo comprarla a 100 nel negozio della città dove vivevo. Ho preferito comprarla a 101 nel posto dove sarei andato a viveve: era un modo per comunicare alla comunità, che stavo arrivando, che avrei incrementato il PIL. La contropartita era che nel nuovo posto io desideravo incrementare il BIL (Indicatore del livello di benessere), e pure il FIL (Indicatore del livello di felicità), forse ne avrei dovuto aggiungere un quarto, il FIF (Indicatore della frequentazione della farmacia).

Però adesso smetto, esco, vado al mercato, per continuare la mia opera di marcatura del territorio.

Lo Spirito del Pianeta (kermesse etnica)

Piove stamattina. Il battito della pioggia su un contenitore di plastica vuoto e il rituale cinguettio dei pennuti che nidificano qui intorno, mi ha svegliato riportandomi l’eco dei suoni dei Gocoo che ieri sera han massaggiato non solo l’udito ma anche l’epidermide.

la leader dei Gocoo

I Gocoo, non li conoscevo sino a ieri sera, sono stati un regalo dello Spirito del Pianeta, una bella festa di musiche etniche che si svolge al polo fieristico di Chiuduno (BG). Pioveva anche ieri sera e gli organizzatori han spostato l’esibizione del gruppo nell’attigua palestra auditorium. Migliaia di persone assiepate dentro e fuori. Il ritmo che mi arrivava era incredibile. Tamburi che si inseguivano e ricamavano nell’aria. Dovevo entrare. Come si fa in questi casi? Come si supera un muro di gente che come te scalpita per una posizione? Ho tirato su la piccola cinepresa e sullo schermo ho visto i musicisti all’opera. No, dovevo riuscire ad arrivare ad una posizione che mi consentisse di vedere e non solo ascoltare. Mi sono allontanato di qualche passo ed ho osservato la folla alla ricerca di un varco. Se non avessi perso in quella calca i miei familiari avrei saputo come fare. Poi vedo un gruppetto di 5 persone che avanzano in fila. Ecco, qualcuno che si è organizzato come avrei fatto io. Così mi infilo tra loro e attraverso il muro di persone, chiedendo “permesso” con tono pacato ma fermo, dimostro che chi ha una strategia riesce a portare a compimento un’azione. Così sono arrivato a ridosso delle prime file, biasimandomi un po’ per il mio fare. Mi son sdraiato a terra mentre le mie mani han messo a punto la macchina fotografica per portare a casa un ricordo visivo dell’emozione, anche se stamattina ho scoperto il loro sito http://www.gocoo.de/ dove sono disponibili diversi video.

Che spettacolo questi Gocoo, non sono riuscito a contare tutti i percussionisti schierati sulla platea diventata palco. Almeno quindici sezioni di percussioni disposte in maniera simmetrica, con la leader al centro, affiancata da altre quattro sezioni, dietro la prima fila altre quattro, e ancora una terza fila armata di tamburi, triangoli, flauti, gong, piatti e tanta tanta energia. Come l’energia che si respira dentro la festa. Migliaia di persone che non spingono e che si sorridono, colori di pelle diversi e un unico amore per la vita. Centinaia di giovani volontari dietro al banco self service, alla pizzeria, alle birrerie, gelateria ecc. Ci sono almeno una ventina di stands, oltre al ristorante, gestiti dai volontari, tutti ragazzi con il sorriso pronto e che si adoperano al meglio, e trovi sempre un posto pulito dove mangiare.

Così da dieci giorni e stasera la festa chiude i battenti, con tutti i gruppi che han partecipato all’edizione di quest’anno e che con ogni probabilità finirà in una kermesse che li vedrà tutti coinvolti in una grande jam session. Speriamo che stasera non piova, perché all’aperto è tutta un’altra cosa. Aspetto i Saor Patrol, scozzesi dalla disponibilità partenopea, che gli chiedi una foto e mentre stanno bevendo una birra in santa pace, si alzano e ti sorridono. Ritrovare i panamensi Emberà, che con la loro musica semplice son riusciti a coinvolgere sul palco decine di persone. E tutti quelli che non ho visto perché Chiuduno non è dietro l’angolo e i freni ogni tanto devo tirarli o cambio mestiere e casa.

Emberà


Quattro passi tra boschi e crinali

Certo di strada bisogna farne, bisogna alzarsi prima dell’alba, prepararsi la colazione e anche il pranzo se si mangia al sacco. Ma se una passione è forte ogni sforzo è una gioia.

Ricordo che da bambino a catechismo mi insegnavano che la strada comoda portava all’inferno e quella in salita in paradiso. Che sia tutto lì il fascino che mi porta ad inerpicarmi, con altri che condividono la stessa passione, per monti che ad ogni passo ti fanno sentire il cuore pulsare dentro le orecchie?

Camminare sulle rughe della vecchia Terra, avvicinarsi un po al cielo, mantenere la testa lucida per non farsi sfuggire l’attimo in cui un’ape si posa  su un fiore, camminare e fermasi a scattare una foto per conservarne il ricordo. Poi riguardare a casa le immagini scattate, farne un filmato e metterci la musica per non annoiare chi lo visiona quando decidi di condividere un pezzo di giorno.

Ecco questa è stata la mia ultima domenica di maggio, quattro passi che non scambierei con nessuno dei viaggi esotici che ammiccano da riviste e depliant.  Vi ho unito la musica di Marco Ferrarese, un blues man on the road che apprezzo molto.

Post….voto

Ho passato un sacco di giorni senza avere un programma di scrittura. Tanta voglia di scrivere e niente mezzi, niente correttore automatico e altre cose a disposizione. Poi finalmente ripristino il tutto, passa la paura di perdere quel che ho scritto e sparisce la voglia di scrivere su un foglio bianco. E allora ti interroghi e capisci che scrivere su una stringa ridotta, senza arzigogoli è più produttivo. Se non ti sbrighi perdi tutto e ogni tanto devi schiacciare il salva.

Visto che ritrovi la voglia, a questo punto di che parli? Delle elezioni di cui sembra sia già stato detto tutto? Troppo ovvio, facile cadere nei trionfalismi. Poi io non sono stato neanche chiamato al voto, non ho una visuale condizionata dalla partita presa. Gioisco per la batosta di mister B., era ora che gli elettori reagissero. Significa forse che quello che incroci al semaforo e che se ne sta a trastullarsi con il citofono portatile oggi ti è più simpatico? No, ma oggi lo tolleri, magari è uno che ha votato a sinistra. A sinistra? Ma no, l’unica sinistra amata dagli italiani è quella autostradale che trovi sempre ingombra di imbratta traffico. Con il sistema elettorale maggioritario non si vota per qualcosa bensì contro, almeno se non hai più di 20 anni.  Perché a 20 anni si è preda dei sogni, delle voglie, dei desideri. Poi a 50 ti schifi, e se proprio non vai più a votare, ci vai solo per votare contro.

Ecco forse è questo il segreto di queste elezioni, il fatto che la popolazione è invecchiata e invecchiando ha perso i sogni per strada, si è astenuta e insieme alla media anagrafica che è aumentata, è cresciuta e si è spostata la percentuale degli astenuti, lasciando ai giovani, che votano per qualcosa, la possibilità di scelta, finalmente. Ogni astenuto ultracinquantenne ha significato che ogni voto giovane in termine percentuali diventasse 1,5 (1 sta a 100 come x sta a 65). Basta guardare la differenza tra il primo turno ed il ballottaggio, a Milano, Napoli, Novara ecc. è stato determinante il voto degli under 30, quelli che vedono la politica dei padri come qualcosa che gonfia le tasche e svuota la testa. Hanno fatto la conoscenza di facce nuove, pulite e sono andati a votare.

Il “tanto qui non cambia nulla” non è frase di chi scopre eventi nuovi, è una frase tipica di chi prima si è illuso e poi disilluso.

Leggevo del caso di Novara, che G.A.Stella ha ribattezzato “Padanopoli”, dove la Lega ha perso lo scranno del sindaco dopo aver realizzato tutto il suo programma elettorale in nove anni di governo della citttà, dalle ronde alle multe per il fazzoletto in testa, a quelle per accattonaggio, per induzione alla prostituzione e tutte le altre boiate (o dovrei dire legate?) tipiche nei loro sproloqui da cuccia.

Faccio una conta terra terra (più sotto che sopra) e dico che chi aveva sessantanni 10 anni fa ora ne avrebbe 70 (se non è passato a miglior vita), e chi ne aveva 10 ora ne ha 20. A tutti questi si tolgano quelli che come dicevo prima non han votato per lo schifo dilagante e si aggiungano quelli che vogliono riappropriarsi del futuro, ed ecco spuntare quel 5% che ha fatto la differenza.

Forse questo mister B non l’ha capito, o l’ha capito ma suo malgrado è un vecchio che vive immerso in fobie passate. Il futuro della nazione non può restare eternamente nelle mani di settantacinquenni dediti al bunga bunga, al rinfoltimento del cuoio capelluto e ai proclami dall’estero, con la promessa a chi vuole un futuro vero, di un presente precario e un futuro da esubero sicuro. L’inutilità delle proposte politico economiche del governo, lo sperpero delle risorse ha fatto svegliare le coscienze, sarà anche un effetto di quel vento che soffia nel Lago Mediterraneo, fatto sta che il libeccio ha soffiato forte e il 12-13 giugno son pronto per la botta finale, e stavolta la festa voglio farla anch’io.