A presto

Riparto! Ci risentiamo tra una settimana (o poco più). Dove vado non prevedo di riuscire ad avere un collegamento internet, mia moglie così sarà contenta di vedermi sdraiato (almeno lo spera), io per intanto faccio incetta di informazioni sui luoghi da visitare tra Slovenia, Istria e Dalmazia. A presto 😛

Aperto per ferie.

Le notizie che arrivavano da Londra qualche giorno fa non mi hanno lasciato esterrefatto, prima o poi doveva succedere. A furia di prendi tre e paghi due, la rabbia e l’insofferenza degli esclusi vengono a galla. Non solo il Mediterraneo è in fermento per il prezzo del pane che lievita, oltre Manica i derisi dal consumismo presentano il conto. Se le vetrine, che traboccano di i-pod, impianti stereo, tv al plasma, sembra che prendano in giro, prima o poi, se il portafogli non lo permette, qualcuno approfitta del caos e torna a casa contento, prendendo tre e pagando zero.

Per chi è abituato a comprare e pagare la merce desiderata, può sembrare strano. Difatti non lo è, ne sanno qualcosa i commercianti, che nei momenti di quiete sono oggetto di tacchinaggio. Che bisogno ci sarebbe altrimenti di dotare i negozi di telecamere a circuito chiuso o di allarmi collegati ai sensori. E che dire dei centri commerciali dove i vigilantes stazionano davanti ai negozi di elettrodomestici, neanche fossero banche.

Ho letto sul Corriere della Sera dell’11 agosto scorso l’analisi di Zygmunt Bauman, visto il linguaggio semplice con cui è scritta ne consiglio la lettura. A me ha riportato in mente che quanto accaduto a Londra era già successo in Francia nel 2005, con l’incendio sistematico di automobili. Le periferie che di botto uscivano fuori dal recinto e invadevano l’urbe. O a quanto avveniva da noi, quando nei lontani anni ’80 a Milano arrivavano a frotte dal Gratosoglio, da Quarto Oggiaro, dalla Bicocca e senza biglietto riempivano i tram. Poi tutti al cinema, gratis. Il grido era riprendiamoci le città, poi ribattezzata col nome di autoriduzione. La cosa andò oltre, a Bologna, Padova, Roma e qualcuno la chiamò esproprio proletario. Era la prima volta? Di contestazioni alla Scala o a Sanremo la storia è piena, quasi a testimoniare la rabbia degli esclusi di fronte alle manifestazioni espositive di ricchezza.

Qualche anno prima (1973) i Genesis, con il loro album Selling England by the puod, avevano messo in versi e musica lo sradicamento dell’umanità dal centro delle città, e qualche anno dopo non mi sembrava vero trovare nel centro di Lucca una piccola trattoria in cui quello che ordinavi veniva comperato al momento nel negozio vicino. Dopo l’una non mangiavi più quel che volevi, perché i negozi di alimentari chiudevano e la dispensa conteneva poca roba. Oggi penso che anche li ci sia una banca o una gioielleria.

Senza andar troppo lontano e tornando all’oggi, senza non ricordare quel che è successo alle Porte di Bergamo il 2 giugno, basta guardare una qualsiasi delle nostre periferie per comprendere la differenza tra il purgatorio e il salotto buono. In centro le abitazioni o sono lussuose e irraggiungibili ai più, o sono banche, uffici e attività varia ad alto reddito, non solo al pianterreno, anche ai piani alti. Rimangono piccole isole di resistenza a Palermo, Milano e altrove, dove piccoli proprietari resistono alle lusinghe del mercato immobiliare, mentre i muri perdono colore e le facciate si sgretolano. Le società immobiliari e gli affaristi del mattone tonante sono sirene a cui non è facile resistere, i prezzi salgono come i costi di manutenzione e chi ha un reddito normale si sposta nelle periferie che nel frattempo si sono allargate e allontanate sempre più dal centro città, inglobando i piccoli centri che incontravano sul loro cammino espansivo.

Alla fine le periferie hanno assunto carattere di quartieri dormitorio. Il termine significa in sostanza che non sono presenti servizi di sorta oltre la casa contenitore (di tv, cucina e sogni) e a volte una chiesa, come ultimo avamposto socializzante.

Il passo successivo delle periferie, in particolare quelle delle metropoli (Londra e New York ne sono un esempio), è quello di diventare prima dei ghetti e poi delle zone off limit. Come lo intuisco io, credo lo abbia intuito anche il nostro governo. Difatti per far fronte ad un’azione speculativa internazionale (parole del governo sino al giorno prima di andare in ferie, i titoli dei giornali sono stampati) e con le notizie che giungono dall’area mediterranea e da oltre Manica, hanno riaperto il Parlamento e di fatto il messaggio che arriva dalla manovra è che chi guadagna oltre un certo limite, deve dare un contributo di solidarietà che dopo tre anni verrà restituito (cavoli del governo del 2014). Per far cosa? A me il messaggio sembra chiaro. “Volete rischiare di finire come Londra? Dai che agosto dura 31 giorni, siamo solo a metà mese, riprendete tranquilli il dolce far niente, abbiamo trovato i soldi per pagare i vigilantes”.

(socialità da centro commerciale)

Buon ferr@gosto

L’alba stamani mi stacca dal sonno con mano leggera. Il sole sorge lento da dietro la montagna e le nuvole, che si addensano come zucchero filato intorno a un bastoncino, si gonfiano, si uniscono e si scompongono per l’azione del vento. La città piano si sveglia, i raggi di sole filtrano dalle nubi e accarezzano le case e le cose. Rumori che come le nuvole crescono, s’inseguono e si mischiano per diventare il suono della vita, colonna sonora confusa in cui devi scavare con le orecchie per riconoscerne la produzione e lo scopo. Perchè tutto ha un senso e un motivo per esserci. Così la mia vacanza va via via rienpiendosi di eventi e notizie di fatti, più o meno piccoli, o talmente piccoli da essere giganteschi. Uno di questi è la notizia che giunge da Parma, dove il sindaco, vista la grave situazione finanziaria del comune (?), pare voglia proporre una modifica alla toponomastica di un parco cittadino intitolato ai giudici Falcone e Borsellino, per titolarlo alla coppia Vianello-Mondaini. Con ogni probabilità il fiuto del politico gli fa preferire l’avanspettacolo alla tragedia. La lungimiranza degli amministratori comunali è ampia. Anche la frazione di San Leone (AG) ha vie titolate in stile disneyano, Via dei Sette Nani e via delle Favole tra tutte, anni fa c’era anche la Fata Turchina e il Principe Azzurro, ora pare siano andati in pensione. La regola è che non bisogna richiamare alla mente di chi è in vacanza fatti o misfatti quotidiani. Diversi comuni, come quello del mio post precedente, han pensato bene di coltivare il seme dell’ignoranza sulle spiagge. Chissà se hanno avuto anche il ritorno turistico ed economico sperato. Lo sapremo a fine stagione, anzi no, a sentire le risposte di alcuni ristoratori gli incassi devono aver superato le aspettative, visto che ho provato a bere un caffè a Brolo (ME) alle 23,30 e la macchina era stata spenta due ore prima. Quella sera c’era Raf a suonare in piazza e, nell’ora in cui si spegne la macchina per il caffè, gli arancini erano già una specie estinta e le pizze in via di estinzione. Per non parlare del casello autostradale, dove l’incolonnamento di sicuro era un fatto inusuale e una sola cassa aperta, la norma. Niente lasciava sperare un afflusso di gente così ampio, si immagino gli incassi, soprattutto quelli mancati.  Si rifaranno per il ponte di Ognissanti.

Così la turista inglese che chiedeva un libro o almeno un giornale nella sua lingua, s’è vista proporre un dizionario. Tascabile naturalmente. E dire che l’amministrazione comunale ha messo in atto una macchina da vera industria del turismo, spettacoli teatrali e musicali di ampio respiro, intrattenimento e cultura: peccato che manchino gli imprenditori (e un coordinamento con i comuni vicini). Per il prossimo anno sarebbe cosa buona e giusta attivare dei corsi propedeutici regionali per gli imprenditori del commercio e per tutti gli assessori locali (con obbligo di frequenza), anche per evitare che manifestazioni come la sagra del gelato veda le gelaterie chiuse. Certo è giusto riposare, sopratutto la domenica, ma chissà quanti disoccupati ne avrebbero fatto volentieri a meno. Compito di ogni imprenditore serio dovrebbe essere quello di reinvestire nella propria attività e generare lavoro, non vivere da predatore. Mi torna in mente La Tenda, un post di qualche mese fa di Maria Rosaria (Ili6), sul disamore per il lavoro, un male diffuso a quanto pare.


LA STUPIDITA’ CHE SA DI SOLE SOTTO SALE

E’ indubbio che il troppo sole fa male alla testa, quando una torma di senza futuro si assiepa sotto un palco che vomita frasi inintelleggibili, il gioco è fatto, il politico di turno, che ha ben speso i soldi pubblici, può gioire per il futuro che lo aspetta. Non solo il sale abbonda nel mare. La salmoia dei cervelli è lunga e duratura, semina oggi e raccoglierai domani. Momento buono per far congiungere  il forte bisogno intellettivo con i sassi. L’autunno resta lontano. Se qualcuno ci riesce veda questo video, il futuro è in quelle mani stese al cielo

Crisi senza fine

Ecco siamo contenti. Finalmente possiamo partire tranquilli per le vacanze. Gli USA han trovato l’accordo per evitare il fallimento e i mercati han ripreso fiato.

Ma cosa ci sta dietro a tutto questo? Vediamo di capirci un po.

Innanzi tutto da cosa era derivato il rischio default? Da un indebitamento che rischiava di non essere sostenibile per quanto riguardava il pagamento degli interessi. Si badi bene, non parlo di rimborso sostenibile del debito, ma solo degli interessi. Una nazione come si sa per poter disporre di fondi per le varie opere e per i servizi ha necessità di soldi. Attraverso il bilancio fa delle previsioni di spesa e delle previsioni di entrata. Quando non ha i soldi deve emettere dei titoli con cui si obbliga alla restituzione del capitale. Su quel capitale deve pagare degli interessi. Se una nazione è solida, ovvero è certa delle entrate che derivano dalle imposte, i tassi d’interesse che deve pagare per il prestito sono bassi. Chiaramente le uniche imposte certe sono quelle derivanti da reddito da lavoro, in particolare dipendenti (in calo) e pensionati (in aumento). Quando le uscite superano le entrate, chi governa deve fare una manovra correttiva, attraverso incrementi di tasse o delle semplici una tantum. Se il peso di queste manovre viene giudicato sopportabile e gestibile (niente scioperi o sommosse) i tassi annuali si muovono di poco. Ma le opere pubbliche hanno necessità temporali anche decennali. E’ come quando una famiglia contrae un mutuo. La banca lo eroga per le garanzie offerte al momento della stipula, fissando un rendimento. Ma cosa succede se la stessa famiglia torna in banca per avere un altro prestito per acquistare i mobili o la macchina? La banca fa i suoi conti e visto il mutuo precedente e i redditi dichiarati può anche rifiutare il prestito.

A questo punto la famigliola che non vuol rinunciare ai mobili e all’auto, si rivolge ad altre fonti di prestito (credito al consumo). Pagherà qualcosa in più ma ottiene i soldi, fino a scoprire che non ce la fa a rimborsare i prestiti avuti. A questo punto è necessaria un’operazione che unifichi tutti i debiti sotto un’unica voce, ad esempio increntando il mutuo posticipando la sua scadenza temporale.

La stessa cosa avviene per le Nazioni. Quando richiedono fondi al mercato emettono BOT per far fronte ai costi annuali, CCT per le medie scadenze e per quelle decennali BTP. (Uso le sigle nazionali per praticità). Chiaramente allungandosi il tempo del rimborso aumentano gli interessi da pagare, ma diventano sopportabili, in più si trasferisce su chi non è ancora nato un debito accumulato dai padri (per non dire dai nonni).

Ma chi sono gli acquirenti dei titoli di stato? Possono essere i cittadini di una stessa nazione (per potermi curare in ospedale ad esempio pago un ticket che il mio vicino di casa incasserà per aver prestato i soldi allo Stato che si adopera per il funzionamento dell’ospedale), oppure il prestito giunge da lontano. Nel caso degli USA molti fondi sono stati versati dalla Cina che prima ha subito la scottatura di tre anni fa con il default delle grandi compagnie finanziarie, oltre che dal fallimento a catena di banche e aziende statunitensi, e ora deve finanziarne il debito statale. Occorre sapere che gli USA per difendersi dall’invasione straniera (anche la FIAT è per loro straniera), obbliga le aziende estere a reinvestire nel territorio USA parte dei guadagni. La Cina ha così bruciato parte dei suoi introiti con i titoli spazzatura. Ma lo Stato è una cosa diversa da una grande azienda, allora visto che investire è un obbligo, gli investitori si sono spostati dalle azioni ai titoli di stato. Alla scadenza del debito, gli USA han rischiato di non avere fondi sufficienti. Da qui la manovra, o accordo che dir si voglia, che consentendo di spostare il debito in avanti consentirà agli USA di godersi la vacanza.

Chiaramente il ragionamento lo si può sposare per qualsiasi nazione del mondo occidentale, Grecia, Spagna, Portogallo e Italia in primo luogo (qui vale ancora l’est/ovest vista l’allocazione dei BRIC).

Nelle settimane scorse da noi avevano prospettato l’idea di intaccare le pensioni sopra i 1428,00 €, sarebbe stato un sacrificio sopportabile penso, il rinunciare ad 8-10 € di incremento sulle rendite future. Ma avrebbe significato intaccare i diritti acquisiti, figurarsi se i papaveri dopo aver chiesto sacrifici rinunciavano a qualche loro diritto per far quadrare il cerchio. Non pensando chiaramente ai doveri acquisiti dai nostri figli e nipoti che per garantirci gelati e caramelle dovranno pedalare sempre in salita con il rapporto corto. Se la bicicletta si buca il botto è garantito.

Ma va là, non pensiamoci, c’è l’aereo che parte tra poche ore. Bisogna uscire presto di casa, i controlli sono lunghi, perché qualcuno ha cominciato a presentare il conto e si vola col batticuore. Buone vacanze (stavolta lo dico io per primo).

L’Italia ripudia la guerra

Era la terza cartolina che arrivava. Cartolina rosa la chiamavano, per me era color cachi. Volevano perdessi un anno della mia vita con un fucile in mano.

Art. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra…” A me bastava questo per dire che a militare non ci volevo andare, se l’Italia ripudia la guerra che motivo c’era di mettersi in armi? Questo era uno dei tanti motivi che mi avevano indotto a rinviare la chiamata alle armi, con la speranza di essere dichiarato esubero. Le opportunità me le avevano date l’esile fisico (un anno di rinvio) e i motivi di studio (due anni). Alla fine tanto valeva togliersi il pensiero e partire, perché “l’Italia ripudia la guerra…”, che motivi addurre per non fare il soldato?

Così dicendo tra me e me, che il servizio di leva obbligatorio era democratico, mi arrendevo a partivo. Trovavo conforto nella considerazione che con il servizio obbligatorio l’esercito non poteva essere utilizzato per colpi di stato o per operazioni contro la popolazione civile a tutela dell’ordine pubblico, o repressione di scioperi e rivolte popolari. Non poteva accadere quello che sta avvenendo in Siria o già visto in Libia, dove la popolazione civile, viene massacrata a colpi di cannone.

Art. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”  Chissà se troveremo il modo per soddisfare almeno la parte finale dell’art. 11, promuovendo e favorendo le organizzazioni internazionali nel tentativo di assicurare pace e giustizia tra le Nazioni.

Purtroppo la Siria ha molto meno petrolio della Libia.

immagine tratta da Il Sole 24 ore