Corri Vincenzo, corri!

A che cosa serve correre, saltare, lanciare pesi e giavellotti o spingere su dei pedali?Divertimento allo stato puro, mi verrebbe da dire. D’altronde raggiungere una meta che ci si prefigge è inebriante. C’è chi scopre da subito che corre più veloce o salta più in alto degli altri, c’è chi lo scopre strada facendo che fare una cosa che da gioia, inebria.

Non so come si sente uno che ha vinto una gara, non sono mai stato un atleta, ma conosco la grande gioia che si prova quando il corpo compie qualcosa di esaltante, ed in questi due giorni Vincenzo Nibali qualcosa di esaltante l’ha fatta: ha conquistato la maglia rosa ed il Giro che oggi lo vedrà trionfare a Torino.

In questi due giorni vedere Nibali spingere sui pedali mi ha riportato a sentire i muscoli che si tendono quando spingi in salita ed il sangue pulsa nelle tempie al ritmo del respiro. Se le gambe vanno e trovano la forza di superare un colle, la discesa è un premio che accarezza la schiena, all’arrivo la sosta è l’imboccatura di un pozzo di ricordi dove tuffarsi. 

DSC_0061

I colori del Giro d’Italia

Oggi il giro è passato vicino casa mia. La macchina fotografica naturalmente ha cominciato a scalpitare per immortalare qualche istante della corsa e della sua cornice teatrale.

L’ho accontentata. Ecco alcune foto di quel passaggio gioioso.

Chi vuol vedere l’intera cartella di foto può cliccare QUI.

Mercato dei prezzi.

_DSC0681_328

Nel fare la spesa settimanale quasi sempre raffronto a spanne il prezzo di frutta e verdura con quello della benzina. Un chilo di arance, di pere, di mele o pomodori è quasi pari al prezzo di un litro di verde. Guarda caso alla fine della spesa settimanale quello che spendo al banco di frutta e verdura è quasi la metà di quello che spendo dal benzinaio. E’ solo un dato personale, sufficiente solo per stabilire che il prezzo di due prodotti della terra, uno coltivato e raccolto, l’altro estratto e raffinato. Ma viaggiano quasi di pari passo.

Entrambi i prodotti, uno per consentirmi di mangiare e l’altro per muovermi, pur non costando nulla all’origine hanno quasi lo stesso prezzo. Tra tasse varie forniscono allo Stato il 60% del loro prezzo finale. Il petrolio subisce solo due o tre passaggi prima di finire alla pompa (estrazione-raffinazione-commercializzazione), frutta e verdura invece subiscono qualche passaggio in più. L’aratura, la semina, la colticazione, la raccolta, la vendita all’ingrosso e infine quella al dettaglio determinano il loro valore aggiunto.

Sin qui tutto è confrontabile, quello che manca di ortaggi, frutta e benzina è il prezzo iniziale. Se dico che entrambi sono pari a zero può sembrare qualcosa di fuori luogo. In effetti il prezzo dei beni si incrementa, da zero a quel che è, solo grazie all’opera dell’uomo.

In definitiva ogni bene trovato in natura, sia esso estratto, raccolto o pescato ha un costo pari a zero, la trasformazione impressa dall’uomo ai prodotti originali, il costo di produzione, imprime un valore. Nel momento stesso in cui c’è una trasformazione c’è lavoro, inteso come energia necessaria per raccogliere, estrarre e trasformare. Ma del bene iniziale che ha valore zero cosa detemina un valore maggiore di zero? Il possesso.

Se il petrolio è mio tu per estrarlo devi pagare, se il terreno è mio tu per seminarlo e raccoglierne i frutti devi pagare. Poi l’esattore consente al prezzo di lievitare e il differenziale diventa strade, scuole ed ospedali quando non viene trafugato. Ma al di la di questo fortuito particolare chiamato furto, ogni Stato si finanzia consentendo il possesso dei beni primari. Siamo davvero liberi se non condividiamo la terra e i beni che produce gratuitamente? Quando anche l’aria visto che l’acqua in parte lo è già, sarà di qualcuno, quale sarà il suo prezzo?

Poveri papaveri (2)

Ho cominciato con il volere scattare delle foto ai papaveri nei campi di grano. Ho notato che i campi intorno a me raramente mostrano papaveri mentre proliferano sui cigli delle strade. L’ovvia conclusione che i campi siano trattati con erbicidi selettivi è stata la prima conseguenza. Ma ho cominciato ad interrogarmi anche sul tipo di erbicidi usati in agricoltura e sulla disciplina della loro somministrazione. Non sono un esperto in materia, mi muove solo la curiosità di sapere qualcosa di più alla luce delle cose che noto, ovvero l’assenza di papaveri nelle zone coltivate, l’assenza di libellule, api e farfalle che in questa stagione proliferavano.

Cercando in quel pozzo che è internet ho trovato due documenti. Il primo che la ricerca mi ha restituito è il Disciplinare regionale di produzione integrata della Regione Sicilia che fissa le norme tecniche di difesa integrata delle colture e controllo delle infestanti, datato 2013. Il nome di uno dei tanti prodotti chimici consentini, l’Oxifluorfen e i consigli d’uso ad essere utilizzato a dosi ridotte (0,3 0,45 litri/ha per intervento) in miscela con i prodotti sistemici, mi han fatto avviare un’altra ricerca sulla sua sicurezza. Sono finito su un documento della ASL3 della Regione Toscana del 30/09/2005 che lo considera sostanza irritante per gli occhi e per la pelle, in grado di provocare fumi tossici in caso d’incendio e quindi fornisce le informazioni per il medico a cominciare dalla descrizione dei sintomi: irritante per la cute e mucose fino all’ulcerazione delle mucose oro-faringea ed esofagea; irritante oculare, miosi, nausea, vomito, cefalea, ipertermia, sudorazione, dolori addominali, diarrea. Per proseguire con i danni al SNC (Sistema neurologico centrale): vertigini, atassia, iporiflessia, nevriti e neuropatie periferiche, parestesie, paralisi, tremori, convulsioni, ipotensione arteriosa, tachicardia e vasodilatazione, alterazioni ECG. Mentre i muscoli possono presentare: dolenza, rigidità, fascicolazione: gli spasmi muscolari in genere precedono di poco la morte. Exitus per collasso vascolare periferico. Terapia: sintomatica. Ospedalizzare. Controindicazioni: non provocare il vomito. E finisce con un’avvertenza: consultare un Centro Antiveleni. In casi gravi o sospetti gravi ricovero urgente in centro di rianimazione.

Da notarsi le date dei due documenti: il primo del 2013 il secondo del 2005.

Poi leggo la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 12.03.2015 che lo annovera tra le varie sostanze da sostituire. Sostituire con cosa? Lo stablisce una tabella allegata che è un elenco di prodotti al cui uso secondo me è indispensabile il ricorso al parere di un esperto, magari dottore in Chimica Agraria.

Capisco perchè i papaveri non sono più nei posti di una volta. Ma i vari enti di questo Stato collaborano informandosi tra loro nel definire le linee guida?                                         DSC_0041

Poveri papaveri.

Nei campi di grano o d’orzo si fa quasi fatica a trovarli, i diserbanti fanno un lavoro selettivo e oltre ai graminacei seminati in autunno non cresce nulla. La quantità di diserbante distribuita la si capisce dalla quantità di fiori rossi. Sul ciglio della strada, malgrado la quantità di gas di scarico i papaveri proliferano, brevi fioriture martoriate.